Autovelox e autorizzazione del Prefetto: come funziona davvero dal 2025?
Guida pratica all’autorizzazione prefettizia degli autovelox, ai requisiti di legge e alle verifiche da fare prima di impostare un ricorso
Molti automobilisti danno per scontato che ogni autovelox sia legittimo solo perché è installato e segnalato, ma l’autorizzazione del Prefetto è un passaggio decisivo e spesso trascurato. Capire quando serve davvero, come viene rilasciata e come verificarla aiuta a evitare errori grossolani: ad esempio basare un ricorso su motivi sbagliati o, al contrario, pagare una sanzione che potrebbe essere contestata per vizi formali legati al decreto prefettizio.
Quando serve l’autorizzazione del Prefetto per installare un autovelox fisso o mobile
L’autorizzazione del Prefetto per gli autovelox è richiesta in tutti i casi in cui il controllo della velocità avviene senza contestazione immediata, cioè quando il conducente non viene fermato subito dopo l’accertamento. Questo riguarda in particolare le postazioni fisse e molte postazioni mobili automatiche, soprattutto su strade dove il Codice della Strada non consente in modo generalizzato il rilevamento a distanza senza fermo del veicolo. Il provvedimento prefettizio individua i tratti di strada dove, per ragioni di sicurezza, è ammesso questo tipo di controllo.
Secondo quanto indicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il quadro è stato rafforzato da un decreto interministeriale che ha previsto l’individuazione dei tratti di strada utilizzabili con autovelox tramite specifico provvedimento del Prefetto, con l’obiettivo di contrastare le cosiddette “multe selvagge” e privilegiare la funzione di prevenzione degli incidenti rispetto a quella meramente sanzionatoria. Un approfondimento sul ruolo di questo decreto è disponibile sul sito del MIT, nella sezione dedicata alla stretta sugli autovelox, consultabile tramite il comunicato “Autovelox, arriva la stretta contro le multe selvagge”.
Un errore frequente è pensare che l’autorizzazione del Prefetto serva solo per gli apparecchi fissi, mentre anche molte postazioni mobili automatiche, se usate senza fermo del veicolo, rientrano nel perimetro del provvedimento prefettizio. Al contrario, quando la pattuglia ferma il conducente e contesta immediatamente la violazione, il controllo rientra di norma nei poteri generali di polizia stradale e non richiede lo stesso tipo di decreto. Per valutare correttamente la situazione, è essenziale distinguere tra modalità di utilizzo dell’apparecchio e tipologia di strada.
Quali dati su traffico e incidentalità devono fornire Comuni e enti proprietari
Per ottenere l’autorizzazione del Prefetto, Comuni ed enti proprietari delle strade devono motivare la richiesta dimostrando che il controllo automatico della velocità è necessario per ragioni di sicurezza. Questo, nella prassi, significa fornire dati su traffico e incidentalità che evidenzino criticità specifiche del tratto interessato: ad esempio frequenza degli incidenti, tipologia dei sinistri, presenza di vulnerabilità particolari come attraversamenti pedonali, scuole, accessi laterali o condizioni geometriche della strada che rendono rischioso il superamento dei limiti.
Il decreto-legge 12 settembre 2023 n. 121, convertito con modificazioni dalla legge 6 novembre 2023 n. 155, costituisce il quadro di riferimento per gli interventi successivi sugli autovelox, delineando un approccio più strutturato alla sicurezza stradale e alla limitazione della velocità. Le basi normative di questo impianto sono consultabili direttamente sulla Gazzetta Ufficiale per il decreto-legge 121/2023 e sulla pagina dedicata alla legge 6 novembre 2023 n. 155, che ne ha disposto la conversione con modifiche.
In concreto, quando un ente locale chiede di installare un autovelox, dovrebbe predisporre una relazione tecnica che contenga almeno: descrizione del tratto di strada, limiti di velocità vigenti, dati storici sugli incidenti, flussi di traffico e motivazioni per cui il controllo automatico è ritenuto più efficace o necessario rispetto ad altri interventi (ad esempio segnaletica, dossi, modifiche infrastrutturali). Se questi elementi mancano o sono deboli, il Prefetto potrebbe negare o limitare l’autorizzazione, oppure rilasciarla con condizioni specifiche.
Un aspetto spesso sottovalutato è che la raccolta e l’aggiornamento dei dati sui dispositivi di controllo della velocità è oggetto di attenzione anche a livello nazionale. Il MIT ha avviato una ricognizione degli autovelox in uso, scrivendo al Ministero dell’Interno e all’ANCI per verificare numero e conformità dei dispositivi alle regole di approvazione, come riportato nel comunicato “Autovelox: MIT scrive a Viminale e Anci per ricognizione sul territorio italiano”, disponibile sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Come verificare se una postazione è stata autorizzata correttamente
Per verificare se una postazione autovelox è stata autorizzata correttamente dal Prefetto, il primo passo è identificare con precisione il tratto di strada indicato nel verbale: denominazione della strada, chilometro o progressiva, direzione di marcia e, se presente, eventuale riferimento a intersezioni o punti notevoli. Con questi dati è possibile richiedere copia del decreto prefettizio che autorizza il controllo automatico su quel tratto, rivolgendosi alla Prefettura competente o all’ente che ha elevato la sanzione, tramite istanza di accesso agli atti.
Una volta ottenuto il decreto, occorre confrontare con attenzione il contenuto del provvedimento con la situazione reale: se il decreto indica un diverso tratto di strada, una diversa direzione di marcia o condizioni particolari (ad esempio limiti di velocità specifici, fasce orarie, tipologie di veicoli) che non coincidono con quanto riportato nel verbale, potrebbero emergere profili di illegittimità. In uno scenario pratico, se il decreto autorizza il controllo solo in direzione “A-B” ma la multa è stata elevata in direzione “B-A”, allora si apre uno spazio concreto per contestare la validità dell’accertamento.
Oltre all’autorizzazione prefettizia, è fondamentale verificare anche altri requisiti dell’apparecchio, come omologazione e taratura periodica, che rappresentano ulteriori presupposti di validità della sanzione. Per approfondire questi aspetti tecnici, può essere utile consultare la guida su come verificare omologazione e taratura di un autovelox prima di fare ricorso, che illustra i documenti da richiedere e gli errori più comuni nella gestione delle apparecchiature.
| Fase | Cosa verificare | Obiettivo |
|---|---|---|
| Analisi del verbale | Strada, chilometro, direzione, ente accertatore | Individuare con precisione la postazione |
| Accesso agli atti | Richiesta del decreto prefettizio e degli allegati tecnici | Ottenere la base giuridica dell’autovelox |
| Confronto decreto-realtà | Coerenza tra tratto autorizzato e luogo effettivo del controllo | Individuare eventuali discrepanze utilizzabili nel ricorso |
Un errore ricorrente è fermarsi alla sola verifica della segnaletica di preavviso, ritenendo che la presenza del cartello renda automaticamente legittimo l’autovelox. In realtà, la segnaletica è solo uno degli elementi richiesti: senza un decreto prefettizio valido e coerente, la postazione potrebbe essere contestabile anche se ben segnalata. Per questo, chi valuta un ricorso dovrebbe sempre includere tra i controlli la richiesta formale del provvedimento di autorizzazione.
Cosa può cambiare per le multe se manca o è irregolare il decreto prefettizio
Se per una determinata postazione autovelox manca del tutto il decreto prefettizio, oppure il provvedimento presenta irregolarità sostanziali rispetto al tratto di strada o alle modalità di utilizzo dell’apparecchio, le sanzioni elevate potrebbero essere annullabili. In sede di ricorso, il conducente può eccepire l’assenza o l’inidoneità dell’autorizzazione, sostenendo che il controllo della velocità senza contestazione immediata è avvenuto in violazione delle condizioni previste dalla normativa e dalle disposizioni prefettizie.
Le conseguenze pratiche dipendono dal tipo di vizio riscontrato. Se il decreto è completamente assente, la contestazione è più netta: l’ente non avrebbe potuto utilizzare l’autovelox in quella modalità su quel tratto di strada. Se invece il decreto esiste ma è impreciso, datato o non coerente con la situazione attuale (ad esempio per modifiche alla viabilità o ai limiti di velocità non recepite), il ricorso dovrà argomentare perché tali difformità incidono sulla legittimità dell’accertamento. In ogni caso, è importante distinguere tra vizi formali minori e irregolarità che compromettono davvero la validità della multa.
Va anche considerato che il quadro regolatorio sugli autovelox è in evoluzione e che alcuni provvedimenti attuativi possono essere oggetto di modifiche o approfondimenti, come riportato da fonti di stampa in merito alla sospensione di un decreto sugli autovelox per ulteriori valutazioni tecniche e giuridiche. In questo contesto, chi presenta ricorso dovrebbe sempre verificare lo stato aggiornato delle norme applicabili e, se necessario, farsi assistere da un professionista per valutare la solidità delle proprie argomentazioni.
Per chi è interessato a capire meglio come le novità regolamentari possano incidere sulle sanzioni per eccesso di velocità, può essere utile leggere l’analisi dedicata a quali sono le novità per le multe per eccesso di velocità, che offre un quadro d’insieme delle principali modifiche e dei loro effetti pratici per gli automobilisti.
Differenze tra strade urbane, extraurbane principali e autostrade
Le regole sull’autorizzazione prefettizia degli autovelox non si applicano in modo uniforme a tutte le categorie di strade. Su strade urbane, dove la presenza di incroci, attraversamenti pedonali e accessi laterali è molto frequente, il ricorso al controllo automatico senza contestazione immediata è in genere più limitato e richiede una motivazione particolarmente attenta in termini di sicurezza. Il Prefetto, nel valutare le richieste dei Comuni, deve tenere conto del contesto urbano e della necessità di evitare un uso eccessivo degli apparecchi in tratti non realmente critici.
Sulle strade extraurbane principali e sulle autostrade, la logica è diversa: si tratta di infrastrutture pensate per velocità più elevate e con caratteristiche geometriche che, se associate a eccessi di velocità, possono generare incidenti gravi. In questi casi, il controllo automatico della velocità è spesso considerato uno strumento importante di prevenzione, ma anche qui il tratto deve essere individuato con precisione nel decreto prefettizio, con riferimento alle condizioni di traffico e incidentalità. Un automobilista che riceve una multa su un tratto extraurbano o autostradale dovrebbe comunque verificare che quel segmento sia effettivamente ricompreso nel provvedimento.
Un caso tipico riguarda le strade di scorrimento che attraversano centri abitati o zone periurbane: formalmente possono essere classificate come extraurbane o come strade urbane di scorrimento, ma nella pratica presentano caratteristiche miste. Se un autovelox è installato su un tratto di questo tipo, la corretta classificazione della strada e la coerenza con il decreto prefettizio diventano elementi centrali per valutare la legittimità della sanzione. Se la classificazione riportata nel verbale non coincide con quella utilizzata nel decreto, allora si apre un possibile margine di contestazione.
Suggerimenti pratici per chi valuta un ricorso basato sull’assenza di autorizzazione
Chi sta valutando un ricorso contro una multa da autovelox basato sull’assenza o sull’irregolarità dell’autorizzazione del Prefetto dovrebbe procedere con metodo, evitando contestazioni generiche. Una strategia efficace parte dall’analisi puntuale del verbale e prosegue con una richiesta formale di accesso agli atti per ottenere copia del decreto prefettizio e degli eventuali allegati tecnici. Solo dopo aver esaminato questi documenti è possibile capire se esistono effettivamente vizi utilizzabili in sede di ricorso.
Per rendere più ordinato il controllo, può essere utile seguire una sequenza di verifiche. Tra i passaggi più importanti rientrano:
- controllare che il tratto di strada indicato nel verbale coincida con quello descritto nel decreto prefettizio;
- verificare che la direzione di marcia e il senso di percorrenza siano correttamente riportati;
- accertare che il limite di velocità applicato sia quello previsto nel decreto e nella segnaletica presente sul posto;
- valutare se il decreto prevede condizioni particolari (fasce orarie, categorie di veicoli) rispettate al momento dell’accertamento;
- esaminare eventuali aggiornamenti o modifiche della viabilità successivi al decreto che potrebbero averne alterato la coerenza.
Un errore comune è concentrare il ricorso solo sull’autorizzazione prefettizia, trascurando altri possibili profili di illegittimità, come la mancata omologazione o la taratura irregolare dell’apparecchio, o ancora la mancanza di registrazione corretta del dispositivo. Per una valutazione più completa, può essere utile confrontare anche i requisiti relativi alla registrazione e all’omologazione, ad esempio partendo dalle indicazioni su quando è nulla la multa se l’autovelox non è registrato e sulle conseguenze di un autovelox non omologato.
Un ulteriore elemento da considerare è che, secondo quanto riportato dal MIT, è prevista la pubblicazione di un elenco nazionale dei dispositivi e sistemi di rilevamento della velocità autorizzati, con l’obiettivo di rendere più trasparente il quadro dei controlli sul territorio. Quando questo strumento sarà pienamente operativo, potrà diventare un riferimento aggiuntivo per verificare la presenza e la regolarità delle postazioni, affiancando ma non sostituendo la necessaria verifica del singolo decreto prefettizio e della documentazione tecnica relativa all’apparecchio utilizzato.