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29 dicembre 2013

Romeno, ubriaco e drogato: uccide in auto una bimba di nove anni. Non se ne può più

Ma quando la facciamo finita?

Che cosa rischia il 21enne romeno che, ubriaco e drogato e senza patente, ha ucciso in auto a Roma una bimba di nove anni, causando un terrificante sinistro guidando in maniera spericolata durante un sorpasso contromano? L’omicidio colposo. Ossia, non l’ha fatto apposta: l’incidente è stato frutto di imperizia, imprudenza. Così è il Codice della strada italiano. Ecco perché i guidatori non hanno paura di mettersi al volante strafatti di alcol e stupefacenti: sanno che – nella peggiore delle ipotesi, cioè se uccidono sbadatamente – se la caveranno con poco. Oltretutto, i giudici hanno la tendenza consolidata a infliggere il minimo della pena. Vanno a incidere il contesto sociale in cui è cresciuto, il fatto che non sia scappato dopo il sinistro, o altri cavilli da azzeccagarbugli.

L’impatto è avvenuto intorno alle 19 del 26 dicembre sulla via Nettunense, al km 25.300. Nei pressi della stazione ferroviaria Campo di Carne un cittadino romeno di 21 anni ha effettuato un sorpasso ad alta velocità invadendo con una Ford Ka la corsia opposta e travolgendo un’altra vettura, una Fiat Panda, su cui viaggiavano cinque persone. Il mezzo era guidato da una donna 45enne che aveva a bordo le due figlie di nove e quattro anni, due nipoti di 20 e 21 anni e il cagnolino, morto nello schianto. La piccola, è morta dopo due giorni di ricovero in coma all’ospedale Bambino Gesù.

C’era una volta un disegno di legge sull’omicidio stradale, che avrebbe dato una calmatina a tutti questi personaggi, italiani e dell’Est Europa e del Nord Africa. Se uccidi pieno di alcol o droga, l’hai fatto apposta. È un omicidio volontario. E la musica cambia: si entra in galera, senza attenuanti, e chissà quando si esce. Sapevi che bevendo o drogandoti, avresti potuto essere un pericolo pubblico in macchina: uccidere, ridurre in fin di vita, causare lesioni gravissime e permanenti.

Uno Stato avrebbe il dovere di proteggere i propri cittadini, con regole adeguate al momento storico. Se ci sono tanti guidatori (italiani, dell’Est Europa o del Nord Africa) che amano bere e drogarsi prima di divenire mine vaganti lungo lo Stivale, allora si prendono provvedimenti: si crea un nuovo reato, su misura per questi gentiluomini. Che ci penserebbero non una, non dieci, ma mille volte prima di mettersi al volante in condizioni subumane.

Invece, i nostri politicanti non solo non hanno tempo per l’omicidio stradale, abortito in favore di altre regole pro lobby potenti, ma hanno addirittura virato sul prolungamento del ritiro della patente, mai arrivato neppure questo. Che vergogna.

di Ezio Notte @ 14:19


1 commento

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  1. Lo stato italiano infame non protegge mai i suoi cittadini, allora e’ora di farsi giustizia da soli, quindi bisogna considerare NEMICI i magistrati che con leggerezza, leggi deboli e poco coraggio non condannano in maniera esemplare quei signori, gli avvocati che per lucro e poca etica li difendono, e tutte le persone che vivono di buonismo ipocrita.

    Commento by emanuele cremonese — 30 dicembre 2013 @ 18:21

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