La benzina del sindaco che fa risparmiare 10€ sul pieno
Cos’è la “benzina del sindaco” e come funziona il distributore comunale
A Valle Castellana, in provincia di Teramo, il pieno costa anche 10 euro in meno rispetto alla media nazionale, con benzina a 1,75 euro al litro e gasolio a 1,990. Il motivo non è uno sconto temporaneo, ma il fatto che l’unico distributore del paese è stato comprato e gestito direttamente dal Comune, che rivende il carburante praticamente al prezzo di costo invece di applicare il margine tipico dei privati.
Questa “benzina del sindaco” è diventata il simbolo del malcontento per il caro carburanti, mentre l’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy rileva benzina self intorno a 2,01 euro al litro e gasolio a circa 2,13 sulla rete stradale. Il caso abruzzese mostra un modello già attivo anche in altri Comuni dell’Italia centrale, utile per capire dove si genera il risparmio e quali limiti pratici comporta per chi guida.
Cos’è la benzina del sindaco e come funziona
La benzina del sindaco è un distributore di carburante la cui licenza è intestata al Comune, che gestisce direttamente l’impianto. Nel caso di Valle Castellana l’amministrazione ha rilevato nel 2022 l’unico distributore del paese, lo ha ristrutturato e lo gestisce come un servizio pubblico essenziale per evitare l’isolamento delle aree interne. Il carburante viene comprato all’ingrosso e rivenduto quasi al prezzo di acquisto, con ricarichi molto ridotti.
Dal punto di vista pratico il distributore comunale funziona in modalità completamente self-service e, al momento, accetta solo contanti. L’amministrazione non ha ancora trovato condizioni sostenibili per installare il pagamento elettronico, perché i costi del servizio bancario eroderebbero gran parte dello sconto offerto alla pompa. Questo rende necessario programmare il rifornimento avendo contante disponibile, soprattutto per chi arriva da fuori zona.
Esperienze analoghe sono segnalate nel Piceno e in altre aree dell’Italia centrale, dove i Comuni gestiscono direttamente piccoli impianti. Gli obiettivi dichiarati sono due: mantenere un presidio in territori dove i privati hanno chiuso perché poco redditizi e offrire prezzi calmierati rispetto alla rete tradizionale. Questo modello locale si affianca alle politiche nazionali su accise e IVA, che restano uguali per tutti i distributori.
Perché il pieno costa meno rispetto alla media
Il risparmio nasce soprattutto dal margine quasi azzerato del gestore comunale. A Valle Castellana benzina a 1,75 euro e gasolio a 1,990 vengono confrontati con medie nazionali intorno a 2,01 euro per la benzina e 2,13 per il gasolio, secondo i dati dell’Osservatorio prezzi carburanti MIMIT. Significa uno scarto fino a 20 centesimi al litro, che su un pieno da 50 litri può valere una decina di euro per molte famiglie.
Il contesto di riferimento è quello del caro carburanti estivo, con il MIMIT che segnala prezzi medi superiori ai 2 euro al litro sulla rete stradale e valori ancora più alti in autostrada. In parallelo è attiva una proroga del taglio delle accise sul gasolio per autotrazione, misura nazionale che abbassa leggermente il livello generale dei prezzi ma non tocca il meccanismo specifico dei distributori comunali. L’effetto visibile per l’automobilista resta quindi il divario di prezzo locale.
Per capire quanto pesa questo scarto sul portafoglio può essere utile confrontare la benzina del sindaco con i prezzi medi di benzina e gasolio aggiornati. Nel caso abruzzese il Comune rinuncia di fatto al profitto tipico del gestore, trasformando il distributore in un servizio in pareggio. Dove i privati lavorano con margini ridotti ma comunque presenti, il listino non può scendere agli stessi livelli senza intervento pubblico.
Vantaggi e limiti per chi si rifornisce al Comune
Per l’automobilista il vantaggio più immediato è il risparmio sul pieno, che nel caso di Valle Castellana viene stimato intorno a 10 euro su 50 litri rispetto agli impianti convenzionali. Nelle settimane di picco dei prezzi, con benzina e diesel oltre i 2 euro anche sulla rete ordinaria, questo scarto può fare la differenza nei bilanci familiari, soprattutto per chi deve spostarsi spesso tra aree interne e città.
I limiti pratici però non mancano. Il pagamento in contanti obbligatorio può essere scomodo per chi è abituato a carte e smartphone, e rende meno immediato il rifornimento per chi arriva all’impianto senza aver prelevato. Inoltre questi distributori comunali si trovano di solito in piccoli centri, quindi il risparmio va ponderato con i chilometri da percorrere per raggiungerli rispetto ai distributori più convenienti lungo il percorso abituale.
In uno scenario concreto, un automobilista che vive in un paese vicino può decidere di fare rifornimento sempre alla pompa comunale, organizzando i pieni in funzione degli orari e della disponibilità di contante. Chi arriva dalle Marche per fare carburante, come raccontano le cronache, somma al risparmio alla pompa il costo del viaggio, valutando se il saldo resta positivo rispetto ai costi medi di un pieno in Italia.
Un modello replicabile contro il caro carburanti?
L’esperienza di Valle Castellana non è isolata: ANSA Motori segnala altri Comuni del Piceno che hanno scelto la stessa strada, sfidando il mercato con distributori comunali per garantire continuità del servizio nelle aree interne. Secondo le rilevazioni del MIMIT, la differenza con la rete tradizionale resta marcata, motivo per cui questo modello entra nel dibattito nazionale come esempio concreto di intervento locale sul caro carburanti.
I limiti alla replicabilità stanno soprattutto nella sostenibilità economica e gestionale. Un Comune deve farsi carico di acquisto del carburante, manutenzione dell’impianto, sicurezza e personale, in un settore regolato e competitivo. Il margine ridotto che consente i prezzi bassi riduce però le risorse per coprire questi costi. Per molti territori a bassa densità abitativa può funzionare come presidio di servizio, mentre sarebbe più complesso estenderlo su larga scala urbana.
Nel quadro normativo nazionale, che include anche misure temporanee come il taglio delle accise sul gasolio prorogato a fine estate, la benzina del sindaco non sostituisce gli interventi sulle imposte ma li affianca. Il caso abruzzese aiuta a capire perché, nonostante cali periodici delle quotazioni, il pieno continua a costare molto agli automobilisti: la somma tra tasse, costi di rete e margini di distribuzione lascia poco spazio a sconti strutturali, salvo che un ente pubblico scelga di rinunciare al profitto.