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7 settembre 2010

Ricorsi contro il Tutor: le dritte di Rodolfo Rossignoli

Tutor, il nuovo Grande Fratello

Sicurezza stradale: se, su un mass media tradizionale, leggi un’intervista a un politico, rimani sotto choc. I politicanti dicono sempre le stesse cose: sono risposte scontate. Non sarebbe neppure necessario fare l’intervista: il giornalista potrebbe già scrivere quello che il politico dirà, senza neppure ascoltarlo. A noi di Automobilista.it piace invece intervistare chiunque abbia qualcosa di gustoso da raccontarci. Ed ecco spiegata quest’intervista a Rodolfo Rossignoli, 44 anni, di Bovolone (Verona), direttore della Filiale di San Bonifacio (Verona) della Cassa di Risparmio del Veneto. Che da una decina d’anni ha presentato un centinaio di ricorsi vincenti contro le multe date dagli apparecchi elettronici. Ha vinto anche ricorsi contro il Tutor.

Rodolfo, il Tutor è così infallibile come dicono?
Per chi viaggia e percorre regolarmente le autostrade. il Tutor sta diventando il Grande Fratello che fotografa tutte le auto in passaggio: dovrebbe scartare e distruggere i fotogrammi delle auto che non superano la velocità media prevista. Però nulla è infallibile; neppure il Tutor. Nato per un nobile motivo (ridurre la mortalità sulle strade), non viene sottoposto periodicamente a revisione; nulla si sa sulla manutenzione a cui dovrebbe essere sottoposto; e continua a perdurare un fuso orario anomalo sulla rilevazione del transito del veicolo. Tale anomalia non ha trovato nessuna risposta nonostante i chiarimenti richiesti dal giudice di pace di Isola della Scala (Verona).

Quali sono i tre punti deboli del Tutor?
Quelli attualmente in funzione non riconoscono se a passare sono auto o mezzi pesanti, porta a una disuguaglianza di trattamento. Le corsie di emergenza non sono presidiate e può portare a problemi di sicurezza stradale. Il problema più serio è tecnico.

Cioè?
Faccio un esempio. Ho ricevuto un verbale per un Tutor posizionato a Bergamo sulla A4 Verona/Milano. Il tratto sotto osservazione era solo di 5,4 chilometri, come riportato sulla contravvenzione. Mi sono divertito a fare alcuni calcoli matematici sulla velocità media che, come sappiamo, è il rapporto tra spazio e tempo impiegato. A 130 km/h, per percorrere i 5,4 chilometri, ci si impiega due minuti e 30 secondi. A 170 km/h, occorrono due minuti. È chiaro che, in un tempo di soli due minuti, pochi secondi fanno innalzare la velocità media in modo esponenziale, è un tipico effetto leva visto che la velocità è espressa in ore e il tratto è di soli cinque chilometri. In questo caso, pochi secondi determinano scostamenti importanti sulla velocità media. Divertente è stato poi che la multa sia arrivata dalla Stradale di Mantova, che si trova a centinaia di chilometri di distanza da Bergamo, con la dichiarazione dell’agente di Mantova che ha attestato la corretta installazione e il perfetto funzionamento del Tutor.

Cosa suggerisci per fare ricorso?
Fondamentale per le basi dei miei ricorsi è stato il sopralluogo al chilometro di entrata e al chilometro di uscita riportati sui verbali: ho documentato con foto i pannelli in cui sono installate le telecamere. Si scoprono interessanti elementi di prova da evidenziare nei ricorsi. Da notare poi che il tratto autostradale effettivamente soggetto a controllo dei Tutor e quello stampigliato sui verbali è spesso diverso ed errato di parecchi chilometri. Consiglio di fotografare i talloncini metallici presenti sui separatori di corsia che rilevano l’esatto chilometro dell’autostrada in cui ci si trova e di allegarli al ricorso. Sull’A4 Verona-Milano sono presenti ogni 100 metri.

Da che dipende l’esito del ricorso?
Serve il buon senso del Giudice di pace. L’idea che mi son fatto è che l’esito dipende anche dalla volontà del Giudice di studiare e approfondire la documentazione presentata nei ricorsi.

di Ezio Notte @ 23:02


2 commenti

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QUI 2 Commenti

  1. Caro Rodolfo,
    hai fatto delle ottime osservazioni, ma non sono le sole, che purtroppo, non le posso qui elencare, essendo assai gravi.

    Commento by Giorgio Marcon — 7 settembre 2010 @ 23:40

  2. Purtroppo, come osservato nell’ultima risposta all’intervista, l’esito del ricorso dipende essenzialmente dall’orientamento e dalla professionalità del singolo giudicante. In base alla mia esperienza su molte sedi di GdP, nella maggioranza dei casi il ricorso non viene letto o viene letto solo superficialmente. In qualche raro caso il giudice rinvia l’udienza per studiare meglio le motivazioni addotte.

    Commento by Maurizio Atzori — 9 settembre 2010 @ 00:10

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