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Addio sconto diesel dal 6 settembre: pieno oltre 2 euro e rincari lampo

Carburante, i nuovi prezzi record di benzina e gasolio in Italia

Camera di velocità in una città moderna con pavimentazione in pietra e edifici in cemento.
Immagine generata con l’ausilio di AI

Carburante alle stelle da record MIMIT: al 3 settembre 2026 la benzina self in rete nazionale costa in media 2,039 euro al litro e il gasolio 2,147 euro al litro, con i prezzi in autostrada ancora più alti. Nel giro di pochi giorni il pieno è diventato sensibilmente più caro rispetto a fine agosto e il balzo arriva proprio mentre sta per finire lo sconto sulle accise del diesel.

La combinazione di quotazioni internazionali, peso fiscale e decisioni del governo spinge benzina e gasolio ai livelli più alti dalla fine del 2022, con il gasolio stabilmente più caro della benzina. Dal 6 settembre il taglio di circa 17 centesimi al litro sulle accise del gasolio rischia di sparire, mentre sul tavolo politico ci sono ipotesi di proroga dello sconto e di un possibile bonus carburante in busta paga, ancora solo allo studio.

Carburante, nuovi prezzi record in Italia

Il primo dato da fissare sono i valori comunicati oggi dall’Osservatorio prezzi carburanti del MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy). Sulla rete stradale, in modalità self, la benzina è a 2,039 euro al litro e il gasolio a 2,147 euro al litro, con gli stessi prodotti in autostrada a 2,124 e 2,221 euro al litro. Si tratta di livelli che consolidano il superamento stabile della soglia psicologica dei 2 euro al litro.

Il salto è rapido: il 2 settembre la media nazionale era 2,027 euro per la benzina e 2,131 euro per il gasolio, il 31 agosto 2,017 e 2,130 euro rispettivamente. In pratica, in meno di una settimana il prezzo medio del pieno è aumentato di diversi centesimi, con un impatto evidente sui viaggi di rientro dalle ferie. Secondo stime ANSA, in un anno la benzina è salita di quasi il 19 per cento e il diesel di oltre il 30 per cento.

Autostrada a parte, dove i listini sono più alti, spicca un dato strutturale: da giorni il diesel costa più della benzina, anche se beneficia ancora di uno sconto temporaneo. L’Automobile ACI, citando i dati MIMIT di fine agosto, ricorda valori invertiti rispetto alla tradizione, con il gasolio sopra 2,13 euro al litro quando la benzina era poco sopra i 2,01 euro. Un’inversione che pesa su chi usa auto a gasolio per lavoro.

Perché benzina e diesel restano così cari

Per capire perché i prezzi alla pompa restano alti anche quando le quotazioni del greggio oscillano, occorre guardare alla struttura del prezzo. Una voce decisiva sono le accise, cioè l’imposta fissa per litro: al momento benzina e gasolio hanno un’aliquota base identica pari a 0,6729 euro al litro, dopo l’allineamento scattato il 1° gennaio 2026. Su questo importo si calcola poi anche l’imposta sul valore aggiunto, che amplifica qualsiasi rincaro.

Il risultato è che una buona parte di quanto si paga al distributore non dipende dal gestore ma dall’insieme di tasse e margini lungo la filiera. AlVolante ricorda come l’intervento di inizio anno abbia ridotto l’accisa sulla benzina di poco più di 4 centesimi al litro e aumentato quella sul gasolio della stessa cifra, rendendo il diesel meno “agevolato”. Chi vuole entrare nel dettaglio può confrontare questa dinamica con le analisi su perché la benzina resta cara anche quando cala il petrolio.

Il quadro di fondo è aggravato dal contesto energetico complessivo. I dati Istat più recenti indicano un’inflazione annua al 3,3 per cento ad agosto, con energia e carburanti fra i principali motori del caro vita. L’ANSA ha calcolato che tra agosto 2025 e agosto 2026 un pieno di benzina costa circa 16 euro in più, e uno di gasolio oltre 25 euro in più. Un effetto che si riflette su ogni spostamento quotidiano e sui costi del trasporto merci.

Accise sul gasolio: cosa succede dal 6 settembre

Il punto caldo immediato riguarda il gasolio per autotrazione. Il decreto-legge 26 agosto 2026 n. 153, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e già in vigore, ha fissato dal 27 agosto al 5 settembre una riduzione di circa 17 centesimi al litro sul prezzo del diesel tramite un taglio dell’accisa e della relativa imposta sul valore aggiunto. L’aliquota effettiva in questo periodo è pari a 532,90 euro per mille litri, invece dei 672,90 euro ordinari.

In assenza di un nuovo intervento, dal 6 settembre l’aliquota tornerebbe alla quota base, con un incremento secco di prezzo che si somma ai rincari di questi giorni. Alcune analisi hanno stimato che, senza proroga del taglio delle accise sui carburanti, la risalita del diesel sarebbe ancora più marcata, soprattutto in autostrada dove i listini hanno già superato 2,22 euro al litro. La discussione politica ruota quindi intorno a una possibile estensione dello sconto.

Il decreto-legge 28 agosto 2026 n. 154, anch’esso in vigore, completa il pacchetto d’emergenza sul caro energia dentro cui potrebbero essere inserite nuove modulazioni fiscali. Parallelamente, per il settore autotrasporto è operativo un credito d’imposta straordinario sui consumi di gasolio e HVO, con una piattaforma aperta dal 1° al 15 settembre per recuperare fino al 70 per cento della maggiore spesa sostenuta. Misura che però riguarda le imprese, non i privati.

Bonus carburante e altre ipotesi di aiuto

Accanto alla leva delle accise, i partiti discutono su possibili bonus dedicati a lavoratori e pensionati più esposti al caro-pieno. Tra le ipotesi circolate c’è un bonus benzina e diesel fino a 200 euro, erogato in busta paga attraverso il welfare aziendale sul modello dei buoni carburante del 2022. Si tratta però di scenari ancora allo studio, senza decreti attuativi né date certe per l’eventuale entrata in vigore.

Un altro fronte sono i ristori indiretti per chi usa il diesel quotidianamente per lavoro. Il credito d’imposta per l’autotrasporto si somma infatti alla riduzione temporanea delle accise, disegnata per alleggerire la spesa dei professionisti del trasporto su gomma. Per chi guida un’auto privata, la variabile immediata resta invece l’andamento dei listini alla pompa, che si può seguire anche confrontando i casi di diesel di nuovo sopra i 2 euro o analizzando quanto costa oggi un pieno di benzina o diesel rispetto a pochi giorni fa.

Sullo sfondo resta il tema dei divari territoriali e di rete. Alcune rilevazioni mostrano che in certi tratti autostradali il diesel si avvicina a 2,2 euro al litro, mentre sulla rete ordinaria si trovano ancora prezzi leggermente più bassi. Analisi come quelle su dove conviene fare il pieno dopo i rincari evidenziano come la scelta del distributore possa cambiare di diversi euro il conto finale, pur senza scalfire il quadro di caro carburante strutturale.

Articolo realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale