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16 dicembre 2013

Riforma Rc auto del Governo Letta: il presidente del Cupsit, Stefano Mannacio, carica a testa bassa il premier, il ministero dello Sviluppo economico, l’Ivass, l’Agcm…

Stefano Mannacio, numero uno del Cupsit

“Abbiamo un presidente del Consiglio che vive sulla Luna: a proposito della prossima riforma della Rc auto, Enrico Letta ha parlato di ‘tutela della concorrenza e apertura dei mercati’. Peccato che la rivoluzione alla Rca imposta dal ministero dello Sviluppo sia esattamente l’opposto: distruzione della concorrenza e chiusura dei mercati”: il presidente del Cupsit (patrocinatori stragiudiziali), Stefano Mannacio, non le manda a dire. “Con il risarcimento in forma specifica, punto cruciale della riforma Rca – attacca Mannacio -, la riparazione finisce dritta dritta nelle mani delle Compagnie. Che spingeranno i clienti danneggiati (gli automobilisti vittime di incidenti) dai carrozzieri convenzionati. Questi lavoreranno con manodopera e ricambi imposti dalle Assicurazioni: prezzi bassissimi a discapito della riparazione. Che sarà di qualità inferiore. Con riflessi negativi per la sicurezza stradale. Senza contare che il destino di 17.000 carrozzieri indipendenti è a rischio: per sopravvivere, dovranno licenziare. Alla faccia dello sviluppo economico. Con le Compagnie che stabiliranno come dove quando quanto e perché rimborsare. Una norma che ci allontana dal Nord Europa e ci avvicina a Paesi culturalmente ed economicamente arretrati”.

“Il secondo regalo alle Compagnie da parte del ministero dello Sviluppo economico (specie della senatrice Simona Vicari, sottosegretario del dicastero e vera artefice della riforma) è l’abolizione della cessione del credito – continua Mannacio -. L’automobilista non potrà più girare al carrozziere di fiducia il credito vantato nei confronti dell’Assicurazione. La quale se la vedrà direttamente con l’automobilista. Che dovrà combattere le Compagnie in punta di diritto. Non male, se si considera che 7 automobilisti su 10 neppure ricordano con precisione cosa stia scritto nei contratti Rca: figuriamoci se saranno in grado di tenere testa, sotto il profilo legale, all’équipe di avvocati delle Assicurazioni…”.

“Ormai – denuncia Mannacio – l’Ania non ha più limiti. Ha ottenuto (quasi) tutto quanto chiedeva. In passato, la diminuzione del risarcimento delle microlesioni. Dal Governo Monti, l’obbligo di presentare esami strumentali per le lesioni lievi. Come se la depressione e il danno psichico fossero misurabili da una macchina. Come se le lesioni complesse, legate alla natura dell’uomo, si potessero misurare con uno strumento ad alta tecnologia. Come se i medici legali dovessero essere ciechi perché ciò che è visibile non è più valutabile. I politici hanno messo nelle mani delle Compagnie la medicina legale: complimenti. Il risultato? Più di 1,8 miliardi di euro di utile per le Assicurazioni”.

“Un altro regalone – denuncia Mannacio – è questo: non risarcire più del valore economico dell’auto. Detta così, sembrerebbe una norma giusta, ma se a determinare il valore commerciale di un mezzo sono storiche riviste dove gli interessi delle Compagnie automobilistiche regnano sovrane, tale proposta sembra un incentivo surrettizio a tale mercato e un risparmio ulteriore per le Compagnie. Perché sono tanti i danneggiati con macchine in perfetto ordine che preferiscono riparare, anche in economia, seguendo la logica del buon padre di famiglia e perché, alla fin fine, una vettura equivalente sul mercato, quello vero, non la trovano certo ai prezzi fantasmagorici delle storiche riviste specializzate”.

“Ma l’ondata che sta abbattendo i diritti delle vittime della strada, dei danneggiati, non è finita – afferma il presidente del Cupsit -. L’Ania ha capito che è il momento giusto: trova praterie nel ventre molle della politica italiana. I risarcimenti in mano alle Compagnie? Non basta. La riparazione in mano alle Compagnie? Non basta. La medicina in mano alle Compagnie? Non basta. I carrozzieri che non potranno più usare la cessione del credito? Non basta. Ora l’Ania si sta già preparando il campo: vuole dimezzare i risarcimenti delle macrolesioni. Con una tabella del ministero della Salute, che prevede parametri più bassi del 50% rispetto a quelli (già non altissimi) del Tribunale di Milano”.

“E in tutto questo – si chiede ironicamente Mannacio – chi difende i danneggiati? Ci sarebbe Riccardo Cesari, consigliere Ivass (Istituto che dovrebbe vigilare sulle Assicurazioni), bolognese. Ma c’è un problemino: è un ex consulente Unipol. Per carità, abbiamo detto ‘ex’. E ci mancherebbe pure che lo fosse tuttora, data l’incompatibilità delle cariche. Sta di fatto che le proposte Ivass, nella sostanza, rispecchiano i voleri dell’Ania, che a loro volta sono presenti nella riforma Rca voluta dal ministero dello Sviluppo economico”.

“Dopodiché – illustra Mannacio -, ci sarebbe l’Agcm, l’Antitrust. Che dovrebbe tutelare la libera concorrenza e il libero mercato. Già: peccato che ci sia un’altra situazione molto critica: Giovanni Calabrò, direttore generale Agcm (figlio di Corrado Calabrò, ex presidente Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), che viene dalla Arthur Andersen Divisione Financial Services? Calabrò non ha mai detto una mezza parola contro l’indennizzo diretto, ossia contro il regalo del Governo Bersani alle Compagnie: consente alle Assicurazioni di fare il bello e cattivo tempo in materia di risarcimenti. Ci ha pensato la Corte costituzionale a stroncarlo. Sarà un caso che l’indennizzo diretto, tenuto in vita artificialmente, adesso arriva il risarcimento in forma specifica quasi obbligatorio a dare in mano alle Assicurazioni le chiavi del rimborso?”.

“Comunque, ci sarebbe sempre – sostiene Mannacio – Gianfrancesco Vecchio, dirigente del ministero dello Sviluppo Economico, attuale Mister Prezzi. Ma è membro del comitato per la determinazione dei forfait per il risarcimento diretto: una procedura, quest’ultima, intesa a uccidere i diritti dei danneggiati. Allora potremmo ripiegare su Ranieri Razzante, consigliere tecnico della Vicari. Sì: l’ho sentito in un convegno su Autorities e Assicurazioni. Diceva che il ministero non avrebbe tenuto conto delle ragioni dei carrozzieri, ringraziando sentitamente l’Ania. Nel suo sterminato curriculum, risulta docente in un’università di un corso con fiduciari di Compagnie ed ex direttori generali: solo un caso? Passiamo a Simona Vicari: ha fatto melina per mesi rifiutandosi di incontrare le rappresentanze dei riparatori e delle vittime della strada e lasciando carta bianca all’Ania. La Vicari non ha voluto approfondire l’argomento con tutte le parti sociali, forse imbeccata dallo schifaniano Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust, un organismo che, invece di garantire la concorrenza, si muove in modo diametralmente opposto, e che ha al suo interno figli di, parenti di, consiglieri di Stato che hanno conservato, come il segretario generale Roberto Chieppa, per un tempo prolungato tale carica assumendo la posizione assurda di giudicanti e giudicati”. Da un’incompatibilità all’altra.

Mannacio prosegue con Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo economico, “un bersaniano che non sembra  amare né il mercato né la concorrenza, ma pare più il conservatore di un assetto oligopolistico del mercato assicurativo”, e con Enrico Letta, “il padre del taglio dei risarcimenti nel 2001, travestito da blocco dei premi, dal quale è nata la legge 57/01 che ha ridotto i parametri del risarcimento del danno alla persona”.

Insomma, è l’affondo di Mannacio, “un bel gruppo di persone che non riuscirà a cambiare le sorti di un mercato Rca asfittico”. Fra l’altro, ci sarebbe da capire, dice il numero uno del Cupsit, chi ha scritto quel comunicato del Governo in cui al carrozziere viene dato lo stigma di frodatore sistemico: “Non cedibilità del diritto al risarcimento del danno: tale divieto scaturisce dall’esigenza di impedire accordi fraudolenti tra cedente (danneggiato) e cessionario (carrozziere) e consistenti nella cessione (al carrozziere) di un credito (il diritto al risarcimento del danno) la cui entità aumenta artificiosamente in sede di fatturazione dei lavori”.

“Dimenticavamo i consumatori – chiude Mannacio -, sempre silenti oppure rappresentati un’entità a nome Konsumer Italia, presieduta dall’inesausto protagonista delle stagioni di concertazioni al ribasso con le Assicurazioni, nonché agente assicurativo, che è riuscita a convocare tutti gli amici suoi in un convegno escludendo naturalmente le parti su cui il decreto potrebbe avere un impatto devastante. Congratulazioni quindi a queste persone nemiche della concorrenza, del mercato, della piccola impresa, della libertà di azione, ma assai vicine a tre Assicurazioni inefficienti e protagoniste assolute di un vortice di indagini giudiziarie sui loro bilanci”.

“Se quindi – avverte Mannacio – la riforma dovesse passare così come è stato formulata in entrata al Consiglio dei ministri, sarebbe un vero disastro. Ci saranno mitigazioni? Con un rischio: ciò che è uscito dalla porta di Palazzo Chigi può rientrare dalla finestra delle commissioni parlamentari tramite qualche emendamento suggerito da parlamentari integrati al sistema delle Compagnie, e non sono pochi”.

Io sono ezio.notte at omniauto.it

di Ezio Notte @ 23:59


1 commento

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QUI 1 Commento

  1. Ricambi forniti dalle compagnie si…
    Ma mano d’opera non direi bassa !!!

    Commento by Graziano — 18 dicembre 2013 @ 20:23

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