Che cosa prevede in concreto il protocollo tra Provincia di Cuneo e Associazione Motociclisti Incolumi e perché riguarda anche chi guida un’auto, non solo i motociclisti?
Protocollo tra Provincia di Cuneo e motociclisti come guida pratica per chiedere manutenzione strade, segnaletica adeguata, barriere sicure e reali interventi di prevenzione degli incidenti
In sintesi. Protocollo tra Provincia di Cuneo e motociclisti come guida pratica per chiedere manutenzione strade, segnaletica adeguata, barriere sicure e reali interventi di prevenzione degli incidenti
- Cosa prevede davvero il protocollo tra Provincia e motociclisti
- Perché le strade provinciali sono così pericolose per chi guida auto e moto
- Quali interventi possono chiedere cittadini e associazioni alle Province
- Come può un normale automobilista o motociclista segnalare punti pericolosi
- Come verificare se nel tuo territorio esistono accordi simili e come attivarti
Incidenti gravi in moto e in auto sulle provinciali non sono una fatalità inevitabile: spesso c’entrano manutenzione carente, barriere sbagliate, segnaletica assente. Il nuovo protocollo tra Provincia di Cuneo e Associazione Motociclisti Incolumi mostra che le amministrazioni possono intervenire, ma anche che automobilisti e motociclisti hanno strumenti concreti per pretendere strade più sicure e far valere le proprie segnalazioni.
Cosa prevede davvero il protocollo tra Provincia e motociclisti
Il protocollo siglato a Cuneo tra amministrazione provinciale e Associazione Motociclisti Incolumi nasce dall’esigenza di ridurre morti e feriti sulle strade extraurbane, dove gli impatti con barriere, muretti, fossi o ostacoli fissi sono spesso devastanti per chi viaggia su due ruote ma anche per chi guida un’auto. L’intesa, pur con il suo linguaggio istituzionale, mette nero su bianco alcuni impegni: maggiore attenzione alla progettazione delle infrastrutture, controlli sistematici sui punti critici, collaborazione stabile con chi rappresenta gli utenti deboli della strada, come i motociclisti.
Più nel dettaglio, un accordo di questo tipo di solito prevede tavoli tecnici periodici tra Provincia e associazioni, sopralluoghi condivisi nei tratti considerati pericolosi, linee guida per l’utilizzo di barriere stradali più sicure per le due ruote, campagne di sensibilizzazione rivolte sia a chi guida moto sia agli automobilisti. Questo tipo di collaborazione non si limita alle moto: se su un guardrail viene aggiunto un profilo che riduce il rischio per un motociclista che scivola, si riducono spesso anche i danni per chi, in auto, perde il controllo e finisce contro la barriera. E ogni volta che la segnaletica di una curva viene migliorata, ne beneficia chiunque passi da lì, con qualsiasi mezzo.
Perché le strade provinciali sono così pericolose per chi guida auto e moto
Le strade provinciali e statali secondarie sono tra le più critiche perché nascono spesso come tracciati storici, adattati nel tempo senza una vera riprogettazione complessiva. Chi le percorre in moto o in auto ogni giorno si trova a convivere con curve cieche, accessi agricoli, incroci improvvisi, guardrail vecchi, asfalti che alternano tratti rifatti ad altri pieni di rappezzi. Se a questo si sommano velocità eccessiva, distrazione e stanchezza, il margine di errore si riduce a pochi metri. In uno scenario del genere, una buca o un ristagno d’acqua diventano il fattore che fa la differenza tra un “quasi incidente” e un urto grave.
Un altro elemento sottovalutato è la coerenza della segnaletica. Su molte provinciali i limiti cambiano di continuo, i cartelli sono coperti dalla vegetazione, la segnaletica orizzontale è consumata o assente. Questo crea una situazione in cui l’automobilista o il motociclista deve “indovinare” qual è la velocità adeguata o dove termina la propria corsia. Se poi l’illuminazione è assente e la strada attraversa zone boscose o collinari, la visibilità notturna si riduce ulteriormente. In queste condizioni, anche chi rispetta le regole può trovarsi improvvisamente in difficoltà: una frenata brusca su tombini lisci in curva, per esempio, può far perdere aderenza sia a una moto sia a un’auto con pneumatici consumati.
Quali interventi possono chiedere cittadini e associazioni alle Province
Molti automobilisti e motociclisti pensano che la sicurezza stradale sia decisa solo “dall’alto”, ma in realtà le Province e i Comuni hanno margini di intervento che possono essere sollecitati dai cittadini. Se un tratto di provinciale è noto per gli incidenti, chi lo percorre ogni giorno è spesso il primo a sapere quali sono i problemi concreti: una curva senza protezione, un incrocio senza visibilità, un rettilineo con sorpassi azzardati. Proprio per questo la collaborazione con associazioni come quelle dei motociclisti incolumi è importante, ma non sostituisce le segnalazioni puntuali di chi vive il territorio. Quando le criticità vengono riportate in modo preciso e documentato, è più difficile per l’ente proprietario della strada ignorarle.
Tra gli interventi che si possono chiedere formalmente ci sono, ad esempio:
- rifacimento dell’asfalto nei tratti con buche, scalini o rappezzi estesi;
- installazione o adeguamento di guardrail e barriere laterali nei punti con cadute frequenti;
- pulizia periodica della vegetazione che copre cartelli o restringe la carreggiata;
- miglioramento della segnaletica verticale e orizzontale nelle curve pericolose;
- introduzione o revisione di limiti di velocità e dispositivi di moderazione del traffico;
- interventi su tombini, chiusini e giunzioni metallici, soprattutto in traiettoria di curva;
- campagne di controllo della velocità e dei sorpassi pericolosi nei tratti più critici.
Un errore frequente è limitarsi al reclamo generico sui social o al passaparola al bar, senza mai formalizzare una richiesta. Se, per esempio, nella tua zona c’è una rotonda con segnaletica confusa dove vedi spesso frenate al limite, puoi fotografare la situazione, annotare giorno e ora, indicare la strada e il chilometro approssimativo e inviare tutto via PEC o raccomandata alla Provincia o al Comune competente, chiedendo espressamente un sopralluogo tecnico. Più persone fanno segnalazioni simili, più cresce la probabilità che il tratto venga inserito nelle priorità di intervento.
Come può un normale automobilista o motociclista segnalare punti pericolosi
Chi guida ogni giorno non ha bisogno di essere un tecnico per riconoscere un punto pericoloso: basta chiedersi se, in caso di pioggia o di notte, quel tratto metterebbe seriamente in difficoltà un guidatore prudente. Se la risposta è sì, allora vale la pena segnalarlo. Il modo più efficace non è limitarsi a una telefonata al centralino, che rischia di perdersi, ma usare i canali formali che lasciano traccia. Molte Province e Comuni hanno moduli online per le segnalazioni di buche, segnaletica danneggiata o altre criticità, mentre in altri casi si può utilizzare una PEC, una mail istituzionale o lo sportello URP.
Perché la segnalazione sia presa sul serio, conviene inserire alcuni elementi chiave:
- indicazione precisa del luogo (strada, direzione, chilometro, riferimenti visibili);
- descrizione chiara del problema (es. buca profonda, guardrail mancante, curva senza cartelli);
- eventuali foto che mostrino il rischio da più angolazioni;
- orario tipico di maggior traffico sul tratto (es. pendolari, scuolabus);
- menzione di incidenti recenti noti, anche solo come dinamica generale;
- richiesta esplicita di sopralluogo e risposta scritta sull’esito.
Se, ad esempio, percorri ogni giorno una provinciale con un tratto in ombra dove d’inverno si forma ghiaccio e la segnaletica di pericolo è inesistente, puoi raccogliere foto in diverse condizioni, magari coinvolgere altri utenti abituali, e inviare una segnalazione firmata con più nominativi. In caso di mancato riscontro, puoi valutare di rivolgerti a un’associazione di consumatori o a un motoclub/club automobilistico locale, che spesso hanno contatti diretti con i referenti tecnici delle amministrazioni e possono rilanciare la richiesta in modo più strutturato.
Come verificare se nel tuo territorio esistono accordi simili e come attivarti
L’esempio di Cuneo dimostra che le amministrazioni locali possono formalizzare impegni con associazioni di utenti per migliorare la sicurezza stradale, ma non sempre queste iniziative vengono comunicate in modo capillare. Per capire se nella tua provincia esistono protocolli, tavoli tecnici o piani specifici rivolti a motociclisti e automobilisti, il primo passo è consultare il sito istituzionale di Provincia e Comune, nelle sezioni dedicate a viabilità, lavori pubblici o sicurezza stradale. Spesso le delibere, le convenzioni e i comunicati stampa sono pubblicati online, ma richiedono un minimo di pazienza per essere trovati e letti.
Se non emergono informazioni chiare, puoi inviare una richiesta di accesso civico o una semplice domanda scritta all’ufficio viabilità o alla segreteria generale, chiedendo se esistono accordi o progetti in tema di sicurezza per motociclisti e automobilisti sulle strade provinciali. In parallelo, è utile contattare motoclub, associazioni ciclistiche e gruppi locali di utenti della strada: spesso partecipano a incontri con i tecnici delle amministrazioni e possono segnalarti iniziative in corso. Se nel tuo territorio non c’è ancora nulla di simile, un gruppo di cittadini può proporre formalmente l’istituzione di un tavolo sulla sicurezza, prendendo proprio i protocolli come quello di Cuneo come modello di riferimento per chiedere, ad esempio, mappatura dei punti neri, priorità di intervento condivise e una comunicazione trasparente sulle tempistiche dei lavori.