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14 gennaio 2011

Gli 007 dell’Agenzia antifrodi Rca: un super commento di 006

Truffe Rca: 007 necessari?

Abbiamo scritto qui un articolo sulle frodi nel settore Rca. Ci siamo chiesti se siano davvero necessari 007 per stroncare il fenomeno. Ecco il commento di un lettore, che preferisce restare anonimo, simpaticamente firmandosi 006. Il quale da oggi è per noi un tag.

Sì, c’è bisogno proprio di battaglioni, non squadroni, di 007. Le frodi oggi sono sofisticate, basate su meccanismi che giocano su fattori complessi e sfruttano ad arte le tante leggi che, per garantire giustamente il cittadino onesto, paralizzano ingiustamente chi deve perseguire il disonesto. A partire dalla legge sulla privacy, per cui Forze dell’Ordine e strutture sanitarie sono costrette a garantire la riservatezza del malvivente negando qualsiasi collaborazione, con questo impedendo alle Compagnie un vero controllo con il quale far valere i propri diritti, che poi sono i diritti dei milioni di loro piccoli azionisti e i diritti degli assicurati quando pagano i premi.

E se porti in tribunale un truffatore, posto che il massimo che rischia è la condizionale (poi i soldi vaglieli a riprendere…), se non stai attento a usare bene quei pochi dati che puoi usare per farli condannare, rischi tu che le frodi le combatti, rischi che il legale del truffatore ti denunci per calunnia, diffamazione e danno biologico, oltre all’acquisizione ed uso improprio di dati coperti da privacy. Così il truffatore se ne va libero per un cavillo, la frode va a buon fine, i premi si alzano e tu che le frodi le contrasti passi i tuoi guai.

Indagare su una sospetta frode costa comunque tanto perché il lavoro, anche se da fuori può sembrare semplice, è un lavoro di vera e propria intelligence, e non può non costare perché non è nemmeno gratis acquisire le documentazioni da parte degli enti, non è gratis il tempo degli investigatori, non sono affatto poche le spese per indagare.

L’ISVAP, che fa tanto la brava ragazza, concede tempi ristretti per fare le investigazioni, e se la Compagnia non rientra in quei tempi subito irroga multe pesantissime. Le investigazioni per frode durano mesi, per farle bene non ci si sta in quei tempi che vuole l’ISVAP. Quindi la Compagnia, o paga la multa e l’investigazione per far le cose fatte bene, oppure considera che il valore della macchina è in genere inferiore al costo della sola investigazione, costo che non può essere scaricato sul truffatore scoperto.

L’ISVAP, però, soluzioni a questi problemi non ne offre mai. La banca dati così come è concepita sarà un flop, un flop grottesco e costoso, perché non puoi portare davanti al giudice un truffatore e dire “ha già truffato”, il giudice ti risponderebbe: “embé? questo caso è una frode oppure no?” Cominciamo allora a *vietare* alle Compagnie di riassicurare chi è stato condannato per frode. Questo sarebbe un inizio. Ma l’ISVAP mica lo propone, manda le ispezioni se chiudi le agenzie dove ci sono il 92% di polizze auto con sinistri sopetti. A chi le tiriamo, allora, le orecchie?

di Ezio Notte @ 00:56


3 commenti

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QUI 3 Commenti

  1. Quanta amarezza, ancora una volta! Forse giustificata da una sfiducia irrecuperabile nel sistema giudiziario che con l’ipergarantismo italiano non punisce ormai quasi più nessuno, e non solo per le truffe assicurative.
    Ma quella lancia spezzata a favore delle compagnie, devo essere sincero, lascia perplessi: se è vero che l’Isvap non è una “brava ragazza” è altrettanto vero che l’ANIA non è certo un’educanda…
    Ma in realtà qualcosa potrebbe cambiare proprio con l’istituzione dell’agenzia antifrode: se saranno rispettate le premesse, si tratterà di un organismo con compiti di polizia giudiziaria che dovrà promuovere direttamente le azioni giudiziarie contro i responsabili delle truffe.
    Esiste una proposta per rendere perseguibile d’ufficio il reato di frode assicurativa, oggi contestabile solo a querela di parte. In questo modo le compagnie dovrebbero starne fuori, risolvendo un problema ma anche perdendo un’alibi: quello della responsabilità dei mancati interventi da parte dello stato sulle truffe, responsabilità che, invece, le stesse compagnie hanno fino ad oggi pienamente condiviso con le istituzioni: perchè le truffe a suo tempo non venivano regolarmente denunciate dalle compagnie?

    Commento by Roberto Pisano — 15 gennaio 2011 @ 19:14

  2. Sono d’accordo e molto favorevole a trasformare la perseguibilità della frode (lo sottintendevo, forse un po’ troppo… “sotto”, quando parlavo di vietare la riassicurazione dei condannati): finché si resta con la querela, le compagnie debbono fare i conti con i numeri. E quando non conviene economicamente, è nell’interesse della Compagnia non andare in causa.
    La causa costa, non costa poco e non ha esito certo. Ci sono dozzine di cause con elementi accertati uguali (non analoghi, uguali e talora facenti parte dello stesso disegno criminoso) in cui alcune sentenze sono di condanna mentre altre allo stesso tempo di assoluzione, sulla base – ripeto – degli stessi elementi… Questa non è “sfiducia”, è una presa d’atto. La stessa che un funzionario di Compagnia fa avendo in mente (e, se ci riflettiamo, grave sarebbe se così non fosse) qual’è l’interesse della Compagnia. Stando così le cose.
    Quando il reato diventasse perseguibile d’ufficio, il peso delle cause e la scelta di intraprenderle o meno non sarebbero più un fattore di differenziazione fra le Compagnie, non avrebbero più influenza sulla gara dei bilanci e non sarebbero quindi una sperequazione in un regime di libera concorrenza: onerare il bilancio di azioni legali non richieste (perché non obbligatorie) di fatto punisce proprio chi segue principi legalitari e in causa ci va perché è giusto andarci.
    La perseguibilità d’ufficio darebbe un onere comune a tutte le Compagnie e non più solo a quelle (perché ce ne sono) che con regolarità, e non sempre convenendogli, già querelano ogni singolo truffatore l’uno dopo l’altro, anche per 100 euro di frode. Portiamo il reato alla perseguibilità d’ufficio.
    Dopodiché l’agenzia antifrode ha un senso; e per favore poi si vieta di riassicurare il truffatore condannato e le sue società commerciali, visto che forse non è noto quale sia l’incidenza della recidiva in un campo come questo, e direi che è un’incidenza pesantissima che vale ogni anno migliaia e migliaia di polizze di brava gente che con la loro polizza paga i costi del garantismo. L’obbligo a contrarre non può valere in favore di chi è riconosciuto colpevole del reato specifico; chi è stato condannato per peculato un concorso pubblico non lo può nemmeno andare a sostenere, figuriamoci vincerlo. Il truffatore però – se lo desidera – deve essere riassicurato dalla stessa Compagnia che ha frodato e quella non può rifiutarsi di contrarre con il suo truffatore! Ma dove siamo?
    Un ultima cosa: le funzioni di PG non dovrebbero essere estese anche a chi deve solo fare gli interessi privati delle Compagnie. Una cosa è il PM, altra cosa è l’avvocato della parte civile (la Compagnia), per conto del quale in buona sostanza lavorerà l’agenzia antifrode. Non tener conto di questa differenza è grave. La PG lavora solo ed esclusivamente per lo Stato, per l’amministrazione della Giustizia. Quello che si può chiedere è semmai di dare una sorta di “autorizzazione” alla Polizia Giudiziaria a fornire alla costituenda parte civile più elementi rispetto ad oggi, quegli elementi effettivamente utili e necessari che oggi mancano in relazione al caso di volta in volta esaminato e con tutte le garanzie e gli obblighi di corretta gestione di quelle informazioni. Le attribuzioni di PG sono materia troppo delicata per farle piovere a sorpresa come coriandoli in un settore in cui ci sono grandi Compagnie nazionali che non hanno un ufficio antifrode o ne hanno uno che non sa che pesci pigliare. E io stesso non voglio finire in giudizio perché alla prima coincidenza – che può capitare a chiunque – un qualsiasi Pierino provenuto da questa scuola smania dalla voglia di dire “in nome della legge” e mi denuncia. A ciascuno il suo. E’ sufficiente autorizzare la Polizia Giudiziaria (e non dimentichiamo le strutture sanitarie) a collaborare efficacemente con gli investigatori delle Compagnie o con l’agenzia antifrode, dando loro quel che serve. Poi decida il PM.
    Insomma non ci sono lance spezzate, è che in questo settore difficile e disorganizzato non vedo molti soggetti che possano girare con pieno orgoglio a testa alta.

    Commento by 006 — 17 gennaio 2011 @ 00:00

  3. L’ISVAP fino ad oggi, da quando è nata, togliendo alcuni momenti di gloria, appare come il portavoce dell’ANIA al Governo, pari pari. A che serve sta’ ISVAP, e costa pure troppo (vedi la trasmissione “Report”); il Presidente non deve notiziare i suoi subalterni delle proprie decisioni, e non al’obbligo istantaneo di avvertire la Magistratura, non appena viene commesso un reato da qualche compagnia, chissà perchè… Le decisioni vengono prese solo da uno. Evviva la democrazia, evviva la Vigilanza vigilata da altri, ad usum delphini. Multe ridicole e risibili, gocce d’acqua nell’oceano, poveri cristi. … cosa diceva una vecchia sanzione: …dopo 3 ripeture violazioni, …chiusura d’ufficio della compagnia.
    Mai successo!!!! Mi facci il piacere!
    Andrebbero ripristinate le sanzioni di una volta, migliorate e riviste, e appesantite come minimo del 3000%
    e per par condicio, sanzioni penali per chi viola! Vergogna!
    Le multe? Che le pagassero anche i sig.ri liquidatori, e via via, fino ai vertici delle compagnie. Perchè devono pagare solo i danneggiati?
    Meglio che tale autority, passi all’AGCM!
    A che serve che un controllato controlli se stesso?
    E il controllore, chi lo controlla?

    Commento by Il Nibbio — 18 gennaio 2011 @ 13:47

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