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8 novembre 2011

Sicurezza stradale: intervista a Francesco D’Agata

Francesco D'Agata, bella intelligenza

Proseguiamo con le nostre interviste a personaggi interessantissimi ed emergenti, dell’Italia di oggi e del futuro. Tocca a Francesco D’Agata

Francesco, spiega un po’ chi sei e di che cosa ti occupi.
Sono un avvocato del Foro di Lecce, portavoce e cofondatore dello “Sportello dei Diritti”, un’associazione nazionale che si occupa della difesa dei diritti a 360 gradi a livello nazionale. Dapprima, con un’esperienza che è partita attraverso un progetto pilota dell’ente Provincia di Lecce, da noi ideato, che ci aveva consentito di realizzare un apposito ufficio denominato per l’appunto “Sportello dei Diritti, con mio padre Giovanni (peraltro, componente del Dipartimento tematico nazionale “Tutela del consumatore” di Italia dei Valori), e poi in conseguenza della miriade di contatti che avevamo avuto attraverso la rete che ci aveva consentito di avviare un’attività di tutela dei cittadini e non solo, su tutto il territorio nazionale anche attraverso la predisposizione di ricorsi a titolo gratuito ma anche per i numerosi interventi sulla stampa sulla materie del codice della strada, giusconsumeristica, del lavoro, della salute e dell’ambiente. Oggi continuiamo a offrire i Nostri servizi gratuiti e le competenze di numerosi esperti su scala globale anche attraverso il portale www.sportellodeidiritti.org.

Un bimbo in bici è appena morto a Milano. Quella via Solari è troppo stretta per essere occupata da tutti quei veicoli (tram, auto, bici…). Secondo te, le amministrazioni diverranno più sensibili sul tema?
Purtroppo dobbiamo constatare con rammarico che in questi anni alla stretta in termini di rigore per le modifiche sempre più rigide del Codice della strada, quali l’introduzione della patente a punti, maggiore facilità nell’attuazione di provvedimenti sulla validità della patente di guida (fra questi: sospensione, revisione o ritiro), sanzioni pecuniarie sempre più elevate, non è seguita altrettanta attenzione da parte delle amministrazioni, non solo locali, in termini di sicurezza stradale. Come “Sportello dei Diritti” e “Dipartimento “Tutela del consumatore” di Italia dei Valori, abbiamo avviato una battaglia senza esclusione di colpi (e ci siamo beccata anche qualche querela da parte di qualche solerte amministrazione comunale, sempre archiviate), contro quelle amministrazioni che utilizzano le apparecchiature elettroniche di rilevazione delle infrazioni (Photored, autovelox, Tutor ecc.), quali veri e propri trabocchetti con il precipuo, per non dire unico, scopo di “far cassa” e dimenticando uno dei principi cardini del diritto delle sanzioni depenalizzate che rimane comunque quello della funzione preventiva ed educativa della pena.

Pochissimi etilometri e una quantità enorme di autovelox: così nelle città, stando ai dati più recente Aci. Come se ne esce?
Si tratta solo di scelte politiche, specie quelle cittadine e locali. In questi anni di monitoraggio delle varie esperienze che ho potuto verificare ed approfondire, posso affermare con certezza che le amministrazioni vincenti in termini di sicurezza stradale, paradossalmente, non sono quelle che vessano i cittadini con autovelox e photored in ogni angolo della strada con la scusa che dovrebbero essere dei (falsi) deterrenti, ma sono quelle che sono dotate in primo luogo di un piano traffico moderno, che utilizzano dissuasori piuttosto che autovelox, rotatorie piuttosto che intersezioni dotate di photored o T-Red, che effettuano durante l’anno corsi scolastici nei confronti degli studenti sin dall’età della scuola elementare, che si dotano di personale di polizia municipale più attento alle condizioni del traffico piuttosto che a prescrivere sanzioni come se i loro taccuini fossero dei ricettari di un medico di base, che effettuano costantemente la manutenzione delle strade dopo averle adeguate alle severe norme regolamentari del Codice della strada.

T-Red: per la Cassazione non serve la presenza dei Vigili. Che ne pensi?
Purtroppo ritengo che l’introduzione generalizzata dell’articolo 201 comma 1 bis del codice della strada per le sanzioni elevate nei pressi delle intersezioni semaforiche o con ausili elettronici e senza la presenza degli agenti di polizia stradale (che ha consentito la possibilità di effettuare la contestazione differita delle infrazioni) ha legittimato – in maniera del tutto arbitraria ed ingiustificata – l’elusione di un principio cardine del nostro ordinamento; ossia quello dell’obbligo della contestazione immediata delle infrazioni al codice della strada che ritengo insuperabile salvo casi ancor più stringenti rispetto a quelli genericamente menzionati dal citato articolo che hanno permesso un’interpretazione troppo estensiva della norma da parte della Suprema Corte. La fortuna o, meglio, il livello elevato di competenza e attenzione da parte di gran parte della magistratura nostrana ha voluto che da una parte numerosi Giudice di pace e dall’altra la giustizia penale con inchieste di livello nazionale abbiano inferto duri colpi giudiziari nei confronti dell’utilizzo di tali strumenti, minandone decisivamente la credibilità. La conseguenza è stata che da una parte si è giunti ad una consapevolezza abbastanza diffusa che anche le macchine sbagliano e dall’altra che tali congegni che consentono grandi introiti con investimenti non esosi, finivano per favorire la longa manus di chi voleva lucrare a discapito delle esigenze di sicurezza stradale, e nella rete della giustizia sono finiti anche molti amministratori locali.

Si parla di un’altra riforma del Codice della strada: tu che cosa cambieresti?
Mi pare che nel corso degli ultimi anni e con il perfezionamento della legislazione attraverso interventi continuativi e sulla scia della pressante richiesta da parte dell’opinione pubblica di una normativa sempre più rigorosa, il nostro ordinamento abbia raggiunto un livello di compiutezza in assoluto tra i più elevati in Europa e nel mondo. Le pressioni della cittadinanza, determinate da fatti di cronaca e da episodi contingenti, hanno però “costretto” il Legislatore ed i governi succedutisi,  a forzature che spesso rasentano l’illegittimità costituzionale delle norme introdotte, fra queste su tutte mi vengono in mente: la questione dell’obbligo di comunicazione da parte del proprietario dei dati dei conducenti in caso di contestazione differita di multe che prevedono la decurtazione dei punti dalla patente di guida che ha creato, per l’appunto, non pochi dubbi alla stessa Corte costituzionale, l’introduzione troppo generalizzata della confisca del mezzo per un variegato numero eterogeneo di violazioni, la questione indicata poc’anzi, della mancata contestazione immediata delle infrazioni, la recentissima riduzione a trenta giorni dalla data di contestazione o notifica della possibilità di poter ricorrere ai verbali, l’obbligo del pagamento del contributo unificato anche per le multe ingiuste in caso di ricorso al giudice di pace, che non riguarda una norma del codice della strada, ma che è in stretta connessione con il diritto dei cittadini alla propria difesa di fronte ad amministrazioni non sempre corrette. Sono certo che su questi punti, si potrà effettuare qualche perfezionamento che tenga in maggior conto i diritti degli automobilisti che in primo luogo sono cittadini e non devono essere criminalizzati a propri.

di Ezio Notte @ 21:29


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