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14 febbraio 2012

L’agente Alessandro Amigoni e una Milano da morire

Alessandro Amigoni

I fatti ipotizzati. Alle 15 di ieri, a Milano, un uomo vede litigare con animo alcune persone in via Pusiano, a ridosso del parco Lambro, e chiama sul centralino della Polizia locale della Zona 3. 
Quattro agenti municipali dell’Unità operativa rispondono alla chiamata e si muovono verso via Pusiano. Non lontano dal luogo della rissa, intercettano una Seat Cordoba blu, con targa spagnola, che imbocca via Orbetello contromano. I fuggitivi imboccano via Crescenzago: 200 metri che finiscono nel parco. Qui, l’auto dei vigili tampona e a blocca la Seat. I due gentiluomini allora tentano la fuga a piedi. Uno è armato. Il capopattuglia Alessandro Amigoni, passeggero anteriore, esce dalla macchina e fa fuoco con la sua semiautomatica 9×17. Il cileno disarmato muore. L’altro scappa con l’arma.

A morire è Marcello Valentino Gomez Cortes, 29 anni a settembre. Per la cronaca, era un pregiudicato, già espulso dall’Italia. Il complice scappa con l’arma. Il Vigile Alessandro Amigoni, 36 anni, secondo indiscrezioni viene indagato per omicidio volontario. L’ha fatto apposta. Non c’era pericolo. Niente legittima difesa. Un comportamento anzi illegittimo.

Si attende l’autopsia per definire con precisione la dinamica dell’episodio: il foro di entrata della pallottola è al petto e quello di uscita all’altezza della scapola? O viceversa?

Quattro considerazioni.

1) L’uomo morto era un pregiudicato già espulso: che ci faceva da noi?

2) I fuggitivi sono scappati contromano: avessero incontrato un bimbo in bici, adesso di che cosa parleremmo?

3) È l’ennesimo episodio di morte sulle strade a Milano. Ancora una volta, uno straniero per lo mezzo. C’è un problemino da queste parti, Houston: qualcuno vuole aiutare Milano, o la città deve crepare per asfissia?

4) Ho letto e sentito che il poliziotto doveva restare freddo e lucido, che in quei casi occorrono nervi d’acciaio, che si poteva adottare una tattica più attendista e conservativa. Ipocrisia strisciante di un Paese che va alle deriva verso il Nord Africa. Francamente, a prescindere da come si sono realmente svolti i fatti, non è una cosa simpatica inseguire due gentiluomini a Milano. Sì, c’è da avere paura. E ogni tanto, l’istinto di sopravvivenza ci spinge a reagire. Quella regola della legittima difesa è una delle più contorte e ambigue del Codice penale: devi attendere che ti sparino in fronte, e forse solo dopo puoi reagire, stando bene attento a non fare troppo male all’altro. Sono norme scritte quando Milano era una metropoli civile, dove la convivenza fra persone di diversa estrazione sociale era pacifica e serena. Adesso a Milano c’è una guerra: provate ad andare alla stazione Centrale, il bigliettino da visita della città. È il peggiore degli incubi.

Alessandro Amigoni ha sbagliato, stando al Codice penale? Lo stabiliranno i giudici. Però io capisco come ci si possa sentire in quei momenti, durante l’inseguimento, con lo stress che ti annebbia.

Milano è una ruota che gira. Oggi un agente passerà dei brutti quarti d’ora; domani una mamma piangerà la morte del proprio bimbo, spazzato via da un’auto contromano a folle velocità. Bande sudamericane che si contendono il territorio, delinquenti dell’Est che svaligiano gli appartamenti mentre dormi, macchine senza polizza Rc auto che sono mine vaganti. Un inferno sotto la Madonnina. Ma sì, tanto c’è l’Area C. Che bello.

di Ezio Notte @ 12:08


1 commento

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QUI 1 Commento

  1. un’analisi seria e precisa della situazione quella descritta dall’autore dell’articolo.
    Una Milano da bere, anzi da buttare giù in gola per accompagnare l’analgesico, per dimenticare la città degli scorsi decenni e per difendersi nella trincea nella quale si è stati catapultati.
    Che bello quel Codice Penale e che grande quel legislatore che l’ha scritto dal sicuro del suo ufficio, all’ombra della sua magnifica scrivania e con la scorta fuori alla porta: praticamente la stessa identica situazione che si è trovato a vivere Alessandro al quale va tutta la mia comprensione di persona e di vigile urbano, io sì, ormai lontana dalla frenesia di Milano.
    Nicolò è stato già dimenticato dallo Stato, ma non sarà mai dimenticato dai suoi colleghi, lui e la sua storia di lavoratore dignitoso.
    E poi voglio gridare a tutti i giornalisti che a Milano ogni tipo di intervento, dall’abuso edile al commerciale, dal problema in strada a quello della sicurezza, dall’informazione alla spiegazione, tutto, ma proprio tutto, viene richiesto ai vigili urbani che sanno farlo meglio di ogni altro Corpo di Polizia; e nessuno si permetta di scrivere i fatti se non si ha la certezza di come siano avvenuti.
    Alessandro, ti auguro che la giustizia riesca a comprendere il perchè dell’accaduto e, sopratutto, ti auguro di poterti riprendere al più presto la tua vita!

    Commento by tiziana — 14 febbraio 2012 @ 17:04

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