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Biometano per auto: davvero più pulito del metano tradizionale e quanto costa in più?

Analisi tecnica su produzione, impatti ambientali, effetti sul motore e differenze di costo tra biometano per auto e metano fossile

Biometano per autotrazione: differenze tecniche, emissioni e costi rispetto al metano fossile
diRedazione

Molti automobilisti a metano danno per scontato che “gas è gas”, senza chiedersi se il biometano sia davvero più pulito e quanto cambi il conto alla pompa. Una scelta superficiale può far sottovalutare sia il potenziale taglio di CO₂ sia le differenze di prezzo tra distributori. Capire come nasce il biometano, come incide su emissioni, motore e portafoglio aiuta a decidere quando conviene selezionarlo consapevolmente alla colonnina.

Che cos’è il biometano per autotrazione e come viene prodotto

Il biometano per autotrazione è un gas con composizione molto simile al metano fossile, ma di origine rinnovabile. Si ottiene raffinando il biogas prodotto dalla digestione anaerobica di matrici organiche come rifiuti umidi, scarti agroalimentari o reflui zootecnici. Il risultato è un combustibile con elevato contenuto di metano e impurità ridotte, idoneo a essere compresso (bio‑CNG) e utilizzato nei veicoli già predisposti per il metano tradizionale, senza modifiche strutturali all’impianto di alimentazione.

Dal punto di vista impiantistico, il percorso tipico prevede la produzione di biogas grezzo, la rimozione di CO₂, acqua e composti indesiderati e l’adeguamento alle specifiche di rete o di distribuzione. Quando viene immesso nella rete del gas naturale, il biometano è fisicamente indistinguibile dal metano fossile: ciò che cambia è l’origine rinnovabile e il bilancio di emissioni lungo il ciclo di vita. Per l’automobilista, questo significa che un’auto a metano può utilizzare biometano senza differenze di utilizzo quotidiano, ma con un profilo ambientale diverso.

Differenze tra biometano e metano fossile su emissioni di CO₂ e inquinanti locali

La differenza principale tra biometano e metano fossile riguarda le emissioni di gas serra lungo il ciclo di vita, non tanto gli inquinanti allo scarico. A parità di motore e sistema di post‑trattamento, le emissioni di NOx e particolato sono sostanzialmente simili, perché la combustione del metano – qualunque sia l’origine – segue le stesse reazioni chimiche. Il vantaggio del biometano emerge considerando l’intera filiera, dalla produzione alla ruota (well‑to‑wheel), dove la CO₂ è di origine biogenica e sostituisce un combustibile fossile.

Secondo analisi dedicate, il biometano da rifiuti organici e reflui agricoli può portare a riduzioni delle emissioni di gas serra fino a valori compresi tra l’80% e il 120% rispetto al metano fossile, includendo scenari con bilancio di CO₂ negativo grazie alla gestione dei reflui e del digestato. Una valutazione ENEA sulle potenzialità del biometano nei trasporti indica che, nelle filiere più virtuose, il biometano compresso per veicoli leggeri può superare il 90% di riduzione rispetto al gas naturale fossile, con benefici che vanno ben oltre quelli del semplice passaggio da benzina a metano tradizionalesecondo ENEA.

Il quadro normativo europeo conferma questo posizionamento: l’allegato V della Direttiva RED II attribuisce al biogas/biometano da rifiuti organici valori di default che superano la soglia minima del 65% di riduzione delle emissioni di gas serra richiesta per essere considerato sostenibile rispetto al combustibile fossile di riferimentocome riportato nella RED II. Per l’automobilista, questo significa che, a parità di chilometri percorsi, il biometano può ridurre in modo significativo l’impronta climatica rispetto al metano fossile, pur mantenendo prestazioni e consumi molto simili.

Effetti del biometano su motore, manutenzione e durata degli impianti a gas

Dal punto di vista tecnico, l’effetto del biometano su motore e impianto a gas dipende dalla qualità del gas in uscita dall’impianto di upgrading. Se il biometano rispetta le specifiche di rete e di carburante per autotrazione, il contenuto di metano, il potere calorifico e la presenza di impurità rientrano nei range previsti per il metano fossile. In questo scenario, il motore non “percepisce” differenze sostanziali: potenza, consumi e risposta all’acceleratore restano comparabili, e non sono richieste tarature dedicate per l’uso di biometano.

Per quanto riguarda la manutenzione, un biometano ben purificato non dovrebbe aumentare l’usura di valvole, iniettori o riduttori di pressione rispetto al metano tradizionale. Il rischio teorico è legato a eventuali tracce di composti corrosivi o a un contenuto d’acqua superiore alle specifiche, che potrebbero nel tempo favorire fenomeni di corrosione o depositi. Tuttavia, gli standard di qualità del gas per autotrazione sono pensati proprio per evitare queste criticità. Se un automobilista nota anomalie ricorrenti (ad esempio avviamenti difficoltosi dopo rifornimenti in un determinato impianto), è prudente segnalarle all’officina e valutare la qualità del carburante erogato.

Un aspetto spesso trascurato è la possibile variabilità del potere calorifico tra diversi lotti di gas, che può tradursi in leggere differenze di autonomia a parità di kg riforniti. In pratica, se il biometano ha un contenuto di metano leggermente inferiore rispetto a un gas fossile particolarmente “ricco”, l’auto potrebbe percorrere qualche chilometro in meno con lo stesso pieno. Si tratta però di scostamenti contenuti, generalmente non percepibili nell’uso quotidiano, e che rientrano nelle tolleranze previste dai costruttori di impianti a gas.

Quanto può costare in più un pieno di biometano rispetto al metano tradizionale

Il costo del biometano alla pompa è uno dei nodi principali per chi valuta il passaggio a questo carburante. In Italia, il prezzo del gas naturale per autotrazione è espresso in euro al chilogrammo e il biometano immesso in rete è remunerato tramite meccanismi di incentivazione separati rispetto al prezzo finale pagato dal consumatore, come chiarito dall’Autorità di regolazione nelle proprie comunicazioni sul gas naturale per autotrazione. Per l’automobilista conta il prezzo esposto al distributore, che può variare in funzione della quota di biometano e delle politiche commerciali del gestore.

Le rilevazioni di mercato mostrano che il prezzo medio nazionale del metano fossile per autotrazione si colloca intorno a 1,465–1,467 €/kg, sulla base dei dati comunicati all’Osservaprezzi Carburanti e riportati da monitoraggi specializzaticome indicato da Quattroruote. In un’analisi successiva, la stessa testata segnala un prezzo medio nazionale del biometano per autotrazione intorno a 1,4 €/kg, a fronte di un metano fossile di circa 1,46–1,47 €/kg nello stesso periodosecondo un approfondimento dedicato. Questo suggerisce che, almeno in alcuni contesti, il biometano non è necessariamente più caro del metano tradizionale.

Altre indagini di settore riportano però scenari in cui il biometano presenta un sovrapprezzo contenuto rispetto al metano fossile, spesso entro il 5–10% al kg, a fronte di un beneficio ambientale sensibilmente maggiore in termini di emissioni climalteranticome evidenziato da AlVolante. In pratica, se in un distributore il metano fossile è prezzato a un certo valore, il biometano potrebbe costare pochi centesimi in più al kg. Per valutare l’impatto reale sul portafoglio, un automobilista può fare una verifica semplice: se percorre abitualmente gli stessi tragitti, può confrontare il costo per 100 km con metano fossile e con biometano, tenendo conto che i consumi specifici restano molto simili.

Ruolo del biometano nei piani europei e italiani di decarbonizzazione dei trasporti

Nel quadro delle politiche europee di decarbonizzazione, il biometano è classificato come carburante rinnovabile avanzato quando prodotto da determinate matrici, in particolare rifiuti organici e residui agricoli. La Direttiva RED II stabilisce che i biocarburanti e il biogas per autotrazione devono garantire una riduzione minima delle emissioni di gas serra pari ad almeno il 65% rispetto al combustibile fossile di riferimento per essere conteggiati negli obiettivi di energia rinnovabile nei trasporticome previsto dall’allegato V. Il biometano da rifiuti organici rientra tra le opzioni più efficaci per raggiungere e superare questa soglia.

A livello nazionale, le strategie energetiche riconoscono al biometano un ruolo specifico nella riduzione delle emissioni del parco circolante a gas naturale. Documenti ministeriali sul recepimento della RED II chiariscono che il biometano immesso in rete e destinato all’autotrazione è conteggiato come biocarburante avanzato e che, a parità di chilometri percorsi, consente emissioni di CO₂ inferiori rispetto al metano fossile grazie al diverso fattore di emissione di ciclo di vitasecondo le indicazioni del MIMIT. Per il singolo automobilista, questo si traduce nella possibilità di contribuire agli obiettivi climatici semplicemente scegliendo un carburante diverso alla pompa, senza cambiare veicolo.

Un ulteriore elemento strategico è la possibilità di utilizzare il biometano per valorizzare rifiuti e reflui che altrimenti genererebbero emissioni incontrollate di metano e CO₂. Analisi tecniche mostrano che, se prodotto da rifiuti organici e reflui zootecnici e utilizzato nei trasporti in sostituzione del metano fossile, il biometano può ridurre quasi a zero le emissioni nette di CO₂ su base ciclo di vita, grazie alla valorizzazione di una CO₂ biogenica che sarebbe comunque rilasciata in atmosfera. Questo rende il biometano uno strumento particolarmente interessante per decarbonizzare i segmenti di trasporto dove l’elettrificazione è più lenta o complessa.

Quando ha senso scegliere il biometano e come riconoscerlo alla pompa

Scegliere il biometano ha senso soprattutto per chi utilizza l’auto a metano in modo intensivo e vuole ridurre l’impronta di CO₂ senza rinunciare all’infrastruttura esistente. Un pendolare che percorre molti chilometri all’anno su percorsi ripetitivi, ad esempio, può ottenere un beneficio ambientale significativo semplicemente optando per il biometano quando disponibile, anche accettando un eventuale piccolo sovrapprezzo al kg. Se il differenziale di prezzo resta nell’ordine di pochi punti percentuali, il costo aggiuntivo per 100 km tende a essere contenuto rispetto al guadagno in termini di emissioni evitate.

Per riconoscere il biometano alla pompa, è necessario prestare attenzione alla segnaletica del distributore e alle informazioni riportate sul display del prezzo. I punti vendita che erogano biometano spesso lo indicano esplicitamente con diciture come “biometano”, “bio‑CNG” o simili, talvolta affiancate al metano fossile tradizionale. In alcuni casi, il biometano è miscelato nella rete e non è distinguibile dal metano dal punto di vista dell’utente finale; in altri, viene venduto come prodotto specifico con un proprio prezzo al kg. Se il gestore espone entrambe le opzioni, è utile confrontare i prezzi e valutare se il sovrapprezzo, se presente, è coerente con il beneficio ambientale atteso.

Un automobilista attento può adottare una semplice strategia: se il distributore indica chiaramente la presenza di biometano e il prezzo è uguale o solo leggermente superiore a quello del metano fossile, la scelta del biometano è generalmente razionale per chi dà peso alle emissioni climalteranti. Se invece il differenziale di prezzo è più marcato, può essere opportuno valutare il proprio chilometraggio annuo e l’incidenza del carburante sul budget complessivo, ricordando che il vantaggio del biometano si misura soprattutto sul lungo periodo e sulla somma dei chilometri percorsi con un carburante a minore impatto climatico.