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19 agosto 2012

Rc auto, lo psicodramma delle lesioni personali e delle truffe: un paio di domande al premier Monti

Colpo di frusta? Son proprio dolori

L’Ania (la potentissima Confindustria delle Assicurazioni) insiste: tante truffe, specie per le lesioni personali, significano rincari tariffari. È vero? Certo che sì. Ma è altrettanto vero che le Compagnie sono di una pigrizia sconfinata quando si tratta di scovare le truffe e i furbetti. La fanno facile: salgono le frodi? Io aumento la Rca. Addirittura, l’Isvap ha bacchettato le Assicurazioni perché indennizzavano i clienti con troppa facilità, pur essendoci incidenti rivelatisi falsi.

Cosicché la scatola nera, che tanti guai doveva risolvere, quando viene spinta dalla Legge liberalizzazioni del Governo dei tecnici, viene vista come il male sulla Terra dall’Ania, solo perché le Compagnie dovrebbero accollarsi i costi della black box.

Domanda al premier Monti: che senso ha una Legge che viene svuotata di significato? Perché l’Esecutivo tecnico introduce la scatola nera contro le truffe per far abbassare le Rca, e invece le Compagnie intendono alzare i prezzi? Perché di tutta la Legge liberalizzazioni, a oggi, solo il colpo di frusta rilevato con esami strumentali è in vigore?

Ma vediamo le parole dell’Ania:

1) “Nel ramo r.c. auto il costo totale dei risarcimenti (comprensivo sia dei danni a cose sia dei danni alle persone) è stato pari nel 2011 a 13,4 miliardi; di questi quasi i due terzi (circa 9 miliardi) sono relativi a danni fisici (includendo anche la componente
dei danni a cose dei sinistri misti). In particolare, 3,4 miliardi sono risarciti per invalidità permanenti comprese tra uno e nove punti, mentre 5,5 miliardi per invalidità superiori o per morti. Se nel 2007 per ogni 100 sinistri accaduti, circa 21 presentavano almeno un dannoalla persona, nel 2008 la percentuale era salita al 21,3%, nel 2009 al 21,8% per arrivare poi al 22,7% nel 2010. Questo indicatore, già estremamente elevato se confrontato con la media europea (circa 10%), si raddoppia in alcune aree del Paese arrivando fino al 45% (ossia quasi un sinistro ogni due accaduti ha una componente di danno fisico). Vi è un diffusissimo fenomeno speculativo sui danni alla persona. Si concentra sui danni di lievissima entità (1-2 punti percentuali di invalidità) che nel loro complesso rappresentano oltre il 15% dei sinistri e circa il 78% delle lesioni non gravi. Le imprese risarciscono per questi danni oltre 2,1 miliardi di euro all’anno, vale a dire oltre il 16% degli oneri totali per sinistri r.c. auto. È sufficiente riflettere sul fatto che dei circa 680.000 sinistri che nel 2011 hanno implicato una lesione fisica, oltre 600.000 sono legati a lesioni considerate non gravi (ossia fino a 9 punti di invalidità) e di questi circa 465.000 sono sinistri con lievissime invalidità (1-2 punti percentuali); questi ultimi, nella maggior parte dei casi, sono legati a “colpi di frusta” per i quali, in altri paesi, non vengono riconosciuti postumi di invalidità permanente ma esclusivamente risarcimenti per il danno biologico temporaneo e per spese mediche proporzionali al grado modestissimo di tali disturbi  che sono, il più delle volte, del tutto passeggeri.

2) “Sulla base della statistica annuale r.c. auto dell’ANIA, limitatamente a un sottocampione rappresentativo di imprese che hanno fornito le informazioni dettagliate, è stato possibile anche per l’anno 2010 calcolare la distribuzione percentuale dei sinistri per tipologia di danno e gravità delle lesioni. Inoltre si è potuto anche stimare
il costo medio del danno fisico distinto secondo le tre tipologie di danneggiato (conducente, trasportato e passante). A livello totale il costo medio per tutte le tipologie di danneggiato è aumentato dell’11-13% rispetto all’anno precedente. Per il passante si riconferma un costo medio molto più elevato rispetto alle altre due tipologie, in quanto è più esposto a lesioni di maggiore gravità ed è anche possibile che in sede giurisprudenziale possano essere riconosciute valutazioni più elevate per le altre componenti del danno non patrimoniale (ad esempio il danno morale) e un più generoso riconoscimento nei limiti delle “personalizzazioni” del danno previste per le condizioni soggettive del danneggiato. Inoltre, occorre tenere presente che le distribuzioni dei costi, per le tre tipologie di danneggiati, possono essere influenzate anche dal diverso mix di età dei danneggiati all’interno di ciascun punto di invalidità. Questi elementi potrebbero contribuire a spiegare perché, per gli stessi punti di invalidità, vi siano diversi riconoscimenti monetari per le tre tipologie di danneggiato.

3) Occorre segnalare comunque che la legge del 27 marzo 2012 (che ha convertito il decreto legge n. 24/2012 in materia di Liberalizzazioni) ha apportato diversi cambiamenti in materia di r.c. auto tra i quali, quello di maggior rilievo, riguarda l’introduzione di una norma diretta a contrastare le speculazioni oggi diffuse sulle lesioni fisiche lievissime. Tale norma agisce in modo diretto su uno dei principali fattori di costo del sistema, con l’obiettivo di disinnescare l’anomalia tutta italiana dell’incidenza abnorme di danni lievissimi alla persona derivanti da sinistri stradali e mira a definire le condizioni di risarcibilità delle lesioni alla persona di lieve entità. La norma in questione è diretta infatti a esprimere una regola di portata generale, ma con effetti dispositivi specifici, circa la non configurabilità di un danno alla persona di lieve entità, in tutte le sue componenti, in assenza di un riscontro medico legale che consenta, a seconda dei tipi di lesione, una constatazione visiva o un accertamento assistito da esame strumentale della lesione lamentata dal danneggiato. Ne deriva che non risulterà possibile configurare una lesione in presenza solo di riferiti disturbi soggettivi. Con riferimento ai danni alla persona più gravi (quelli con almeno 10 punti di invalidità), occorre ancora una volta segnalare che non è stata emanata la disciplina per la loro valutazione economica e medico-legale, nonostante da tempo si sia completato l’iter per la sua approvazione.

4) “Si può verificare che anche nel 2010 sono le province del Mezzogiorno a presentare valori assolutamente fuori linea rispetto alla già elevata media nazionale (22,7%) e in particolare tutte quelle della Puglia, della Calabria e parte della Campania e della Sicilia. A titolo d’esempio: Brindisi 45%, Taranto 44%, Crotone 41%, Foggia e Lecce 39%”.

di Ezio Notte @ 18:25


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