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15 ottobre 2009

La questione morale del navigatore con la mappa di autovelox

Autovelox: scontro fra demoni e angioletti

Autovelox: scontro fra demoni e angioletti

Riflettiamo sulla funzione degli autovelox. Dice l’angioletto che non supera mai i limiti di velocità: gli autovelox servono a fare cassa; con quei dispositivi, i Comuni ripianano i debiti. Risponde il diavolaccio che installa gli autovelox: sono strumenti per migliorare la sicurezza stradale.

E adesso analizziamo la funzione dei navigatori con dentro le mappe di autovelox: avvertono gli automobilisti della presenza del Grande Fratello. Bene. Ma con quale obiettivo? Sentite l’angioletto: se un’apparecchiatura è segnalata, gli automobilisti controllano la propria velocità, così si viaggia più sicuri e ci sono meno incidenti. E ora ascoltate il diavolaccio: chi usa il navigatore con la mappa di autovelox va veloce se sa che non ci sono telecamere; mentre va piano quando viene avvertito della loro presenza. Insomma, è uno strumento per i furbi.

Premettendo che quei navigatori sono perfettamente legali, mentre sono vietate dalla Legge 472/1999, articolo 31, le apparecchiature che rilevano la presenza di autovelox (ostacolando il funzionamento delle telecamere), la questione morale del navigatore e dell’avvisatore di autovelox è venuto prepotentemente alla ribalta con Coyote. È uno strumento che ti dice sempre dove sono autovelox, Tutor e T-Red.

A parte le considerazioni sul prezzo (199 euro subito più 12 euro mensili di abbonamento) e sul polverone attorno alla sue legalità (secondo il produttore è lecito), ci si chiede se davvero Coyote aiuta a guidare in sicurezza o dà una mano ai furbi che vogliono correre quando possono. Ed è giusto anche domandarsi se Coyote faccia guadagnare di meno i Comuni che usano gli autovelox per incamerare quattrini.

Forse la verità, come spesso accade in questi casi, sta nel mezzo: che ne dite?

foto flickr.com/photos/ste3ve

di Ezio Notte @ 22:57


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