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9 settembre 2013

L’omicidio stradale: unico antidoto contro gli assassini e contro l’ipocrisia perbenista

Incredibile

Si chiamava Lorenzo Torre ed aveva 42 anni e due bambini piccoli (stanotte dormivano mentre il padre): alle 01:30, saliva sul suo carro attrezzi a Savignone (GE) ed andava a soccorrere una macchina rimasta in panne sul l’autostrada A7, poco dopo Busalla (GE). Lorenzo era il titolare di un soccorso stradale e officina a Savignone e da circa vent’anni lavorava in quel tortuoso e pericoloso nastro d’asfalto, sotto il Sole o con la neve, a togliere gli automobilisti dagli impicci. Due sere fa, alle 01:40, ha trovato la Renault Laguna che aveva bisogno di lui in corsia di emergenza e con la sua divisa gialla e tutti i lampeggianti accesi del suo carro stava iniziando a recuperarla. Qualche minuto e una macchina lo travolgeva scaraventandolo 50 metri più in là, uccidendolo.

Un camionista che passando poco prima aveva visto Lorenzo lavorare veniva sorpassato poco dopo a tutta velocità da una utilitaria grigia con evidenti danni sulla parte anteriore, schizzando poi fuori al casello di Isola del Cantone come una palla di cannone.

Le pattuglie della Polizia stradale di Genova erano intanto arrivate sul posto constatando il decesso e chiudendo l’autostrada per i rilievi del caso, i rilievi dell’incidente mortale di Lorenzo, un amico che per vent’anni ha lavorato al loro fianco ogni volta che in autostrada c’erano dei problemi.

Bisognava trovare il pirata che era scappato e a quel punto il camionista, sentita la notizia dell’incidente su Isoradio, faceva mente locale ed avvisava la Polizia di quello che aveva visto.

Gli ispettori della Stradale verificavano quali e quante macchine fossero uscite al casello di Isola del Cantone in quei minuti e il cerchio iniziava a stringersi: alle 4 di notte suonavano al campanello di E.C., un cinquantasettenne disoccupato residente a Ronco Scrivia con suo padre ottantenne.

Morale. L’assassino se la caverà con poco: omicidio colposo. Non l’ha fatto apposta. Ma uno che scappa, un pirata, andrebbe punito più severamente: omicidio stradale. Per il solo fatto di non aver prestato soccorso subito. E questo deve valere anche in assenza di fuga, se l’assassino è in stato alterato da alcol o droghe. Qualcuno la pensa diversamente? È ipocrisia perbenista. Con una conseguenza fatale: l’Italia – rimbambita da autovelox e Tutor e telecamere Ztl – non ha centrato l’obiettivo di dimezzare i morti in strada dal 2001 al 2010. Con l’omicidio stradale, un potenziale assassino ci pensa venti volte prima di bere o drogarsi, o prima di fare il pirata.

di Ezio Notte @ 00:00


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