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16 giugno 2010

Rc auto in Italia. Ho un sogno: le associazioni dei consumatori che non si mescolano mai con le Assicurazioni e con il Governo

Sognare è lecito

Sognare è lecito

La Rca in Italia vola verso vette inimmaginabili strozzando gli assicurati: forse la ricetta per risolvere subito il problema non c’è, ma noi di Automobilista.it abbiamo un sogno. È un modello preciso di associazione dei consumatori: non deve mai mescolarsi né con le Assicurazioni né con il Governo.

A noi non piace che le associazioni dei consumatori facciano parte della Fondazione Ania per la sicurezza stradale (l’Ania è l’associazione che raggruppa le Assicurazioni). Né digeriamo che le associazioni dei consumatori dipendano dal ministero dello Sviluppo economico, cioè dal Governo.

Preferiremmo associazioni dei consumatori staccate in tutto e per tutto da Assicurazioni e Potere centrale.

Vorremmo associazioni dei consumatori sempre e a prescindere dall’altra parte della barricata rispetto ad Assicurazioni e Politici.

Per questo, non ci riempie di felicità il desiderio di alcune associazioni di entrare a far parte di una possibile futura Autorità antifrode assicurativa, che avrebbe il compito di scovare le truffe, specie nel Sud Italia.

Che gli 007 li facciano le Compagnie stesse, le quali hanno soldi in abbondanza per permetterselo senza l’aiuto né dello Stato né, tantomeno, delle associazioni dei consumatori.

foto flickr.com/photos/elenibass

di Ezio Notte @ 21:44


3 commenti

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QUI 3 Commenti

  1. […] UPDATE DAL SITO AUTOMOBILISTA.IT: Rc auto in Italia. Ho un sogno: le associazioni dei consumatori che non si mescolano mai con le Assi… […]

    Pingback by Adiconsum e il cacio sui maccheroni at Indennizzo diretto - Il grande inganno? — 16 giugno 2010 @ 21:54

  2. io penso che non ci voglia l’istituzione di un’ennesima commissione per scovare le frodi assicurative; basterebbe utilizzare già gli strumenti in possesso delle compagnie….magari affinandoli previa consultazione dei svariati operatori che lavorano nell’ambito assicurativo….sperare di risolvere i problemi senza consultare chi li vive quotidianamente ma solo affidandosi a teorie porta dritti dritti verso un fallimento………..

    Commento by gold — 16 giugno 2010 @ 23:12

  3. NESSUNO PUò ESSERE AL DI SOPRA DELLA LEGGE, NEANCHE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. NOI, DANNEGGIATI, ASSICURATI, CHIEDIAMO A GRAN VOCE, LA NASCITA DELL’AGENZIA ANTIFRODE CHE CI TUTELI DALLE COMPAGNIE ASSICURATIVE. Parrebbe trust, ANZI LO è, da parte delle associazioni facenti parte del CNCU, che percepiscano denaro da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, ricavato dall’attività di vigilanza dell’AGCM (l’Antitrust italiana). Se l’AGCM vigilando sul mercato, ricava X quantità di denaro, menando i cattivoni, perchè mai tal denaro pubblico non deve restare tale ed essere integralmente utilizzato per scopi istituzionali? Le associazioni consumeristiche del CNCU, percependo codesto denaro, sbilancia il mercato, incassa denaro senza far nulla di utile. Le associazioni consumeristiche, apppunto perchè tali, dovrebbero restar in piedi grazie alle quote associative percepite annulamente dai singoli soci (purchè siano soci veri e non fittizi, che magari non sanno di essere soci), e dai risarcimenti collettivi, e non, perpepiti dalle azioni in nome e per conto, di un o o più soci. Forse tal denaro, percepito per mezzo del CNCU, serve a pagare le quote associative in autogestione? Incamerato una volta il nuovo socio vero, successivamente negli anni a venire, a sua insaputa, continua ad esser ancora socio, senza però aver espresso la propria volontà di esserlo anche in futuro? Mai m’è capitato d’incontrare qualcuno, che è rimasto socio di una associazione per più di 1 anno, o che ha devoluto il 5×1000, ad una associazione consumeristica. Stante i numeri che girano, affinchè un a associazione consumeristica rimanga legalemnte in vita, mi domando e vi domando, vuoi vedere che… Chi controlla i veri numeri degli effettivi associati ed i relativi incassi annuali? Per come è ancora formulata la class action in Italia (roba infantile, un semplice contentino all’occhio sociale, senza contenuti, senza forza, giusto caso i muri perimetrali e le porte esterne; dentro il nulla, solo muri grezzi senza pareti divisorie e porte, senza pavimento, senza acqua e luce). Impossibile che possano competere le associazioni consumeristiche libere, non foraggiate dal Governo (leggi dal CNCU), probabile convenuto in giudizio (ahaaa, ecco il vero motivo del foraggiamento). Estremo sbilanciamento e concorrenza sleale, ecco di che si tratta. Intervenga l’AGCM a sanare il tutto, e farsi restituire i soldi indebitamente percepiti in questi anni, ed individuare reati e responsabili. Vergogna solo italiana, seconda a nessuno, imbattibile, ma fortunatamente è appena stata sfornata la seguente legge europea: Fonte: ITALIA OGGI. Diritti umani, nessuna eccezione. È stata codificata nel diritto internazionale la possibilità prevista dal Trattato di Lisbona: alla Corte di Strasburgo, anche l’Unione Europea a giudizio. Anche l’Unione Europea potrà essere giudicata davanti alla Corte di Strasburgo sui diritti umani per violazione della Convenzione del 1950. Era una opportunità prevista dal Trattato di Lisbona. Ora è stata codificata nel diritto internazionale. Spetta pertanto alla Commissione e al Parlamento concretizzare le forme dell’adesione. Da pochi giorni è infatti entrato in vigore il Quattordicesimo Protocollo alla Convenzione europea dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. L’ultimo Paese ad averlo ratificato è stato la Russia. Le finalità esplicite sono quella di accrescere l’efficacia dell’azione giurisdizionale della Corte europea dei Diritti dell’uomo nonché di assicurare un controllo giurisdizionale effettivo sugli atti della UE. Thorbjørn Jagland, segretario generale del Consiglio d’Europa, e Jean-Paul Costa, presidente della Corte europea dei Diritti dell’uomo, hanno affermato in un comunicato congiunto che: «Il Protocollo n. 14 permetterà alla Corte di concentrarsi maggiormente sui casi che sollevano importanti questioni riguardanti la tutela dei diritti umani e di svolgere pienamente e nel migliore dei modi la sua missione; inoltre contribuisce a istituire un quadro giuridico che apre all’Unione europea la possibilità di aderire alla Convenzione, come si è impegnata a farlo nel Trattato di Lisbona». In questo modo l’Unione, in base a quanto previsto dall’articolo 17 del Protocollo, si sottoporrà a un controllo esterno indipendente diretto ad accertare eventuali violazioni dei diritti fondamentali. Il primo asse del Protocollo mira a rendere più agile ed efficiente il lavoro della Corte. A tal fine vengono rafforzati i filtri utili a cassare con rapidità i ricorsi ritenuti manifestamente irricevibili. Sono inoltre introdotte norme che aiutano a evitare eccessi di burocrazia nella trattazione dei cosiddetti «ricorsi ripetitivi», ossia di quei ricorsi per i quali esiste già una giurisprudenza consolidata in senso favorevole all’accoglimento o al respingimento. I ricorsi irricevibili (quantificati nel 90% del totale dei ricorsi) e quelli ripetitivi (che ogni anno riguardano circa il 60% delle sentenze) sono tutt’oggi le grandi cause del sovraffollamento giudiziario. Tra le altre novità previste dal Protocollo vi sono le seguenti: i giudici verranno nominati per nove anni contro i sei attuali alo scopo di favorirne l’indipendenza; aumenteranno le funzioni dei giudici monocratici nel caso di palese inammissibilità del ricorso; accresceranno le possibilità di decidere congiuntamente merito e ammissibilità del ricorso; al commissario europeo per i diritti umani sarà data la possibilità di intervenire con propri documenti scritti nel procedimento in qualità di parte terza alla stregua di una parte civile nel processo nostrano; saranno incoraggiate le soluzioni amichevoli delle controversie; più ampi poteri saranno concessi al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa per assicurare l’ottemperanza e l’esecutività delle sentenze della Corte. L’affaticamento del lavoro dei giudici europei è evidente se si guarda ai numeri del carico giudiziario: nel 2009 ben 57.200 casi sono stati affidati a un organo giudiziario della Corte, mentre si contavano 119.300 ricorsi pendenti. Nel 2010 il numero dei ricorsi pendenti non ancora trattati ha raggiunto un totale di 125 900. 23.800 di essi sono stati assegnati a un organo giudiziario. Si pensi che i casi giudiziari erano 8.400 nel 1999 e 27.200 nel 2003. Il tasso di crescita delle pendenze giudiziarie è stato esponenziale, determinato sia dalla lentezza della Corte che dalla scoperta progressiva delle sue funzioni in molti Stati europei dove la esigibilità dei diritti non è scontata. Il Protocollo n.14 è stato adottato nel lontano maggio 2004 principalmente per snellire le complicate procedure europee e per consentire la sottoposizione a controllo giurisdizionale delle decisioni UE. Ci sono voluti sei anni perché entrasse in vigore. Patrizio Gonnella.
    Nessuno è aldisopra della legge neanche la Pubblica Amministrazione, come sottolineato da dott. Carbone Vincenzo, Tutti i cittadini sono uguali davanti alla LEGGE, anche la PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Lo dice il primo Presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone,
    Il nuovo codice non convince. Giustizia amministrativa. Confronto in cassazione sul progetto di riforma che è stato varato dal governo. Perplessità sul risarcimento del danno e l’azione di condanna della PA «Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Anche la pubblica amministrazione». È in questa frase – con la quale il primo presidente della cassazione, Vincenzo Carbone, ha concluso ieri la tavola rotonda sul codice del processo amministrativo organizzata presso il Palazzaccio – il senso della discussione sul nuovo corpus di regole di Tar e Consiglio di Stato. Fronte comune quando si parla di maggiori tutele da accordare ai cittadini, ma visioni diverse su come arrivarci. Il nodo di tutto sono le modifiche apportate dal governo allo schema di codice approntato dall’apposita commissione istituita presso il consiglio di Stato. In particolare, l’attenzione di magistrati, sia amministrativi che ordinari, e degli esperti si è focalizzata sul risarcimento del danno. Accantonata la proposta formulata dalla commissione di concedere il risarcimento a prescindere dall’annullamento dell’atto causa del danno (rinuncia, pertanto, alla cosiddetta pregiudiziale), il governo ha scelto una via di mezzo. Lo ha fatto – come è emerso anche ieri durante i lavori – per questioni di cassa: il diritto al risarcimento più facile espone l’erario a maggiori spese.«L’ampliamento delle tutele che soggiace a questioni di costi – ha commentato Filippo Patroni Griffi, consigliere di Stato – rivela una visione miope». Ma, ha ricordato Carbone, è dal 1963 che questo accade. Da quando, in quell’anno, gli esperti, riuniti a convegno a Napoli, decisero che era giunta l’ora di riconoscere il risarcimento degli interessi legittimi. «Da Roma – aggiunge il presidente della Suprema corte – ci dissero: non ci sono soldi. Niente maggiori tutele. Nello schema di codice messo a punto dalla commissione si era trovata una soluzione a tale annoso problema. Ma, di nuovo, c’è stata la sforbiciata per questioni finanziarie e un ritorno occulto alla pregiudiziale. Non per questo, però, il codice deve fermarsi ». Tra le voci critiche c’è anche chi, infatti, sostiene che il codice – monco della tutela risarcitoria allargata e dell’azione di condanna riconosciuta al magistrato amministrativo nei confronti della pubblica amministrazione inadempiente – non serva a nulla. Nessuno ieri l’ha detto esplicitamente, ma lo ha ricordato il presidente aggiunto del consiglio di Stato, Pasquale de Lise: «È inaccettabile che ci sia chi sostiene tanto. Il codice, oltre a rappresentare un traguardo in passato più volte perseguito senza successo, ha una forte valore simbolico, perché allinea la giustizia amministrativa alle altre giurisdizioni. Noi andiamo avanti con un regolamento di procedura del 1907. Certo, la questione della pregiudiziale mi dispiace. Ma se è vero, come mi è stato riferito, che nel governo c’era chi voleva ritornare a quella “secca”, la soluzione adottata è un passo avanti». Sulla stessa lunghezza d’onda Giancarlo Coraggio, consigliere di Stato, per il quale «le modifiche introdotte dal governo non sono così distruttive: non era rivoluzionario il testo della commissione e non è reazionario l’intervento di Palazzo Chigi. Non lasciamoci sfuggire quest’occasione storica, anche perché ci sono due anni in cui si può fare ricorso ai decreti correttivi». Più critico Mario Rosario Morelli, magistrato di cassazione: «avrei preferito che rimanesse l’azione risarcitoria disegnata dalla commissione, magari diminuendo i tempi di prescrizione ». Ma se il governo ha agito di-versamente, è perché, secondo alcuni, ha utilizzato i propri poteri di indirizzo. «Ma lo aveva già fatto – ha commentato Alessandro Pajno, consigliere di Stato – quando ha deciso di affidare la stesura del testo a una commissione. Sarebbe stato più coerente se avesse lasciato la parola al Parlamento (che deve ora esaminare il testo dopo l’approvazione preliminare lo scorso venerdì da parte di Palazzo Chigi, ndr), sul quale avrebbe potuto esercitare il proprio indirizzo. Invece, si è assistito a un ravvedimento operoso». D’accordo con tale linea il giurista Giuseppe Abbamonte, per il quale: «Ricorrendo alla commissione, il governo aveva consumato il proprio potere di indirizzo». Antonello Cerchi. Data: 22/4/2010.Fonte: IL SOLE 24 ORE.

    Commento by Il Nibbio — 17 giugno 2010 @ 07:47

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