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28 aprile 2012

Danno tanatologico: solo se la vittima è cosciente

Danni? Dipende dalla sofferenza

La consapevolezza dell’imminente fine della vita: è il danno tanatologico. Ma quando è risarcibile in caso di coscienza del fatto da parte della vittima. Lo dice la Cassazione, con la recente sentenza 6273.

Si tratta di centinaia di migliaia di euro che le Assicurazioni non devono riconoscere ai parenti della vittima.

“Il danno tanatologico, inteso come consapevolezza dell’imminente fine della vita, non può essere riconosciuto, nel caso di specie, dovendo escludersi che la vittima, come già accertato dal primo giudice, abbia sofferto alcun dolore di natura psichica. Ciò, in quanto era in coma e pertanto non soffrì vedendo lucidamente avvicinarsi la morte, essendo rimasto nel medesimo stato fino al decesso. Sotto tale profilo, la decisione impugnata è pertanto assolutamente in linea con l’indirizzo di questa Corte, le cui Sezioni Unite con la sentenza n. 26972/08 hanno affermato il principio di diritto, secondo cui, in caso di morte che segua le lesioni dopo breve tempo, la sofferenza patita dalla vittima durante l’agonia è autonomamente risarcibile, non come danno biologico, ma come danno morale, inteso come sofferenza della vittima che lucidamente assiste allo spegnersi della propria vita”.

E  “in caso di morte della vittima a poche ore di distanza dal verificarsi di un sinistro stradale (nella specie, sei o sette ore), il risarcimento del c.d. danno catastrofale – ossia del danno conseguente alla sofferenza patita dalla persona che lucidamente assiste allo spegnersi della propria vita – può essere riconosciuto agli eredi, a titolo di danno morale, solo a condizione che sia entrato a far parte del patrimonio della vittima al momento della morte”.

di Ezio Notte @ 00:01


1 commento

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  1. Resto basito da una cosa del genere. Spero solo che gli estensori di simile cosa possano fare “una volta” questa esperienza, dacchè esser dannati per l’eternità!

    Commento by roberto — 30 aprile 2012 @ 12:04

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