A quanto ammonta il bonus revisione auto e come viene calcolato?
Aggiornamento su importo, calcolo e condizioni del bonus revisione auto e buono veicoli sicuri
Molti automobilisti hanno sentito parlare del “bonus revisione auto”, ma spesso lo confondono con uno sconto automatico sul prezzo pagato in officina e finiscono per non controllare se il rimborso spettante è arrivato davvero. Capire a quanto ammonta il contributo, da cosa nasce e come viene calcolato aiuta a evitare errori nella richiesta, doppie domande respinte o la perdita definitiva del diritto al buono.
Importo attuale del bonus revisione auto e tetti di spesa
L’importo del cosiddetto bonus revisione auto, tecnicamente definito “buono veicoli sicuri”, è fissato dalla legge in una cifra precisa: si tratta di un rimborso pari a 9,95 euro per ogni veicolo che viene sottoposto a revisione periodica obbligatoria. Questo valore è stato stabilito dalla Legge di Bilancio 2021 come compensazione dell’aumento di pari entità della tariffa di revisione previsto per i veicoli a motore e i rimorchi. Il riferimento normativo è l’articolo 1, comma 706, della legge 30 dicembre 2020 n. 178, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, che quantifica espressamente il buono in 9,95 euro (testo della Legge 178/2020).
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha confermato questo importo anche nei propri comunicati ufficiali, chiarendo che il buono veicoli sicuri non è uno sconto variabile ma un contributo fisso, riconosciuto a rimborso di parte della spesa sostenuta per la revisione (comunicato MIT sul buono veicoli sicuri). Non esistono quindi “tetti di spesa” legati al costo effettivo della revisione: anche se il centro autorizzato applica tariffe diverse, il bonus resta sempre pari a 9,95 euro per ciascun veicolo ammesso al beneficio, entro i limiti delle risorse stanziate a livello statale.
Un equivoco frequente riguarda il rapporto tra bonus e prezzo finale pagato in officina. Il buono non riduce direttamente il costo della revisione al momento del pagamento, ma viene erogato successivamente come rimborso, di norma tramite accredito sul conto indicato dal proprietario del veicolo. Se, ad esempio, si paga la revisione in un centro privato e si conserva la ricevuta, l’importo del bonus non dipende da quanto si è speso ma solo dal fatto che la revisione sia stata effettuata regolarmente e che la domanda sia stata presentata correttamente sulla piattaforma dedicata, fino a esaurimento fondi.
Come viene determinato l’ammontare del bonus revisione
L’ammontare del bonus revisione non nasce da una percentuale sul costo della revisione, ma da una scelta normativa precisa: il legislatore ha deciso di compensare l’aumento della tariffa di revisione con un contributo di pari importo. La Legge di Bilancio 2021 ha infatti previsto un incremento della tariffa base per la revisione dei veicoli a motore e, contestualmente, ha istituito il buono veicoli sicuri proprio per attenuare l’impatto di questo rincaro sui proprietari. Per questo motivo il valore del bonus è stato fissato in 9,95 euro, corrispondenti all’aumento della tariffa, come riportato sia nel testo di legge sia nel comunicato del MIT dedicato al buono.
Dal punto di vista pratico, il calcolo è quindi molto semplice: per ogni veicolo che rientra nei requisiti previsti e che viene sottoposto a revisione periodica obbligatoria, il proprietario può ottenere un solo buono di 9,95 euro. Non è previsto alcun arrotondamento o adeguamento automatico all’inflazione o ai futuri cambi tariffari, salvo eventuali nuove norme. Se, ad esempio, un automobilista effettua la revisione della propria auto e, nello stesso periodo, anche quella del rimorchio di sua proprietà, potrà richiedere un buono per ciascun veicolo, ma sempre dell’importo fisso di 9,95 euro per ognuno, a condizione che siano rispettate le altre condizioni di legge.
Un aspetto importante da considerare è che il bonus non copre l’intero costo della revisione, ma solo una parte. Chi sta valutando quanto spenderà complessivamente per la manutenzione obbligatoria del veicolo deve quindi tenere conto che il buono riduce solo in minima parte l’esborso complessivo. Per farsi un’idea più precisa dell’impatto economico della revisione, può essere utile confrontare il contributo con i costi aggiornati applicati da motorizzazione e centri privati, come spiegato nell’analisi sui costi della revisione auto e possibili rincari futuri, così da non sopravvalutare il peso del bonus nel bilancio familiare.
Quante volte si può richiedere il bonus e per quali veicoli
La normativa sul buono veicoli sicuri prevede che il bonus sia riconosciuto una sola volta per ciascun veicolo che viene sottoposto a revisione, nell’ambito del periodo e delle condizioni fissate dai decreti attuativi. Questo significa che non è possibile ottenere più buoni per la stessa auto o per lo stesso motociclo in occasione di revisioni successive, anche se effettuate in anni diversi. Se, ad esempio, un proprietario ha già richiesto e ottenuto il bonus per la revisione della propria autovettura, una nuova revisione dello stesso veicolo non darà diritto a un ulteriore contributo, mentre potrà essere richiesto per un altro veicolo intestato alla stessa persona, se rientra nei requisiti.
Per quanto riguarda le tipologie di veicoli ammessi, il riferimento è alle categorie soggette alla revisione periodica prevista dall’articolo 80 del Codice della strada, richiamato espressamente dalla Legge di Bilancio 2021. Rientrano quindi, in linea generale, le autovetture, i veicoli commerciali leggeri, i motocicli e i rimorchi per i quali è obbligatoria la revisione periodica. Il decreto ministeriale che ha dato attuazione al buono veicoli sicuri, come ricordato anche da fonti specialistiche del settore che hanno commentato l’entrata in vigore del bonus, ha collegato il diritto al contributo all’effettuazione della revisione obbligatoria nel periodo indicato e nel rispetto dei limiti di spesa complessivi stanziati.
Un errore ricorrente è pensare che il bonus sia legato alla persona e non al veicolo. In realtà, il buono è riconosciuto “a favore dei proprietari di veicoli a motore che sottopongono il proprio veicolo alle operazioni di revisione”, come recita la norma. Se un automobilista possiede tre veicoli soggetti a revisione e tutti rientrano nelle condizioni previste, potrà richiedere fino a tre buoni distinti, uno per ciascun mezzo. Se invece più persone sono cointestatarie dello stesso veicolo, il buono resta comunque unico e non viene moltiplicato per il numero di intestatari. Prima di presentare la domanda, conviene quindi verificare con attenzione quali veicoli di proprietà non abbiano ancora beneficiato del contributo e controllare le rispettive scadenze di revisione, anche alla luce delle regole su intervalli e periodicità della revisione.
Come verificare l’accredito del bonus revisione ricevuto
Per verificare se il bonus revisione è stato effettivamente riconosciuto e accreditato, il primo passo è ricordare che il contributo non viene erogato automaticamente al momento della revisione, ma solo dopo la presentazione della domanda tramite la piattaforma informatica dedicata “Buono veicoli sicuri”. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha reso disponibile questo portale online per consentire ai proprietari di inserire i dati del veicolo, della revisione effettuata e dell’IBAN su cui ricevere il rimborso, come spiegato in un comunicato specifico sull’attivazione della piattaforma pubblicato dal MIT. Se non è mai stata completata questa procedura, il bonus non può risultare accreditato, anche se la revisione è stata regolarmente pagata.
Una volta inviata la richiesta, la verifica dell’accredito avviene in modo molto concreto: controllando i movimenti del conto corrente indicato nella domanda, alla ricerca di un bonifico in entrata dell’importo di 9,95 euro riconducibile al buono veicoli sicuri. Se, dopo un periodo ragionevole, il rimborso non compare, è opportuno rientrare sulla piattaforma con le proprie credenziali per verificare lo stato della pratica, controllare che i dati inseriti (targa, data revisione, IBAN) siano corretti e che non siano stati segnalati errori o rigetti. In caso di dubbi, è utile confrontare la ricevuta della revisione con i dati caricati online: se, ad esempio, la data o il numero di targa non coincidono, la domanda potrebbe essere stata respinta senza che il proprietario se ne sia accorto.
Un caso tipico è quello di chi effettua la revisione in un centro privato, paga regolarmente e poi, convinto che il bonus sia “automatico”, non accede mai alla piattaforma per richiederlo. Quando, mesi dopo, controlla l’estratto conto e non trova alcun accredito, pensa a un errore della banca o del Ministero, mentre in realtà manca proprio la domanda. Se ci si riconosce in questa situazione, il controllo da fare è semplice: recuperare la documentazione della revisione, verificare se il periodo e il veicolo rientrano tra quelli ammessi al buono e, se la finestra temporale è ancora aperta, procedere con l’invio della richiesta. In parallelo, per ridurre il peso economico delle prossime scadenze, può essere utile organizzarsi per tempo seguendo consigli pratici su come preparare l’auto alla revisione senza spese inutili, così da affiancare al bonus una gestione più efficiente dei costi di manutenzione.