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3 agosto 2010

Temi scottanti della Rc auto: intervista all’agente Pisano

Intervista all'agente Pisano

Pedaggi autostradali che rincarano. Il tema è caldo. Trascriviamo una chiacchierata con Roberto Pisano, agente di assicurazioni plurimandatario, nonché presidente provinciale di Cagliari dello Sna (Sindacato nazionale agenti di Assicurazione).

Roberto, dicono che con l’aumento dei pedaggi, migliora la sicurezza stradale perché le concessionarie investono in infrastrutture e così calano le Rca: come la vedi?
È una teoria suggestiva, ma ho l’impressione che il nesso che lega autostrade e polizze Rca sia così fragile da rendere poco probabile che il beneficio del miglioramento delle infrastrutture non si disperda prima di produrre effetti sui premi delle polizze auto. Sarebbe come ipotizzare un calo del costo del vino a partire dalla diminuzione del prezzo del sughero: è certamente possibile, ma è più probabile che il beneficio del minor costo di produzione rimanga nelle tasche di chi commercia il vino, piuttosto che in quelle di chi lo comprerà. E poi è una questione di… sensibilità.

In che senso?
Gli investimenti nelle infrastrutture della rete autostradale li fa il proprietario o il gestore delle autostrade, mentre le tariffe Rca le fanno le Imprese di assicurazioni, tradizionalmente poco sensibili alle influenze esterne. Il nostro è un mercato strano, nel quale gli elementi statistico-attuariali della frequenza e del costo dei sinistri, che dovrebbero essere alla base della definizione delle tariffe, diventano probabilmente secondari rispetto ad altri elementi di maggiore convenienza aziendale. E che dire, poi, del fatto che le Imprese non intervengono in modo risolutivo sulle proprie inefficienze nella gestione dei sinistri razionalizzandola e rendendola più produttiva? Non sono forse le stesse imprese a sostenere che i sinistri costano troppo, soprattutto nel Meridione? Non risulta comprensibile, allora (e sono dati dell’Isvap), come mai il 54,7% delle strutture liquidative sono dislocate nel Nord Italia, mentre solo il 15,6% si trova nelle aree meno appetibili del Meridione d’Italia. Eppure è evidente che il presidio del territorio nel quale la situazione è maggiormente critica dovrebbe essere il miglior metodo per gestire la criticità.

Insomma, “se la suonano e sa la cantano”…
Sì. La mia impressione è che esiste un’eccessiva libertà di movimento per le Compagnie italiane che ‘se la suonano e se la cantano’, stabilendo le proprie tariffe sulla base di principi non sempre matematici, come dovrebbe essere per la determinazione dei premi assicurativi, ma presumibilmente legati a necessità finanziarie che vanno al di là della sola ricerca del risultato industriale. Sono poi le stesse Compagnie a stabilire i criteri per la gestione del comparto sinistri, dove stare, dove non stare, come e quanto pagare.

Una libertà che le Assicurazioni difendono coi denti…
Certo, questa libertà assoluta la vogliono proteggere a ogni costo. Non si spiegherebbe altrimenti l’insistenza dell’Ania nel sostenere contro ogni evidenza che i premi delle polizze auto sono già calate del 20% negli ultimi cinque anni, pur a fronte di enormi perdite di bilancio: chi mai convincerà le Imprese che le tariffe devono calare ancora? È emblematico l’atteggiamento di chiusura dell’Ania dello scorso febbraio di fronte alla proposta avanzata dal Sindacato degli agenti nel corso del convegno sulla trasparenza nel settore della Rca.


Cioè?

In quell’occasione il Sindacato nazionale degli agenti di assicurazione aveva proposto l’istituzione di un tavolo di lavoro tra organizzazioni degli agenti, Isvap, Antitrust, Ania, Associazioni dei consumatori, per definire una polizza standard, con contenuti identici per tutte le Compagnie, dalla quale ciascuna Assicurazione sarebbe partita per creare il proprio prodotto personalizzato, differenziandosi per contenuti e prezzo. In tal modo, le differenze di prezzo fra le varie Compagnie avrebbero trovato un senso nelle differenti condizioni contrattuali. D’altro canto, per la polizza standard, ci si sarebbe dovuti attendere un prezzo pressoché omogeneo per tutte le Assicurazioni. I rappresentanti delle Associazioni dei consumatori, dell’Isvap, dell’Antitrust, presenti alla tavola rotonda, avevano accolto con estremo interesse la proposta dello Sna, mentre l’Ania, attraverso il proprio rappresentante, aveva fatto sentire la propria voce contraria, fra i fischi della platea, sostenendo che non aveva senso parlare di standard minimi in un regime di libertà tariffaria. A molti è venuto in mente che l’Ania tenti di evitare a molte Imprese aderenti l’imbarazzo di dover giustificare differenze di prezzo troppo ampie per un prodotto standardizzato.

Insomma, ci sarà una soluzione contro il caro-Rca…
Allo stato attuale, a mio avviso, non esiste alcun elemento, esterno alle Compagnie, capace di indurre una riduzione delle tariffe. Non ci è riuscito il risarcimento diretto, non ci è riuscito il risarcimento in forma specifica, non ci è riuscito il decreto Bersani (anzi, ha creato le premesse per gli attuali aumenti), figuriamoci se ci potrà riuscire una possibile riduzione dei sinistri dovuta al miglioramento della viabilità autostradale. L’unica via da seguire è quella di una reale liberalizzazione del settore, che riduca lo strapotere delle imprese, piegandole alla logica del mercato. Ci sono due modi per raggiungere l’obiettivo: uno è lo sviluppo del plurimandato, l’altro è la rimozione del divieto di collaborazione tra agenti di Assicurazione.

di Ezio Notte @ 00:01


1 commento

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QUI 1 Commento

  1. Come spesso accade sottoscrivo e condivido quanto espresso dal collega. Aggiungo che il nesso fra autostrade ed RCA sia piuttosto fragile in quanto in autostrada accade la minoranza dei sinistri.
    Il cliente e di conseguenza gli intermediari potranno muoversi in un mercato REALMENTE libero quando i primi 5 gruppi assicurativi si spartiranno al massimo il 50% del mercato (come accade mediamente in Europa) e non l’80% come accade attualmente, ovvero sia quando l’Autorità di Vigilanza consentirà fusioni ed accorpamenti con molta più restrizione; viene gettato fumo negli occhi per giustificare l’esistenza dei marco gruppi assciurativi in Italia, sostenendo che tutto ciò avvviene in ossequio e per esigenze di economie di scala. La realtà fa’ emergere invece l’esigenza che le compagnie tornino ad ASSICURARE e non ad avventurarsi in ambiti che poco hanno a che fare con le polizze…finanziario, immobiliare, industriale, expo vari etc.

    Commento by Renzo Fain Binda — 3 agosto 2010 @ 14:21

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