Alcolock e codici 68–69: cosa cambia per neopatentati e professionisti?
Spiegazione dei codici armonizzati 68 e 69, obbligo di alcolock e tasso zero per neopatentati e conducenti professionali alla luce delle nuove regole
Molti automobilisti scoprono l’esistenza dei codici 68 e 69 solo quando la patente viene ritirata per guida in stato di ebbrezza, rischiando di sottovalutare obblighi molto rigidi su alcol e alcolock. Capire come funzionano queste annotazioni, soprattutto per neopatentati e conducenti professionali, permette di evitare errori banali ma gravissimi: guidare il veicolo sbagliato, organizzare male i turni o, peggio, violare le prescrizioni e trovarsi con una nuova sospensione o con la revoca del titolo di guida.
Come funzionano oggi i codici armonizzati 68 e 69 e quando vengono annotati sulla patente
I codici armonizzati 68 e 69 sono codici unionali riportati sulla patente per indicare restrizioni specifiche legate all’uso di alcol e all’obbligo di alcolock. Il codice 68 segnala che il titolare deve mantenere tasso alcolemico pari a zero ogni volta che guida, mentre il codice 69 limita la guida ai soli veicoli dotati di dispositivo alcolock installato e funzionante. Secondo quanto riportato da fonti specialistiche, questi codici vengono utilizzati in tutta l’Unione europea per rendere immediatamente leggibili le limitazioni, anche in caso di controlli all’estero.
Per quanto riguarda il momento in cui vengono annotati, le analisi aggiornate sull’articolo 186 del Codice della strada indicano che, dopo la riforma più recente, l’apposizione dei codici 68 e 69 è collegata alla condanna per guida in stato di ebbrezza nelle ipotesi più gravi previste dalla norma. Il nuovo comma dedicato prevede che, quando il giudice accerta una violazione con tasso alcolemico superiore a determinate soglie, la motorizzazione annoti automaticamente i codici sulla patente, senza necessità di una richiesta del conducente. Un commento all’articolo 125 del Codice della strada evidenzia inoltre che sono previste sanzioni specifiche per chi, pur avendo questi codici, non rispetta le relative prescrizioni.
Un errore frequente è pensare che i codici armonizzati siano “solo note” senza conseguenze pratiche. In realtà, guidare un veicolo privo di alcolock con codice 69 annotato, oppure mettersi al volante dopo aver assunto alcol con codice 68, equivale a violare un obbligo imposto dall’autorità. Per capire meglio il quadro complessivo e le ricadute sulle altre limitazioni di guida, può essere utile approfondire il tema dei codici armonizzati in patente e dei rischi se si ignorano le prescrizioni 68 e 69, così da avere chiaro cosa comporta ogni singola annotazione.
La disciplina dei codici 68 e 69 si inserisce inoltre nel contesto europeo sull’alcol interlock. Un approfondimento dedicato ai nuovi codici europei per la patente ricorda che la direttiva della Commissione del 2015 ha introdotto proprio il codice 69 per indicare la restrizione alla guida esclusiva di veicoli dotati di alcolock, con possibilità di indicare anche una data di scadenza della limitazione. Questo conferma che non si tratta di una particolarità italiana, ma di un sistema armonizzato a livello UE, pensato per rendere più efficace il controllo dei conducenti che hanno già avuto problemi con l’alcol alla guida. Una panoramica sul tema è disponibile anche attraverso l’analisi di ASAPS sui codici europei per i dispositivi alcol interlock.
Neopatentati con obbligo di alcolock: limiti aggiuntivi, durata e rischi di revoca
Per i neopatentati, l’annotazione dei codici 68 e 69 è particolarmente delicata perché si somma alle restrizioni già previste per i primi anni di guida. Chi ha conseguito da poco la patente è già soggetto a limiti più severi sull’alcol e su potenza e tipologia di veicoli guidabili; se interviene una condanna per guida in stato di ebbrezza nelle fasce più gravi, l’obbligo di tasso alcolemico zero e di guida esclusiva con alcolock diventa un vincolo aggiuntivo, che può durare anche oltre il periodo di “neopatentato”. In pratica, il giovane conducente si trova a dover rispettare contemporaneamente le regole generali per i neopatentati e le prescrizioni specifiche legate ai codici 68 e 69.
Le fonti specialistiche sul Codice della strada spiegano che, dopo la riforma, la violazione delle prescrizioni collegate ai codici unionali può comportare sanzioni autonome, coordinate con l’articolo 125. Per un neopatentato, questo significa che guidare un’auto senza alcolock quando la patente riporta il codice 69, oppure risultare positivo all’alcoltest nonostante il codice 68, espone non solo a nuove sanzioni per guida in stato di ebbrezza, ma anche a conseguenze sulla validità stessa della patente, fino alla revoca nei casi più gravi. In uno scenario concreto, se un giovane con patente appena conseguita, già condannato per guida in stato di ebbrezza, prende in prestito l’auto di un amico priva di alcolock e viene fermato, rischia di perdere il titolo di guida e di dover ripartire da zero con l’iter per il conseguimento.
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la durata dell’obbligo di alcolock per chi ha i codici 68 e 69. Secondo quanto riportato da un dossier dedicato ai limiti di tasso alcolemico e alle nuove regole, la riforma del Codice della strada prevede che, per i conducenti condannati con tasso alcolemico superiore a determinate soglie, sulla patente vengano annotati il codice 68 e il codice 69, con obbligo di utilizzare un dispositivo alcolock conforme a specifiche tecniche europee. Questo obbligo si aggiunge al periodo di sospensione della patente e può proseguire anche dopo la restituzione del documento. Per i neopatentati, ciò significa che il periodo “protetto” di guida con alcolock può accompagnare una parte significativa dei primi anni di esperienza al volante, con impatto su mobilità, lavoro e vita sociale. Un quadro sintetico di queste novità è illustrato anche da alVolante, nel dossier su alcol test, limiti e sanzioni dopo la riforma.
Per evitare errori, un neopatentato con codici 68 e 69 dovrebbe adottare alcune cautele pratiche. Prima di mettersi alla guida, è essenziale verificare che il veicolo sia effettivamente dotato di alcolock installato da officina autorizzata e che il dispositivo sia correttamente attivo. Se, ad esempio, un familiare propone di usare un’auto sostitutiva o un veicolo appena acquistato, il titolare della patente con codice 69 deve chiedere esplicitamente se l’alcolock è presente e funzionante; in caso contrario, è preferibile rinunciare alla guida. Inoltre, è opportuno conservare sempre la documentazione relativa all’installazione e alla manutenzione del dispositivo, per poterla esibire in caso di controlli o contestazioni.
Conducenti professionali, CQC e CAP: cosa succede se scatta l’obbligo di alcolock
Per i conducenti professionali titolari di CQC o CAP, l’annotazione dei codici 68 e 69 sulla patente ha un impatto diretto sulla possibilità di continuare a lavorare. Se un autista di autobus, un conducente di veicoli industriali o un tassista viene condannato per guida in stato di ebbrezza nelle ipotesi più gravi, l’obbligo di tasso alcolemico zero e di guida esclusiva con alcolock può rendere inutilizzabili, almeno temporaneamente, i veicoli aziendali non equipaggiati con il dispositivo. In pratica, il datore di lavoro dovrebbe assegnare al conducente solo mezzi dotati di alcolock, oppure sospenderlo dalla guida fino a quando non sia possibile adeguare il parco veicoli.
Le notizie relative al decreto attuativo sull’alcolock, notificate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti all’Unione europea, spiegano che il provvedimento definisce caratteristiche e modalità di installazione del dispositivo per l’Italia, con particolare attenzione alla conformità tecnica e alla sicurezza. Successivamente, un lancio di agenzia ha chiarito che il decreto rende obbligatorio l’alcolock per i conducenti già sanzionati per guida con tasso alcolemico oltre determinate soglie, i quali potranno guidare solo veicoli su cui è installato l’apparecchio. Per un conducente professionale, questo significa che ogni turno di lavoro deve essere organizzato tenendo conto di questa limitazione, con possibili ripercussioni su orari, tratte e tipologia di servizi svolti. Una sintesi delle tappe di questo percorso normativo è riportata, ad esempio, nella notizia ANSA sulla notifica del decreto alcolock all’Unione europea.
Un successivo approfondimento giornalistico ha poi evidenziato che, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo, è scattato l’obbligo di installare a proprie spese l’alcolock per chi ha una condanna penale per guida in stato di ebbrezza, con codifica specifica sulla patente e obbligo di utilizzo del dispositivo per un periodo aggiuntivo rispetto alla sospensione. Per i professionisti, questo comporta non solo un costo economico, ma anche la necessità di coordinarsi con l’azienda o con il titolare della licenza per l’installazione sui veicoli utilizzati per il servizio. Se, ad esempio, un autista di linea urbana con CQC si trova con codice 69 annotato, l’ente gestore dovrà decidere se installare l’alcolock sul mezzo assegnato o se spostare il lavoratore a mansioni diverse, almeno fino alla fine del periodo di obbligo. Una descrizione di questo passaggio è contenuta anche nella notizia ANSA sull’avvio dell’obbligo di alcolock per chi ha condanne.
Un ulteriore profilo critico riguarda il coordinamento tra le prescrizioni della patente e i requisiti professionali di idoneità psicofisica. Se un conducente con CQC o CAP ha il codice 68, ogni assunzione di alcol prima o durante il servizio diventa incompatibile con la permanenza alla guida, anche quando la normativa generale consentirebbe un certo margine. In un caso concreto, un autista di pullman turistico con codice 68 che partecipa a una cena aziendale e consuma bevande alcoliche, pur sentendosi lucido, non può mettersi alla guida il mattino successivo senza esporsi al rischio di violare la prescrizione di tasso zero. Per questo, molte aziende potrebbero introdurre policy interne più rigide, prevedendo controlli preventivi o rotazioni dei turni per chi ha codici 68 e 69 annotati.
Come organizzare lavoro, turni e scelta del veicolo quando puoi guidare solo con alcolock
Quando sulla patente è annotato il codice 69, la prima regola pratica è considerare l’alcolock come parte integrante del proprio “permesso di guida”. Senza un veicolo dotato di dispositivo funzionante, di fatto non si può guidare. Questo vale sia per chi utilizza l’auto privata, sia per chi guida per lavoro. La scelta del veicolo diventa quindi centrale: occorre verificare che l’auto di famiglia, il mezzo aziendale o il veicolo a noleggio siano equipaggiati con un alcolock installato da officina autorizzata e conforme alle specifiche richieste. Un’intervista a una giurista, riportata da un’agenzia di stampa, ricorda che il codice 69 identifica proprio i veicoli dotati di dispositivo alcolock installato secondo le regole, mentre il codice 68 indica l’obbligo di tasso alcolemico zero per il titolare.
Per organizzare in modo efficace lavoro e turni, può essere utile seguire una serie di passaggi operativi:
- verificare quali veicoli, tra quelli disponibili in famiglia o in azienda, sono già dotati di alcolock installato correttamente;
- programmare l’uso di questi mezzi in base agli orari di lavoro, agli spostamenti quotidiani e alle esigenze di altri membri del nucleo familiare o colleghi;
- coordinarsi con il datore di lavoro o con il responsabile del parco veicoli per pianificare eventuali installazioni aggiuntive, se i mezzi disponibili non sono sufficienti;
- prevedere margini di tempo per l’utilizzo dell’alcolock, considerando che il dispositivo richiede un test prima dell’avviamento e, in alcuni casi, controlli periodici durante il viaggio;
- conservare e aggiornare la documentazione relativa all’installazione, alla taratura e alla manutenzione del dispositivo, così da poterla esibire in caso di controlli.
Un aspetto spesso trascurato riguarda la gestione degli imprevisti. Se, ad esempio, l’auto con alcolock è in officina per una riparazione urgente, il titolare della patente con codice 69 non può semplicemente “prendere l’altra macchina di casa” se questa non è equipaggiata con il dispositivo. In questi casi, occorre organizzarsi per tempo con un veicolo sostitutivo dotato di alcolock, con il trasporto pubblico o con un collega che possa effettuare il turno di guida. Per chi utilizza l’auto anche per lavoro autonomo, come nel caso di un professionista che si sposta tra clienti, può essere utile valutare la possibilità di installare l’alcolock su un veicolo dedicato all’attività, lasciando eventualmente un altro mezzo libero per i familiari senza restrizioni.
La scelta del veicolo e l’organizzazione dei turni devono tenere conto anche delle specifiche tecniche e delle modalità di installazione previste dal decreto attuativo. Le analisi di settore ricordano che il dispositivo deve essere conforme a standard europei e installato da officine autorizzate, con controlli periodici per garantirne il corretto funzionamento. Alcuni approfondimenti, come quelli dedicati all’avvicinarsi dell’alcolock a livello europeo, sottolineano che il codice 69 può essere accompagnato da una data di scadenza della restrizione, elemento che incide sulla pianificazione a medio termine: se la limitazione ha una durata definita, può essere opportuno programmare l’uso intensivo del veicolo con alcolock nel periodo interessato, per poi valutare se mantenere o meno il dispositivo una volta cessato l’obbligo.
Per chi vuole approfondire il funzionamento concreto dell’alcolock sulla patente B, con esempi pratici di gestione quotidiana e chiarimenti su cosa comporta il codice 69, è utile consultare anche un’analisi dedicata a come funziona l’alcolock sulla patente B e cosa comporta il codice 69. Un controllo periodico delle proprie annotazioni sulla patente, unito a una pianificazione attenta di veicoli e turni, permette di ridurre al minimo il rischio di violazioni involontarie e di continuare a muoversi, o a lavorare, nel rispetto delle nuove regole.