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17 ottobre 2010

Tir ti turbano? Tutti tranquilli, Tutor ti teletutela

Giornalismo d'inchiesta: tanto di cappello

Splendida inchiesta di Luigi Carletti su Repubblica. Argomento, i Tir. Riporto tre passaggi. In corsivo.

1) Ha caricato il suo tir ben oltre le 44 tonnellate consentite. Starà a 55, forse a 60, ma in altri viaggi ha sfiorato anche le 70. Enzo parte da Battipaglia, trenta chilometri a sud di Salerno, carico di verdura e di frutta. Sono le sette di sera e all’alba di domani deve essere a Milano. Destinazione mercati generali. Ottocento chilometri d’asfalto, servono dieci ore. Che diventano almeno dodici, calcolando i limiti di velocità e le pause imposte dal codice della strada.

2) Perché Enzo, come migliaia di altri suoi colleghi, non ha alternative. Le condizioni sono queste e se non ci sta, l’impresa che lo ha ingaggiato ne ha pronti a decine per sostituirlo: romeni, ucraini, marocchini e anche italiani. Disposti a tutto, per un posto da camionista che frutta tra i 1.000 e i 1.500 euro al mese, mentre lo stipendio regolare medio è, da contratto, di 2.200 euro. Ogni giorno su strade e autostrade circola un milione di mezzi pesanti. L’87% delle merci viaggia su gomma. Se si ferma l’autotrasporto, si ferma il Paese. Sono autisti di ogni nazionalità (quasi tre milioni le patenti italiane attive), provenienza e destinazione. Tra questi si fa largo la categoria dei disperati, almeno il 30%, secondo le stime degli esperti. Sono i camionisti-schiavi. Costretti a percorrere la penisola in tempi record. Sottopagati e sotto minaccia.

3) Stefano è romeno. Lui non sa chi fossero esattamente i suoi ex datori di lavoro. Sa solo che, prima di riuscire a trovare un’impresa regolare, era costretto a viaggiare per 15-16 ore di guida consecutive. Guidava soprattutto di notte, quando i controlli sono meno frequenti. “Ho fatto anche 20 ore. Le pause? Cinque, dieci minuti al massimo per un caffè. Di giorno riesci a stare attento, però di notte è proprio un problema. Diventi come una macchina, neanche pensi… non sei più un uomo”.

La nostra idea per risolvere il problema è semplicissimo. Eliminare l’elettronica, in primis il Tutor. Che di sicuro questi poveri camionisti non li becca. Smetterla di mettersi nelle mani del Tutor, come se questo strumento potesse risolvere ogni problema. Investire solo ed esclusivamente per aumentare (più ancora di quanto già è stato fatto) il numero dei controlli effettivi: il poliziotto che ti ferma.

Ma il problema non è certo della Polstrada, che fa già i miracoli. La questione è politica. Col Tutor, soldi facili vanno allo Stato attraverso le multe per eccesso di velocità. Così tanti denari che nessuno ti racconta quanti sono. Invece, i controlli ai Tir costano e non danno un grosso ritorno immediato in termini di sanzioni economiche. Capito?

di Ezio Notte @ 00:01


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