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28 giugno 2010

Gestori delle autostrade: chi controlla i loro investimenti

Autostrade, business succulento

Autostrade, business succulento

Sapete come sono legati lo Stato (proprietario della rete autostradale) e le concessionarie private? Il primo dà in gestione la rete a diverse concessionarie, la più importante fra le quali è Autostrade per l’Italia; le concessionarie possono aumentare i pedaggi se fanno investimenti sufficienti; c’è chiaramente un ente che controlla se questi investimenti vengono effettuati.

Se non vi basta e volete i dettagli, leggete qui di seguito.

La rete autostradale italiana in concessione ha un’estensione complessiva pari a 5.773,4 km. Tale parte in concessione, comprensiva dei trafori, risulta gestita da 24 società. L’intero settore genera annualmente un fatturato pari a 5.250 milioni di euro (anno 2009), di cui 4.600 di pedaggi autostradali, e un valore di spesa annua per investimenti e manutenzioni pari a oltre il 50% del fatturato.

Nel 2009 il traffico totale sulla rete autostradale è stata pari a 85,7 miliardi di km percorsi.

L’attività di vigilanza sulle concessioni autostradali è esercitata dall’Anas, mediante l’Ispettorato vigilanza concessioni autostradali. All’espletamento delle attività dell’Ispettorato, l’Anas destina, prioritariamente, il canone che i concessionari autostradali sono tenuti a versare

Le disposizioni convenzionali (i doveri dei gestori) prevedono principalmente:

l’obbligo alla gestione tecnica dell’infrastruttura con il mantenimento della funzionalità delle tratte concesse attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse;

l’attuazione del programma degli investimenti mediante la progettazione ed esecuzione degli interventi con il rispetto dei tempi stabiliti in convenzione;

la determinazione della regolazione tariffaria in base all’evoluzione del traffico, alla dinamica dei costi, al tasso di efficienza e di qualità conseguibile dal concessionario;

la definizione della destinazione degli extraprofitti generati dal concessionario per lo svolgimento di attività commerciali sul sedime demaniale;

il recupero della parte degli introiti tariffari dovuti per investimenti programmati nei piani finanziari e non realizzati nel periodo precedente;

il riconoscimento degli adeguamenti tariffari dovuti per investimenti esclusivamente a fronte dell’effettiva realizzazione degli stessi, accertata dal concedente;

l’ampliamento dei poteri di vigilanza e controllo dell’Anas, di direttiva e di ispezione;

l’individuazione del rischio d’impresa del concessionario dall’approvazione del progetto definitivo;

l’applicazione di sanzioni a fronte di inadempimenti, per causa imputabile al concessionario.

Invece, l’Ispettorato vigila sul rispetto degli obblighi convenzionali. In particolare:

sull’attuazione dei programmi d’investimento e manutenzione;

sullo stato delle infrastrutture;

sulle modalità e sulla regolarità del sevizio offerto all’utenza;

sui livelli tariffari e relativi adeguamenti.

foto flickr.com/photos/sloth_rider

di Ezio Notte @ 02:00


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QUI 1 Commento

  1. […] troppo all’Anas? Sono richieste eccessive per quello che è il gestore della rete stradale e autostradale italiana di interesse nazionale (una società per azioni il cui socio unico […]

    Pingback by ProntoAnas, sarebbe carino leggere subito in homepage che non è un numero verde | Automobilista.it — 5 luglio 2010 @ 00:31

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