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11 marzo 2018

Trump: protezionismo e dazi sull’auto per catturare consenso elettorale

 

Trump punta sui dazi

Trump punta sui dazi

Protezionismo: ecco la parola protagonista del settore automotive dei prossimi mesi. Trattasi della politica economica che protegge le attività produttive nazionali mediante interventi economici statali: come? Impedendo la libera concorrenza di Stati esteri. Metti una tassa, un dazio, sulla merce che arriva da fuori, e il gioco è fatto: la produzione interna viene tutelata perché quel che viene fatto dentro costa meno sul mercato di quanto costino le merci da fuori, ultratassate. È quello che fa Trump per, dice lui, difendere gli USA: dazi applicati anche alle materie prime esportate per mettere in difficoltà l’economia di Stati che non producono.

In arrivo rincari del 25% dei prezzi dell’acciaio e del 10% dell’alluminio, con l’esclusione di Paesi come Australia, Canada e Messico. In più, Trump ha minacciato in un tweet di tassare le auto e altri prodotti europei se l’Unione Europea non dovesse abbassare le sue “barriere e tariffe sui prodotti Usa”. L’auto quindi al centro dell’attenzione, nel mondo. Limitatamente all’Italia, vedo queste società esposte al provvedimento: FCA, CNH, Cnh, Tenaris, Leonardo, Brembo, Danieli e Sogefi.

C’è chiaramente anche la Cina nel mirino. A gennaio 2018, gli Stati Uniti hanno importato 1,71 miliardi di dollari di auto e ricambi per auto al mese. E le esportazioni mensili verso la Cina? Solo 817 milioni di dollari. In questo, ci aiuta Elon Musk (Tesla) a capire: gli USA impongono una tariffa del 2,5% sulle auto importate dalla Cina; la Cina applica una tariffa del 25% sulle importazioni americane. Le auto di Tesla (e di altre Case USA) costano fino al 50% in più in Cina che negli Stati Uniti a causa delle tariffe.

Musk non si è detto esplicitamente contrario alla presa di posizione di Trump. Leggiamo il suo tweet: “Sono contrario ai dazi doganali in generale, ma le regole attuali rendono le cose molto difficili. È come competere in una gara olimpica indossando scarpe di piombo. Voglio solo un rapporto equo. Niente di più. Spero che questo non sembri irragionevole”. Conclusione di Musk: “È meglio se tutti i Paesi abbassano i dazi”.

Andiamo anzitutto ad analizzare la reazione dell’UE. La commissaria europea al commercio Malmstroem ha invitato la Casa Bianca a escludere l’UE dalle misure annunciate. Perché? Perché “siamo uno stretto partner”. Quindi, per l’UE, Trump col resto del pianeta può fare quel che vuole; però con l’Unione Europea stessa deve evitare i dazi, in virtù della collaborazione fra Occidente e USA. A dire il vero, è una presa di posizione debole, che rende ancora più fragile l’UE. Pare quasi una preghiera: “Non farlo, Donald, siamo amici”.

Più decisa la reazione della Cina: “Siamo in grado di affrontare ogni sfida. Difenderemo con forza gli interessi del Paese e della sua gente”, ha detto il ministro del Commercio Zhong Shan sulle tensioni con Washington. Come dire: i dazi non ci piacciono; ma se piacciono a te, allora faremo la nostra guerra commerciale.

Molti osservatori puntano l’attenzione su tre fattori: perdita di posti di lavoro, danni all’economia, ritorsioni di Europa, Cina e Giappone contro gli USA. Vedono Trump come un ignorante economico, e non solo. In realtà, la prospettiva va cambiata. Trump era visto come un idiota anche prima e durante la campagna elettorale, che ha vinto. Ora la storia si ripete: se il presidente riesce a creare lavoro negli USA, viene rieletto. A furia di dargli del cretino, questo continua a vincere.

Il presidente potrebbe anche essere visto in altro modo: per cominciare, ha capito che Cina, Giappone, Germania perseguono solo l’interesse nazionale; e che la globalizzazione attuale devasta quasi tutto l’Occidente, favorendo la Germania, con la Cina vincitrice su ogni fronte. Con la globalizzazione, gli USA dipendono dalle importazioni: un peso piuma come Obama ha combinato pasticci. Trump non è il bene per il mondo, ma persegue solo il bene degli USA e, di riflesso, suo e delle lobby che lo appoggiano. Cerca consenso popolare in vista delle elezioni di midterm a novembre 2018. Fa quello che qualsiasi politico di qualunque parte del pianeta fa: mira a catturare le simpatie degli elettori. Che non vogliono la globalizzazione sfrenata. Trump lo aveva promesso in campagna elettorale, e ora esegue. E si di fronte un’Europa che fa il solletico: il Vecchio Continente risponde coi dazi sul burro d’arachidi…

Va inoltre chiarito un punto: negli USA, Trump comanda e trova il freno (opportuno) del Senato. In Europa, sempre più antiquata e malandata, a livello nazionale è caos: in Italia, Spagna e Germania c’è un leader che prende qualche decisione? Esiste un orientamento politico-economico? Si hanno notizie di piani per il futuro? Non pare.

In questo momento, Trump è forte e l’Europa debole. Se l’UE vuole parlare con gli USA, telefona a Trump. Henry Kissinger diceva: “Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?”. A distanza di 50 anni, ancora non c’è una risposta. Con l’Unione Europea fondata sulla moneta, anziché su valori morali e umani: la Germania fa e disfa a piacimento, così da far diminuire ulteriormente la coesione all’interno dell’Unione.

di Ezio Notte @ 11:23


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