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29 febbraio 2012

Cupsit all’attacco

Che bordate!

Via Cupsit capitanato da Stefano Mannacio.

Un blitz delle in Commissione Industria che ha visto l’approvazione di formulati tesi a svilire per l’ennesima volta il diritto delle vittime della strada ad ottenere un giusto ed equo risarcimento. Dietro il sapore demagogico e suggestivo della lotta ai “furbetti del colpo frusta” si nasconde invece l’ennesima solenne fregatura sia per le vittime della strada che per gli assicurati i quali mai vedranno riduzioni dei premi. È l’ennesima volta infatti che il Parlamento cede alle pressioni delle Compagnie,  ai desiderata di un oligopolio di imprese che ormai risarcisce i danni come vuole, dove vuole, quando vuole e che ora non  vorrebbe non risarcire più nulla.
Ripercorriamo quali regali hanno ottenuto negli ultimi dieci anni.

Hanno ottenuto, con l’avallo delle associazioni dei consumatori del CNCU;   la legge 57/01, che ha decurtato il valore economico dei risarcimenti e consentito l’introduzione della tabella per le cosiddette lesioni di lieve entità  (cioè lesioni da 1 a 9 %) da utilizzare in caso di danno conseguenza solo di un incidente stradale. Il risultato è stato il dimezzamento del valore dei risarcimenti per questo tipo di lesioni dietro la promessa di un abbassamento dei premi.
Risultato: le polizze hanno continuato a salire.

Poi è stata la volta di quel nefasto meccanismo chiamato “indennnizzo diretto”, il cui regolamento attuativo ha lasciato le vittime della strada in balia delle assicurazioni prive di assistenza di un professionista. La norma fu approvata perché si promettevano mirabolanti riduzioni dei premi.
Sono passati cinuqe anni e le riduzioni nessuno le ha viste.
Si è visto anzi il contrario come era prevedibile per le stesse caratteristiche di un sistema che premia speculazioni da ambo le parti e che il legislatore dovrebbe rottamare con urgenza anche su invito di quattro pronunce della corte costituzionale che anno minato l’essenza stessa della norma.

Poi ci sono state le sentenze della Corte di Cassazione a sezioni Unite che hanno consentito alle compagnie di “precarizzare” il risarcimento del danno morale. Sentenze strane e firmate da Vincenzo Carbone, allora presidente della Suprema Corte e ancor oggi presidente onorario dell’Associazione Melchiorre Gioia, punta di diamante della medicina legale fiduciaria delle Compagnie che ha già pronto un convegno dal titolo surreale “tornare indietro per andare avanti”.

Poi c’è il rischio dell’approvazione di uno schema di risarcimento che dimezza i valori per le lesioni gravi, frutto di un lavoro ministeriale dove gli esperti delle compagnie hanno fatto il bello e il cattivo tempo.

Adesso si vogliono di fatto eliminare tutti i risarcimenti se non evidenziati da una somministrazione di radiazioni nocive ed esami invasivi aprendo le porte alla medicina “accertativa” e, come è prevedibile, a nuovi rami d’affare per chi opera nell’industria della speculazione. Il Sindacato dei Medici Legali è Insorto, l’Associazione Familiari Vittime della Strada teme che questo sia l’inizio di un ennesimo percorso riduzionistico.

Tutto ciò per abbassare le polizze?

Non crediate a questa palese fandonia anche perché nel decreto liberalizzazioni mentre Senatori di ogni schieramento  sedotti dal lobbista di turno firmavano gli emendamenti contro “il colpo di frusta” (magari contenti di aver adempiuto ad una azione meritevole di encomio) non sapevano che tecnicamente le compagnie, pagando nulla o quasi tali voci di danno, continueranno ad intascare circa 3200 euro per ogni sinistro con lesioni così come stabilito per legge dai forfait della procedura di risarcimento dirett

Di chi è la frode, di chi è la speculazione dunque?

Si tenga presente infine che la funzione sociale della RC auto obbligatoria è quella di garantire sempre e comunque ai danneggiati il pieno risarcimento di ogni danno patito, che va risarcito nella stessa forma e misura dei danni che il cittadino può patire per causa diversa dalla circolazione stradale. Invece gli interventi che si sono succeduti nel tempo stanno trasformando il sistema da risarcitorio, e il risarcimento deve essere integrale, ad un sistema di indennizzo che è altra cosa e per sua natura può non essere integrale. Questa trasformazione del sistema della RC auto non è conforme a Costituzione e il rischio è che l’impianto giuridico, edificato in modo disorganico, possa presto crollare sotto la scure della Corte costituzionale travolgendo proprio le imprese assicuratrici a favore delle quali da dodici anni si sta legiferando.

di Ezio Notte @ 23:58


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