Piacenza sesta in Emilia-Romagna per colonnine: perché le valli restano a secco
Colonnine elettriche a Piacenza: quanti punti di ricarica e dove sono

Piacenza oggi è al sesto posto in Emilia-Romagna per numero di colonnine di ricarica pubbliche per auto elettriche secondo i dati Motus-E aggiornati a fine giugno 2026. Il territorio si trova quindi in fascia medio-alta per infrastrutture, in una regione che conta 6.713 punti di ricarica ed è tra quelle in crescita più rapida. Il dato, però, nasconde una differenza netta tra il capoluogo, dove la rete è ormai diffusa, e le valli, dove le prese restano rare.
In Italia i punti di ricarica pubblici sono 84.564, con una copertura ormai capillare lungo le principali arterie e sulla rete autostradale. Per Piacenza questo significa poter usare l’elettrico con relativa tranquillità negli spostamenti quotidiani in città e verso l’Emilia centrale, ma con più vincoli appena si esce verso l’Appennino o le direttrici secondarie. Capire dove sono le colonnine e come si inseriscono nel quadro regionale aiuta a valutare se l’elettrico è già sostenibile nella vita di tutti i giorni.
Colonnine elettriche a Piacenza: quanti punti e dove
A livello nazionale la rete pubblica ha raggiunto 84.564 punti, di cui una quota maggioritaria con potenza inferiore a 50 kW e oltre 1.500 installati sulle autostrade. In Emilia-Romagna i punti sono 6.713, con un aumento di 1.431 unità in dodici mesi, segno di un’espansione molto rapida. All’interno di questo quadro Piacenza si colloca in sesta posizione regionale, quindi non in coda, ma neppure tra le province più dense di prese.
Il posizionamento medio-alto di Piacenza va letto insieme al forte sviluppo in altri capoluoghi, dove Istat segnala quasi 16.000 punti di ricarica complessivi. In città la disponibilità di prese in parcheggi pubblici, aree commerciali e lungo le principali direttrici urbane permette già una gestione abbastanza fluida dell’auto elettrica. Il quadro segue il trend nazionale di crescita illustrato anche nell’approfondimento sulla rete di ricarica in Europa e in Italia, con colonnine che aumentano più velocemente del parco circolante.
Un elemento in più riguarda i nuovi punti autostradali ad alta potenza previsti sulle tratte del gruppo ASTM, tra cui l’A21 Piacenza-Brescia: questi impianti fino a 400 kW, con pagamento contactless richiesto dal Regolamento (UE) 2023/1804 AFIR, riducono i tempi di sosta per chi si muove da e verso il territorio piacentino. Per chi percorre spesso questa direttrice, la combinazione tra rete urbana e ricarica veloce in autostrada rende più prevedibili i tempi di viaggio rispetto al passato.
Divario tra città e valli e impatto sull’uso quotidiano
I dati Motus-E descrivono per Piacenza una rete “già disponibile” ma con un divario territoriale marcato: il capoluogo è relativamente ben servito, mentre le valli mostrano una copertura discontinua. Ciò significa che un pendolare che ricarica spesso vicino a casa o in città può sfruttare senza troppi problemi una elettrica, mentre chi vive in alta Val Trebbia o in Val Nure deve pianificare con più attenzione autonomia e soste per evitare buchi di infrastruttura.
Un esempio concreto: un tragitto casa-lavoro di circa 60 km con partenza da una valle e arrivo in città può essere gestito caricando la notte tramite wallbox domestica, che su 100 km ha un costo stimato intorno a 5,6 euro. Se però il veicolo viene usato anche per commissioni extra o per rientri non programmati, la mancanza di colonnine intermedie obbliga a contare maggiormente sulla ricarica pubblica cittadina, dove secondo le stime nazionali un pieno costa in media 0,63 €/kWh in corrente alternata.
Nelle aree periferiche il problema non è solo il numero di prese, ma anche la qualità della connessione alla rete e la potenza disponibile, fattori che possono rallentare l’installazione di nuove stazioni. È una dinamica già vista in altri contesti, come raccontato dalle esperienze dei nuovi stalli di ricarica pubblici a Bolzano, dove la diffusione è partita dai centri abitati maggiori. Per le valli piacentine, senza un aumento mirato delle colonnine, l’elettrico rischia di restare soprattutto una soluzione da pianura.
Piacenza nel quadro regionale e nazionale
Il confronto con l’Emilia-Romagna evidenzia che i 6.713 punti di ricarica regionali collocano l’area tra le più attrezzate d’Italia, con una crescita di oltre 1.400 unità in un anno. In parallelo, il parco elettrico nazionale cresce e la ricarica pubblica mantiene prezzi medi di 0,63 €/kWh in corrente alternata e 0,77 €/kWh in corrente continua, valori stimati più alti della media europea. A parità di percorrenza, 100 km ricaricati solo a colonnina senza abbonamento possono arrivare a costare quanto un pieno benzina.
Per chi sceglie l’elettrico a Piacenza, questo significa che la disponibilità di punti è in linea con le migliori regioni italiane, ma l’equilibrio economico dipende molto dalla quota di energia caricata a casa rispetto alla rete pubblica. La combinazione tra esenzione quinquennale dal bollo e tariffa agevolata dal sesto anno in Emilia-Romagna compensa in parte il costo energia, ma non annulla le differenze tra città ben coperte e aree interne con poche prese.
Il quadro suggerisce che essere sesti in regione non basta da solo a garantire una transizione fluida per tutto il territorio provinciale. Servono colonnine distribuite meglio lungo le direttrici verso le valli, integrate con la rete nazionale che ha già 54 percento delle aree di servizio autostradali dotate di ricarica, come riportato anche nelle analisi sul piano di nuove colonnine Poste Italiane nei piccoli centri e sui numeri degli stalli nel Veneto. La direzione è tracciata, ma per chi vive lontano dal capoluogo la differenza la faranno le prossime installazioni, non solo la posizione in classifica.
Articolo realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale