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7 dicembre 2012

Gestori benzina autostrade: infuriati

Gestori imbestialiti

Ecco l’appello alla mobilitazione compatta di un gestore autostradale, che chiede l’anonimato. Peccato, ma pubblico comunque.

“Negli ultimi anni vi è stata una radicale trasformazione del nostro lavoro; i cambiamenti non sono ancora terminati e anzi si susseguono a velocità sempre maggiore: chi di noi riteneva, dopo aver superato l’allora battaglia campale del 2002 – avvento delle società concessionarie – che nulla avrebbe potuto più intaccare la certezza della nostra professione, ahimé si sbagliava. Oggi, più di allora, corriamo il rischio di veder stravolto il nostro modo di lavorare o, peggio ancora, il venir meno della nostra stessa professione se non con marginalità risibili in relazione adimpegno di tempo, risorse e capitali. Il tempo dell’attesa, del procrastinare, delle mille parole e pensieri è terminato: in assenza di un gesto, forte e univoco, da parte nostra, le cose continueranno a deteriorarsi e i nostri interlocutori non ravviseranno alcuna necessità di ascoltarci, tanto meno d’intervenire.

“Dunque è indispensabile, ora come allora, reagire in maniera compatta, con un’unica voce, senza alcun tentennamento, senza se o ma, mettendoci ognuno il proprio im-pegno al fine di far capire a tutti i personaggi della filiera, governo, regioni, comuni, compagnie petrolifere e società concessionarie, che noi ci siamo e intendiamo esserci anche in futuro, perché le sfide dell’innovazione le accettiamo e abbiamo capacità propositive, cosa che non si può dire di altri, ma che mai, e sottolineo mai, daremo il nostro assenso a una lenta eutanasia. Chi intende fregiarsi del titolo di gestore e vorrà esserlo anche in futuro non può oggi non prendere parte, non essere partigiano, attestandosi su uno o sull’altro fronte: ciò che non è consentito fare è restare neutrali, indifferenti.

“L’indifferenza, la supina accettazione, porta a quello che stiamo vivendo: cluster con prezzi notevolmente diversi anche per impianti sotto la stessa bandiera, politiche aggressive di mercato che premiano pochi, garantendo loro una sopravvivenza temporanea, penalizzando molti con perdite di erogato ingentissime, ben superiori a quelle fisiologiche dovute alla crisi economica.

L’indifferenza, la mancanza di solidarietà, a maggior ragione in questi tempi, è quella di coloro che: ‘non posso ho il contratto in scadenza’; ‘non posso sono in periodo di prova’; ‘io sciopero in questi momenti?, come faccio con la banca?’; ‘ma mi hanno precettato’; ‘non sarebbe meglio dare servizio ridotto, con il self o con un erogatore e far finta di chiudere’; ‘dai!, un giorno di chiusura è sufficiente’; ‘respingere il Rid, non sarà pericoloso?’; ‘non accettare le carte di credito per un periodo così lungo, come facciamo? E poi di sicuro qualcuno continuerà a prenderle rubandoci erogato’; ‘ma quello vicino/prima /dopo di me è aperto’; ‘ma io, grazie allo scontone, perdo poco o meno di te’; ‘che ti frega, metti lo scontone, tanto è solo su una pompa poi la gente va su tutte le isole e tu ci guadagni’.

“L’indifferenza – ha detto qualcuno – è abulìa, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Rinunciare a lottare per il proprio futuro attendendo o, peggio ancora, affidandosi ad una parte più grande, più potente, abdicando così al proprio intelletto e capacità nella vana speranza che l’altro sia equo e giusto è non solo cosa vana bensì stupida, se proprio dobbiamo sbagliare è meglio farlo da soli, parimenti è meglio soccombere lottando che vivacchiare in uno stato di perenne oblio, pietendo i propri diritti.

“Il futuro non è scritto, ma è ciò che sa-premo scrivere: a ognuno il suo”.

di Ezio Notte @ 12:24


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