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10 gennaio 2011

Le truffe non sono quantificabili? L’Isvap dovrebbe tirare le orecchie alle Assicurazioni…

Truffe Rca: gli 007 sono così necessari?

Dice l’Isvap: “L’Autorità, sulla base dei dati trasmessi dalle Imprese, fornisce con cadenza annuale una statistica sull’incidenza dei fenomeni fraudolenti nel comparto assicurativo della Rc auto. Tale incidenza si riferisce ai sinistri ‘collegati ad ipotesi di reato’, siano essi denunciati all’Autorità giudiziaria – e dunque accertati – ovvero non denunciati per mancanza di prove sufficienti. Il dato, quindi, per le suesposte ragioni è frutto di una stima verosimilmente al ribasso e sulla cui esattezza incide indubbiamente la difficoltà di focalizzare con precisione le diverse possibili manifestazioni del fenomeno fraudolento”.

Tutto vero. C’è un problema. Sono le Assicurazioni che non indagano. Perché indagare costa. Se indagassero, le truffe verrebbero a galla. Basterebbe non pagare se si sente odore di truffa. Andare fino in fondo, insistere. Invece, ogni anno, puntualmente, le truffe diventano un bell’alibi per alzare le Rca.

Quindi, se le truffe non vengono a galla, l’Isvap dovrebbe tirare le orecchie alle Assicurazioni. C’è davvero bisogno di uno squadrone di 007 per scovare i ladri?

foto flickr.com/photos/dmclear

di Ezio Notte @ 00:01


4 commenti

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  1. Sì, c’è bisogno proprio di battaglioni, non squadroni, di 007. Le frodi oggi sono sofisticate, basate su meccanismi che giocano su fattori complessi e sfruttano ad arte le tante leggi che, per garantire giustamente il cittadino onesto, paralizzano ingiustamente chi deve perseguire il disonesto. A partire dalla legge sulla privacy, per cui Forze dell’Ordine e strutture sanitarie sono costrette a garantire la riservatezza del malvivente negando qualsiasi collaborazione, con questo impedendo alle Compagnie un vero controllo con il quale far valere i propri diritti, che poi sono i diritti dei milioni di loro piccoli azionisti e i diritti degli assicurati quando pagano i premi. E se porti in tribunale un truffatore, posto che il massimo che rischia è la condizionale (poi i soldi vaglieli a riprendere…), se non stai attento a usare bene quei pochi dati che puoi usare per farli condannare, rischi tu che le frodi le combatti, rischi che il legale del truffatore ti denunci per calunnia, diffamazione e danno biologico, oltre all’acquisizione ed uso improprio di dati coperti da privacy. Così il truffatore se ne va libero per un cavillo, la frode va a buon fine, i premi si alzano e tu che le frodi le contrasti passi i tuoi guai. Indagare su una sospetta frode costa comunque tanto perché il lavoro, anche se da fuori può sembrare semplice, è un lavoro di vera e propria intelligence, e non può non costare perché non è nemmeno gratis acquisire le documentazioni da parte degli enti, non è gratis il tempo degli investigatori, non sono affatto poche le spese per indagare. L’ISVAP, che fa tanto la brava ragazza, concede tempi ristretti per fare le investigazioni, e se la Compagnia non rientra in quei tempi subito irroga multe pesantissime. Le investigazioni per frode durano mesi, per farle bene non ci si sta in quei tempi che vuole l’ISVAP. Quindi la Compagnia, o paga la multa e l’investigazione per far le cose fatte bene, oppure considera che il valore della macchina è in genere inferiore al costo della sola investigazione, costo che non può essere scaricato sul truffatore scoperto. L’ISVAP, però, soluzioni a questi problemi non ne offre mai. La banca dati così come è concepita sarà un flop, un flop grottesco e costoso, perché non puoi portare davanti al giudice un truffatore e dire “ha già truffato”, il giudice ti risponderebbe: “embé? questo caso è una frode oppure no?” Cominciamo allora a *vietare* alle Compagnie di riassicurare chi è stato condannato per frode. Questo sarebbe un inizio. Ma l’ISVAP mica lo propone, manda le ispezioni se chiudi le agenzie dove ci sono il 92% di polizze auto con sinistri sopetti. A chi le tiriamo, allora, le orecchie?

    Commento by 006 — 13 gennaio 2011 @ 10:27

  2. Grazie 006. Farò del tuo commento un articolo.

    Commento by Ezio Notte — 13 gennaio 2011 @ 22:08

  3. Si parla di antifrode, di truffe, ma le istituzioni, le compagnie assicurative, hanno mai fatto un’accertamento sul tenore di vita di alcune figure che rappresentano le compagnie nel settore sinistri.
    Hanno ville lussuose, macchine di 50.000,00 Euro, fine settimana a cena nei migliori ristoranti, ferie nei migliori villaggi turistici.
    Il marcio e’ all’interno perché’ se alcune dinamiche si ripetono e perché il sistema rappresentato dal Baronato ha consolidato il potere.
    Farebbe bene il Ministro Romani a buttar fuori questi ciarlatani fino a quando non hanno pulito i loro armadi dagli scheletri.

    Commento by Patrizio — 6 febbraio 2011 @ 14:22

  4. Eh… ma servono le prove che ci sia marcio davvero…

    Commento by Ezio Notte — 6 febbraio 2011 @ 17:12

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