OmniAuto.it

5 agosto 2010

Rc auto, tallone d’Achille del sistema assicurativo

Disastro Rca

Le recenti parole dell’Isvap (vigila sulle Assicurazioni) a riguardo della Rc auto sono drammatiche.

a) Si sono acuite nel 2009 le difficoltà del settore Rca, che rischia di divenire una sorta di tallone d’Achille del sistema, con effetti penalizzanti per i cittadini. La raccolta premi ha subìto un decremento di quasi quattro punti percentuali rispetto al 2008, associato a un incremento degli oneri per sinistri (+2,9%). Le Imprese hanno reagito azionando la leva degli aumenti tariffari.

b) Nel periodo aprile 2009 – aprile 2010 sono aumentate le tariffe medie ponderate relative alle tipologie di assicurati sotto osservazione. In alcune zone del Sud si sono riscontrati, in particolare per giovani e neopatentati, livelli di premi estremamente elevati, anche oltre 7.000 euro per assicurare una autovettura di media cilindrata. Sono state avviate verifiche per appurare se tali livelli siano giustificati sul piano tecnico o non integrino piuttosto la fattispecie della elusione dell’obbligo a contrarre, cui per legge le imprese sono tenute.

c)
Sulla determinazione del costo finale della Rc auto intervengono certamente numerosi fattori di carattere anche esogeno tipici del nostro Paese: l’elevato numero di lesioni denunciato; la disomogeneità delle valutazioni giurisprudenziali dei risarcimenti; l’ancora più elevata incidenza delle micro permanenti; lo scarso rispetto delle norme del traffico e di sicurezza; lo stato della rete stradale.

d) Il confronto con quanto accade nei paesi europei deve comunque far riflettere. Secondo i dati più recenti disponibili, in Italia il premio medio è doppio che in Germania, Francia e Spagna (407 euro contro rispettivamente 222, 172 e 229); l’andamento degli indici dei prezzi delle assicurazioni dei mezzi di trasporto per il periodo 2002-2009 mostra per l’Italia un incremento cumulato del 17,9% contro il 7,1% della media europea.

foto flickr link576

di Ezio Notte @ 00:01


3 commenti

È possibile seguire tutte le risposte a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.


QUI 3 Commenti

  1. Sarebbe interessante analizzare nono solo il premio medio in Italia rispetto al resto d’Europa, bensì il costo medio per sinistro, visto che in Italia la frequenza di accadimento è il doppio della Francia e superiore del 30% rispetto alla Germania. Oltre a ciò ogni sinistro costa mediamente il doppio o il triplo della media europea, complice l’incidenza notevole dei danni da lesione, che pesa per il 64% rispetto all’intero ammontare sinistri annuo, ed in particolare i sinsitri fino al 2% di invalidità permanente (colpi di frusta lievi) pesano per un buon 20% rispetto al totale dei sinsitri lesione. Mi pare ci siano i numeri per diverse riflessioni.

    Commento by Renzo Fain Binda — 5 agosto 2010 @ 11:58

  2. Siamo d’accordo su tutto ma volevo rivolgere una domanda a chi di professione fa l’agente assicurativo.
    Io sono un perito assicurativo ma voglio chiedere una cosa da semplice assicurato. Sono circa 8 anni che sono in prima classe di merito e proprio l’altro giorno mi e’ scaduto il premio (annualita’) ed ho pagato 15 euro in piu’ rispetto alla rata precedente. La domanda e’ la seguente: Perche’ ho dovuto pagare l’aumento anche se dovevo sclare di classe? Dopo che sono arrivato in prima classe cosa devo fare per pagare in meno? Perche’ gli assicuratori ed il presidente Cerchiai non ci illustrano una volta per tutte la verita’ invece di cantare sempre la stessa filastrocca degli incidenti e le microlesioni?
    Siamo piu’ corretti con l’utenza, e diciamo che l’indennizzo diretto tanto voluto dalle compagnie si e’ rivelato un bluff colossale e questa e’ la verita’ basta vedere i numeri reali e non quelli che ci portano le compagnie………
    Vorrei avere una risposta grazie

    Commento by felice pastore — 5 agosto 2010 @ 14:44

  3. Al sig. Pastore, che chiede una risposta, si potrebbe dire che oggi il sillogismo “classe di merito bassa = minor premio assicurativo” non è più attuale. Lo scardinamento del sistema mutualistico conseguente ai cosiddetti “provvedimenti Bersani” ha eliminato il principio mutualistico che permetta di applicare compiutamente il vecchio concetto della tariffa Bonus Malus, la quale continua ad esistere solo perchè così vuole la legge. In realtà il mercato è alla ricerca di un nuovo equilibrio tariffario che si basa più sulle personalizzazioni che sulla virtuosità del cliente. Così un cliente che da dieci anni è in prima classe può vedersi aumentare consistentemente il premio solo perchè ha un modello di auto piuttosto che un altro, o perchè risiede in una provincia oggetto di revisione tariffaria o per qualsiasi altra ragione sia ritenuta varia dagli estensori delle tariffe auto.
    Le imprese hanno giocato sporco per anni accettando di strapagare sinistri gonfiati anzichè intervenire per moralizzare il mercato, perchè in questo modo potevano fare utili con operazioni finanziarie grazie alla liquidità che drenavano sugli stessi mercati che oggi stanno abbandonando. Le stesse imprese oggi fanno la morale agli utenti o, peggio ancora, ai propri agenti, cercando di scaricare le proprie responsabilità anzichè affrontarle.
    Questo malcostume delle imprese di assicurazioni italiane non cesserà a breve: occorrerà un salto generazionale del management con nuove menti, più disponibili a confrontarsi con la realtà. Chissà, forse la soluzione potrebbe essere quella del ritorno ad una sorta di tariffa ministeriale, almeno fino a quando questo mercato drogato si sarà disintossicato.

    Commento by Roberto Pisano — 19 agosto 2010 @ 19:54

RSS feed dei Commenti su questo post.



Ci scusiamo, i commenti sono al momento chiusi.