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3 dicembre 2011

Per carità, ridateci le Rc auto fisse. La liberalizzazione è una presa per i fondelli

Numeri dolorosi

Nel 1994, sulla nostra povera nazione s’è abbattuta una sventura dal nome “liberalizzazione della Rca”. In due parole, se fino a quell’anno le tariffe assicurative erano fissate dallo Stato, da lì in poi ogni Compagnia avrebbe fatto di propria capocchia. Risultato: Rca salite del 184% in 17 anni. Dati Cgia Mestre: è l’associazione artigiani e piccole imprese.

L’inflazione? Sì: dal 1994 c’è stato un incremento dell’inflazione del +43%. Allora: le Rca cresciute quattro volte in più rispetto al costo della vita.

I primi vivissimi complimenti vanno alle Assicurazioni. Che dal 1994 a oggi si sono ammazzate a furia di concorrenza. Quei quattro-cinque Gruppi che hanno in mano il mercato non vedono l’ora di strappare clienti agli altri a furia di Rca basse. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Le tariffe s’abbassano ogni dì al cantar del galletto.

Secondi, ma distanziati di poco, i politicanti, che hanno fatto una legge dietro l’altra per avvantaggiare le Assicurazioni. Il più recente regalino è il nuovo danno biologico, che però non è ancora andato a segno. Ma le lobby assicurative sono così potenti e trasversali che, alla fine, sono sempre loro a vincere. Pensate che lo schema di regolamento è stato approvato ad agosto, in sordina…

Terzo gradino del podio alle associazioni dei consumatori, cui va una calorosa stretta di mano. Piuttosto flaccide quando si tratta di combattere le Compagnie. Non mi piace che siedano così spesso allo stesso tavolo: vedasi la conciliazione. Non mi piace neppure che il Consiglio nazionale dei consumatori e utenti, Cncu, sia un organo dello Stato italiano: fa capo al ministero delle Attività produttive (o relativo nipotino) ed è presieduto da un ministro o da un suo delegato. Le associazioni dei consumatori dovrebbero essere del tutto esterne e imparziali, col coltello fra i denti quando trattasi di Rca, in puro stile anglosassone. Queste associazioni dei consumatori mi paiono levantine.

Un quarto inchino all’Isvap, che al momento buono non riesce a mai a tirare un bel cazzotto alle Compagnie. L’Istituto di vigilanza lo vedo invece piuttosto attivo a emanare provvedimenti che imputtanano ulteriormente la vita degli intermendiari assicurativi, già soffocati da scartoffie burocratiche.

di Ezio Notte @ 20:45


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