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16 agosto 2018

Psicosi ponte Morandi: l’automobilista italiano ha paura di viaggiare

 

Ponte Morandi: inferno

Ponte Morandi: inferno

Può una delle più gravi stragi stradali di ogni epoca condizionare il futuro? Sì. Lo dimostrano i social. Tutto nasce da quel che era il viadotto Polcevera di Genova sull’autostrada A10 (su un tratto gestito da Autostrade per l’Italia): attraversava il torrente fra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano. Progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi, venne costruito fra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua: ecco perché è detto ponte Morandi. Il 14 agosto 2018 un tratto del ponte più uno dei tre piloni sono crollati. Il bilancio è per ora infernale: 38 morti, 15 feriti di cui 9 in codice rosso, una ventina di dispersi, 600 sfollati per paura che cadano altri piloni.

Adesso sui social imperversa la paura di chi viaggia in auto. È una psicosi ingiustificata? Sentiamo intanto un esperto: il direttore dell’ITC (Istituto di Tecnologia delle Costruzioni) Antonio Occhiuzzi. Che, in una nota ufficiale inviata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dice: “Nel luglio 2014 è crollata la campata del viadotto Petrulla, sulla strada statale 626 tra Ravanusa e Licata (Agrigento), spezzandosi a metà per effetto della crisi del sistema di precompressione; nell’ottobre 2016 è crollato un cavalcavia ad Annone (Lecco) per effetto di un carico eccezionale incompatibile con la resistenza della struttura, che però è risultata molto invecchiata rispetto all’originaria capacità; nel marzo 2017 è crollato un sovrappasso dell’autostrada adriatica, ma per effetto di un evento accidentale durante i lavori di manutenzione; nell’aprile 2017 è crollata una campata della tangenziale di Fossano (Cuneo), spezzandosi a metà in assenza di veicoli in transito e con modalità molto simili a quelle del viadotto Petrulla”. E adesso il ponte Morandi.

Ecco ancora Occhiuzzi: “L’età (media) delle opere: gran parte delle infrastrutture viarie italiane (i ponti stradali) ha superato i 50 anni di età, che corrispondono alla vita utile associabile alle opere in calcestruzzo armato realizzate con le tecnologie disponibili nel secondo dopoguerra (anni ’50 e ’60). In pratica, decine di migliaia di ponti in Italia hanno superato, oggi, la durata di vita per la quale sono stati progettati e costruiti, secondo un equilibrio tra costi ed esigenze della ricostruzione nazionale dopo la seconda guerra mondiale e la durabilità delle opere”.

Morale: la paura di chi viaggia è giustificata. Ponti, viadotti, sopraelevate fanno davvero paura.

Servirebbero soldi, tanti. “Il problema ha dimensioni grandissime: il costo di un ponte è pari a circa 2.000 euro/mq; pertanto, ipotizzando una dimensione ‘media’ di 800 mq e un numero di ponti pari a 10.000, le cifre necessarie per l’ammodernamento dei ponti stradali in Italia sarebbero espresse in decine di miliardi di euro. Per evitare tragedie come quella accaduta stamattina sarebbe indispensabile una sorta di “piano Marshall” per le infrastrutture stradali italiane, basato su una sostituzione di gran parte dei ponti italiani con nuove opere caratterizzate da una vita utile di 100 anni. Così come avvenuto negli anni ’50 e ’60, d’altra parte, le ripercussioni positive sull’economia nazionale, ma anche quelle sull’indebitamento, sarebbero significative”.

di Ezio Notte @ 16:42


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