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15 agosto 2012

Danni alla persona: la parola all’Associazione vittime della strada

Vittime della strada, dramma nazionale

La litania delle Assicurazioni è questa: in Italia si danno più soldi ai feriti e ai parenti dei morti. Per questo le Rca sono care. Ma è davvero così? Do la parola alll’Associazione vittime della strada

1. Limiti della comparazione

Occorre rifuggire comparazioni operate tra voci di danno singole o tra singoli casi, così come verificare attentamente le fonti dei dati comparatistici forniti. Notorio è che vi sia una certa qual tendenza da parte dei soggetti economicamente interessati a selezionare casi “speciali” ad hoc per la comparazione.

È inoltre necessario tenere conto che le differenze tra i vari sistemi risarcitori (differenze che si riflettono anche sul quantum) dipendono da svariati fattori:

a) i differenti approcci che si hanno nella valutazione medica delle lesioni, laddove si contrappongono sistemi in cui il medico legale domina la scena e fornisce indicazioni senza le quali non si può praticamente procedere alla liquidazione del danno, e sistemi in cui l’esperto medico non gioca affatto un ruolo di questo tipo

b) profondi divari a livello di sistemi di sicurezza sociale, che evidentemente hanno un peso specifico nel segnare i solchi tra gli Stati membri dell’Unione Europea (in generale, come dimostrato da Paesi scandinavi e dalla Germania, più il sistema di sicurezza sociale è forte, più tende ad abbassarsi la soglia dei risarcimenti)

c) diversità dei processi (tempistiche dei giudizi; modalità nell’apprezzamento delle prove, ecc.)

d) divari economici a livello salariale, costi della vita, ecc.

e) differenti approcci alla sanzione penale

f) modi diversi di intendere il significato stesso del risarcimento del danno e, più in generale, della responsabilità civile, che sono ancora molto distanti tra loro.

Va da sé che, quand’anche si dimostrasse (e ciò, come si dirà oltre, è smentito dai dati disponibili) che il sistema risarcitorio italiano sia più generoso rispetto agli altri ordinamenti europei, ciò non costituirebbe comunque un dato di per sé negativo: ogni sistema risarcitorio è in realtà frutto di un particolare contesto economico e sociale, risponde a delle esigenze interne di giustizia.

2. I dati comparatistici “neutrali”

Tra i vari studi comparatistici si segnala uno del 2009 in quanto indipendente: da questo studio emerge come l’Italia sia lungi dal risultare tra i Paesi europei che risarciscono di più i danni alla persona. Emerge dunque come sia smentito che il danno alla persona nella sua complessità sia liquidato in Italia secondo livelli più elevati rispetto agli altri Stati membri dell’Unione Europea. Semmai può osservarsi come l’Italia si ponga in una situazione mediana, in cui peraltro le vittime, come notorio, si trovano a conseguire il risarcimento del danno con tempistiche decisamente maggiori rispetto a quelle riscontrabili in altri ordinamenti.

3. Certezze delle regole ed efficienza

Se si vuole approdare legislativamente a delle tabelle che siano condivise e dalle quali discendano certezza e prevedibilità, occorre assumere a riferimento i valori più consolidati tra la giurisprudenza, che allo stato, come evidenziato dalla Cassazione, sono quelli di cui alle tabelle milanesi. Ogni discostamento da tali tabelle darebbe luogo a contrasti ed un lungo periodo di incertezza, con conseguente inefficienza dell’intervento normativo. Comunque gli eventuali discostamenti dalle tabelle milanesi non potrebbero in alcun modo giustificarsi sul piano comparatistico.

di Ezio Notte @ 00:01


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