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Barbato, l’Antifrode e la propaganda Isvap: l’opinione dell’avvocato Perrini

diEzio Notte

L’Isvap punta a ridurre del 15-18% le tariffe Rca, anche con l’Agenzia antifrode. Il parlamentare dell’Idv, Francesco Barbato, relatore del Disegno di legge per la costituzione dell’Antifrode, dice: “È inconcepibile fare ipotesi precise sulle riduzioni, sono soltanto numeri di propaganda. L’unica cosa concreta è la nascita dell’Antifrode, che determinerà risparmi per le Compagnie, ma è un effetto che si avrà tra due o tre anni”. Questione scottante: qui ci vuole un super esperto di Rca, l’avvocato Massimo Perrini.

Massimo, Barbato è un po’ critico con l’Isvap: che succede?
“Qui si entra nel terreno minato delle interpretazioni politiche. Il parlamentare dell’Idv è il relatore del progetto unificato, in discussione alla commissione Finanze della Camera, del Disegno di legge per la costituzione dell’Agenzia antifrodi. La commissione ultimamente è stata messa sotto pressione dal ministro dello Sviluppo economico e dall’Isvap affinché nella normativa sotto esame vengano inserite le modifiche al Codice delle Assicurazioni richieste, di fatto congiuntamente, da Ania e Isvap”.

E quindi?
“Secondo alcuni autorevoli commentatori, le dichiarazioni del relatore sarebbero foriere di guai poiché dalle stesse si evincerebbe una impostazione, contraria alle ragioni dei danneggiati, tendente a restaurare i ‘sacri principi’ del risarcimento diretto modificandolo soltanto in alcuni aspetti marginali. Bisogna augurarsi che non sia così. In ogni caso, il 27 gennaio è calendarizzata la discussione sul ddl Antifrode: in quella sede, emergeranno le posizioni di tutti. Certo che politicamente ora nessuno potrà più far finta di non avere capito. L’Agenzia antifrode non potrà essere certo la foglia di fico dietro la quale celare gli ennesimi provvedimenti spot per ridurre ancora una volta i risarcimenti”.

In che senso?
“Negli anni si è creato un equivoco di fondo: la Rc auto obbligatoria è nata per assicurare ai danneggiati da sinistro da circolazione stradale un sistema generalizzato di protezione, creando un sistema ove rendere sempre presente come debitore solidale un debitore di sicura solvibilità quale l’assicuratore del responsabile civile. Nel frattempo i costi sociali della Rc auto sono diventati insostenibili, e questa da ordinario strumento di garanzia è divenuta una vera e propria tassa. Solo che con la liberalizzazione delle tariffe nessuno ha più verificato i conti delle Imprese, che per anni hanno avuto utili elevatissimi nel ramo, scaricando le inefficienze sulle tariffe. Inoltre, in questi ultimi 10 anni, tutte le richieste delle Imprese sono state esaudite da tutti i Governi che si sono succeduti, abbandonando così di fatto il sistema risarcitorio che nell’ambito della Rc auto si va trasformando sempre più in un sistema indennitario”.

Fammi un esempio…
“Emblematico è lo strappo che ebbe a compiersi con la legge 57 del 2001: introducendo per la prima volta un sistema di valori monetari predeterminati per il punto di invalidità, ha di fatto ridotto per le lesioni minori il livello dei risarcimenti che si erogano in Rc auto rispetto a quelli che la giurisprudenza di merito garantisce tuttora alle medesime invalidità determinate però da eventi differenti da sinistri stradali. Sono passati poi quattro anni dalla introduzione del risarcimento diretto, impianto creato con la dichiarata intenzione di eliminare dal sistema i ‘costi impropri’ rappresentati da avvocati e patrocinatori”.

E oggi?
“Adesso le richieste delle Compagnie sono volte ad ottenere la ‘tabellazione’, leggasi la riduzione, del valore dei risarcimenti erogati per le invalidità gravi rispetto a quelli stabiliti dalla giurisprudenza, insieme a un’ulteriore diminuzione dei risarcimenti erogabili per le micropermanenti in uno col ‘diritto’ di provvedere a organizzare in proprio le riparazioni dei veicoli danneggiati”.

Il risultato, dopo 10 anni?
“Gli effetti di 10 anni di questa politica accondiscendente è sotto gli occhi di tutti. L’Antitrust ha di recente certificato una diminuzione generalizzata dei livelli dei risarcimenti e un aumento generalizzato delle tariffe. Forse a questo punto è il caso che il legislatore si interroghi sul ruolo scarsamente critico che negli ultimi 10 anni ha interpretato rispetto alle richieste delle Imprese. Sarebbe magari necessario che il legislatore torni quanto meno ad assumere un ruolo di neutralità tra le istanze contrapposte dei danneggiati e quelle delle Imprese, andando realmente nella direzione suggerita dalla Corte costituzionale, che ha auspicato un recupero di efficienza e di concorrenza da parte delle Compagnie”.