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Che cos’è il bonus “auto sicure” per la revisione e come ottenerlo?

Aggiornamento sul bonus auto sicure per la revisione, requisiti, modalità di richiesta e limiti delle risorse disponibili

Bonus auto sicure per la revisione: come funziona, requisiti e domanda
diRedazione

Molti automobilisti hanno pagato la revisione senza sapere di poter ottenere un rimborso parziale tramite il cosiddetto bonus “auto sicure”, o buono veicoli sicuri. Il rischio più comune è confondere questo contributo con uno sconto automatico in officina o pensare di poterlo usare più volte sullo stesso mezzo. Capire come funziona davvero il bonus, chi ne ha diritto e come si presenta la domanda evita errori che possono portare al rigetto della richiesta o alla perdita del rimborso.

In cosa consiste il bonus auto sicure per la revisione

Il bonus “auto sicure” è il nome con cui viene spesso indicato il buono veicoli sicuri, un contributo economico pensato per compensare l’aumento della tariffa di revisione dei veicoli a motore. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), il buono consiste in un rimborso di 9,95 euro per ogni revisione agevolata, riconosciuto ai proprietari che sottopongono il veicolo a revisione dopo l’entrata in vigore dell’aumento tariffario, entro un arco temporale definito e nel rispetto dei limiti di spesa pubblica stanziata.

Dal punto di vista giuridico, il buono è stato istituito dall’articolo 1, comma 706, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, che ha creato un apposito fondo con una dotazione di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, destinato proprio a finanziare questo rimborso legato alle revisioni. Il decreto ministeriale n. 366 del 24 settembre 2021 ha poi disciplinato nel dettaglio le modalità di concessione ed erogazione del buono, chiarendo che si tratta di un contributo a posteriori, accreditato sul conto del richiedente e non di uno sconto immediato applicato dal centro revisioni.

Un errore frequente è credere che il bonus sia automatico o incorporato nel prezzo della revisione. In realtà, il proprietario deve prima pagare la tariffa piena presso un centro autorizzato e solo successivamente presentare domanda sulla piattaforma dedicata, indicando i dati del veicolo e della revisione. Se, ad esempio, un automobilista effettua la revisione e non conserva la ricevuta o non controlla i requisiti temporali previsti dalla normativa, rischia di non poter dimostrare il diritto al rimborso e di perdere i 9,95 euro spettanti.

Chi può richiedere il bonus auto sicure e per quali veicoli

Il soggetto legittimato a richiedere il bonus è, di norma, il proprietario del veicolo risultante dalla carta di circolazione al momento della revisione. Le FAQ dell’URP del MIT chiariscono che il buono è riconosciuto per un solo veicolo e per una sola volta, a condizione che la revisione sia stata effettuata nel periodo coperto dalla misura e che la domanda sia presentata correttamente tramite la piattaforma informatica, con accredito del rimborso sul conto corrente indicato in fase di richiesta.

Rientrano nell’ambito di applicazione del buono i veicoli a motore e gli eventuali rimorchi soggetti a revisione periodica ai sensi del Codice della Strada, purché la revisione sia stata eseguita presso un centro autorizzato o presso gli uffici della Motorizzazione. Il decreto ministeriale 366/2021 specifica che il contributo è legato alla singola operazione di revisione e che il diritto al rimborso sorge solo se la revisione è stata effettivamente effettuata nel periodo temporale individuato dalla legge e dal decreto attuativo.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda i veicoli intestati a società di leasing o noleggio a lungo termine. In questi casi, se il proprietario formale è la società, sarà quest’ultima, e non l’utilizzatore, ad avere titolo per richiedere il buono, salvo diverse previsioni contrattuali interne. Se, ad esempio, un privato utilizza un’auto in leasing e paga direttamente la revisione, ma non è intestatario del veicolo, la domanda presentata a suo nome potrebbe essere respinta perché non coincide con il soggetto risultante dai registri.

Come presentare la domanda per il bonus auto sicure passo per passo

La domanda per ottenere il bonus “auto sicure” deve essere presentata esclusivamente in modalità telematica, tramite la piattaforma informatica “Buono veicoli sicuri” predisposta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il MIT ha comunicato che la piattaforma è stata resa disponibile a partire dal 3 gennaio 2022 per consentire ai proprietari di richiedere il rimborso di 9,95 euro relativo alle revisioni effettuate in seguito all’aumento tariffario, inizialmente per il periodo compreso tra il 1° novembre e il 31 dicembre 2021.

Per orientarsi meglio tra costi e tempistiche della revisione, può essere utile valutare anche l’impatto complessivo degli aumenti tariffari e dei possibili rincari futuri, come analizzato nell’approfondimento su quanto costerà davvero la revisione auto dal 2026. Una volta verificato di rientrare nel periodo coperto dal buono, il proprietario deve accedere alla piattaforma con credenziali di identità digitale (ad esempio SPID, CIE o CNS, secondo quanto indicato dalle comunicazioni istituzionali) e compilare i campi richiesti con i dati anagrafici, i dati del veicolo, gli estremi della revisione e l’IBAN per l’accredito.

Per ridurre gli errori, è utile seguire una sequenza logica di controlli. Prima di collegarsi al portale, conviene verificare di avere a disposizione: carta di circolazione, ricevuta della revisione con data e importo pagato, documento di identità e codice fiscale del proprietario, oltre a un IBAN intestato allo stesso soggetto. Se, ad esempio, si inserisce un IBAN cointestato o intestato a persona diversa dal proprietario del veicolo, la procedura di verifica potrebbe rallentare o portare al rigetto della domanda. Il MIT ha reso noto che, a un mese dall’avvio della piattaforma, risultavano in corso di erogazione oltre ventimila rimborsi, a conferma del fatto che le richieste vengono sottoposte a controlli formali prima dell’accredito.

Un errore ricorrente è presentare più domande per lo stesso veicolo o per revisioni successive, nella convinzione che il bonus sia ripetibile ogni volta che si effettua la revisione. La normativa, invece, prevede espressamente che il buono sia riconosciuto per un solo veicolo e per una sola volta nel periodo di riferimento. Se il sistema informatico rileva una duplicazione, la richiesta aggiuntiva viene respinta. In uno scenario pratico, se un automobilista ha già ottenuto il rimborso per la revisione del proprio veicolo e tenta di richiederlo nuovamente dopo due anni per una nuova revisione, la piattaforma segnalerà che il codice fiscale e la targa risultano già beneficiari del contributo.

Compatibilità con altri bonus e cosa succede se i fondi finiscono

Il buono “auto sicure” è una misura specifica e distinta rispetto ad altri incentivi legati al mondo automotive, come bonus rottamazione o contributi per l’acquisto di veicoli a basse emissioni. La legge istitutiva e i decreti attuativi collegano il buono esclusivamente alla revisione periodica e al relativo aumento tariffario, senza prevedere incompatibilità generali con altri strumenti di sostegno. Di norma, quindi, il fatto di aver usufruito di incentivi per l’acquisto dell’auto non preclude la possibilità di chiedere il rimborso di 9,95 euro sulla revisione, purché siano rispettati i requisiti specifici del buono veicoli sicuri.

Un punto cruciale riguarda però il limite delle risorse disponibili. L’articolo 1, comma 706, della legge 178/2020 ha previsto uno stanziamento di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, mentre documenti successivi del MIT indicano che per il 2024 la voce di bilancio relativa al buono veicoli sicuri risulta pari a zero, segnalando l’assenza di nuovi stanziamenti per gli anni successivi. Ciò significa che il diritto al rimborso è riconosciuto solo nei limiti delle risorse annuali disponibili: una volta esaurito il plafond, ulteriori domande non possono essere accolte, anche se la revisione rientra nel periodo astrattamente agevolabile.

Dal punto di vista operativo, se i fondi risultano esauriti, la piattaforma può non consentire l’invio di nuove richieste o segnalare l’impossibilità di riconoscere il contributo per mancanza di copertura finanziaria. Per il singolo automobilista, questo comporta la necessità di verificare tempestivamente la propria posizione e di non rimandare la domanda. Se, ad esempio, si effettua la revisione in un anno coperto dal buono ma si attende troppo a lungo prima di presentare la richiesta, si corre il rischio che, nel frattempo, il fondo annuale venga saturato da altri beneficiari. In prospettiva, è utile monitorare l’evoluzione normativa e le eventuali decisioni di rifinanziamento o di introduzione di nuovi strumenti compensativi, soprattutto in un contesto in cui i costi di manutenzione e revisione dei veicoli tendono a crescere e si discute anche di possibili collegamenti tra revisione e altri adempimenti, come il pagamento del bollo auto, tema già oggetto di analisi in relazione a come cambierà la revisione auto se verrà collegata ai pagamenti del bollo.