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Come le mega-batterie Tesla possono influire sulla ricarica in Italia?

Impatto delle mega-batterie Tesla su rete elettrica italiana, stabilità del sistema e possibili effetti su ricarica domestica e pubblica dei veicoli elettrici

Come le mega-batterie Tesla possono influire sulla ricarica in Italia?
diRedazione

In sintesi

  • Accordo NatPower–Tesla: oltre 25 GWh di BESS in Italia e Regno Unito, prima fase con possibile espansione a ~100 GWh.
  • I BESS impiegheranno Megapack collegati alla rete ad alta tensione e parteciperanno al mercato all’ingrosso e ai servizi di bilanciamento.
  • Le mega-batterie reagiscono rapidamente a frequenza e tensione, migliorando stabilità di rete e riducendo il curtailment delle rinnovabili.
  • Lo storage appiattisce le oscillazioni dei prezzi all’ingrosso, attenuando i picchi e stabilizzando le tariffe di ricarica domestica e pubblica.
  • I 25 GWh non si traducono direttamente in più colonnine fast locali, ma migliorano affidabilità e integrazione delle stazioni rapide.

L’annuncio di un piano da oltre 25 GWh di sistemi di accumulo a batterie firmato NatPower–Tesla tra Italia e Regno Unito pone una domanda concreta: cosa cambia per chi guida (o vorrebbe guidare) un’auto elettrica. Capire il legame tra mega-batterie di rete, stabilità del sistema elettrico e prezzi della ricarica aiuta a evitare aspettative irrealistiche e scelte basate solo su slogan.

Cosa prevede l’accordo NatPower–Tesla da oltre 25 GWh tra Italia e Regno Unito

L’accordo annunciato tra NatPower e Tesla riguarda la realizzazione di grandi sistemi di accumulo a batteria, spesso indicati come BESS (Battery Energy Storage Systems), per una capacità complessiva iniziale di oltre 25 GWh, distribuiti tra Italia e Regno Unito. Si tratta di impianti che, in larga parte, utilizzeranno i Megapack Tesla, cioè container modulari di batterie connessi direttamente alla rete elettrica ad alta tensione, progettati per immagazzinare grandi quantità di energia e restituirla quando serve.

Nel piano illustrato, i 25 GWh rappresentano solo la prima fase di un progetto potenzialmente molto più ampio, che punta a sviluppi fino a circa 100 GWh complessivi e a investimenti stimati in alcuni miliardi di dollari. Una parte dei progetti italiani è indicata in aree con forte produzione da rinnovabili, ad esempio in regioni meridionali ad alta presenza di fotovoltaico ed eolico. Gli impianti saranno collegati prevalentemente al mercato all’ingrosso dell’energia, partecipando ai servizi di bilanciamento e alla gestione dei picchi di domanda, non a singole colonnine o condomìni.

Come funzionano le mega-batterie di accumulo e perché rendono la rete più stabile

Un grande impianto di accumulo funziona, in sostanza, come una batteria di rete: carica quando c’è molta produzione e i prezzi dell’energia sono bassi, scarica quando la domanda cresce o le rinnovabili producono meno. Dal punto di vista tecnico, questi sistemi possono reagire molto velocemente alle variazioni di frequenza e di tensione, fornendo servizi cosiddetti di regolazione primaria e secondaria, che aiutano a mantenere la rete stabile entro i parametri richiesti dal gestore di trasmissione.

Per l’automobilista il collegamento non è immediato, ma è cruciale. Se in una zona ci sono molti impianti fotovoltaici ed eolici e una quota di energia può essere immagazzinata invece di essere “tagliata” (curtailment), la rete locale è meno soggetta a sovraccarichi o a limiti di potenza nelle ore critiche. In pratica, se in un’area aumenta la quota di domanda gestita da batterie di rete, diventa più semplice autorizzare nuove potenze impegnate (anche per wallbox domestiche) e far funzionare stazioni di ricarica rapide senza troppi vincoli di capacità, riducendo il rischio di blackout locali o di limitazioni di potenza in fascia serale.

Quali effetti lo storage può avere su bollette domestiche e prezzi alle colonnine

L’effetto più atteso dai grandi sistemi di accumulo riguarda i prezzi all’ingrosso dell’energia. Se le mega-batterie riescono a “spostare” elettricità dalle ore in cui costa meno a quelle in cui costa di più, il risultato tipico è un appiattimento delle oscillazioni: il prezzo minimo tende a salire un po’, il prezzo massimo a scendere. Per chi ricarica l’auto elettrica a casa con tariffa variabile o con offerte a fasce orarie, questo significa che la differenza tra fascia notturna e fascia di punta potrebbe, nel tempo, diventare meno estrema, ma anche che i picchi di prezzo legati a ondate di caldo o di freddo risultano più contenuti.

Per i prezzi alle colonnine pubbliche, lo storage agisce in modo indiretto. I gestori delle infrastrutture di ricarica acquistano energia sul mercato o con contratti bilaterali e devono coprire, oltre al costo della materia prima, oneri di rete, costi di potenza impegnata, infrastruttura e margine industriale. Se i Megapack e sistemi analoghi riducono la volatilità dei prezzi all’ingrosso e limitano i picchi più estremi, i gestori hanno meno rischio da coprire nei propri modelli tariffari. In prospettiva possono quindi stabilizzare le tariffe al kWh per l’utente finale, evitando sbalzi repentini, anche se non va dato per scontato un calo netto e immediato dei prezzi alla colonnina.

Ricarica domestica e pubblica: cosa può aspettarsi l’automobilista italiano nei prossimi 3-5 anni

Per chi ricarica l’auto in garage o nel box condominiale, l’impatto delle mega-batterie di rete sarà soprattutto sulla disponibilità di potenza. Se abiti in una zona dove la rete è già oggi molto sfruttata, ottenere aumenti di potenza contrattuale o installare una wallbox ad alta potenza può richiedere tempi lunghi o interventi di adeguamento della cabina. La presenza di grandi sistemi di accumulo nelle aree a forte crescita di consumi elettrici può aiutare il gestore di rete a gestire meglio i carichi, riducendo la necessità di limitazioni o di misure temporanee come la riduzione automatica di potenza nelle ore serali più congestionate.

Sul fronte pubblico, l’automobilista vedrà soprattutto una maggiore affidabilità delle reti di ricarica rapida e ultra-rapida, con minori rischi di stazioni improvvisamente “declassate” di potenza nelle ore di punta. Nei prossimi anni, l’arrivo di nuove infrastrutture fast da parte di vari operatori, compresi costruttori automotive e player energetici, sarà facilitato da una rete più flessibile. Soluzioni come le nuove stazioni ad alta potenza già annunciate da altri costruttori, analizzate per esempio nel focus su nuove stazioni BYD ad alta potenza, diventano più facilmente integrabili quando, a monte, esistono grandi “polmoni” di energia capaci di assorbire i picchi.

Questo maxi-piano favorirà davvero nuove colonnine fast e ultra-fast in Italia?

La domanda chiave per molti automobilisti è se i 25 GWh di batterie NatPower–Tesla si tradurranno in più colonnine fast sotto casa. In modo diretto, la risposta è no: questi impianti sono progettati per operare nel mercato all’ingrosso e nei servizi di rete, non come batterie “dedicate” alle stazioni di ricarica pubbliche. Tuttavia, l’effetto indiretto può essere significativo. Se la rete nazionale riesce a integrare più rinnovabili con meno congestioni e meno limitazioni, diventa più semplice autorizzare connessioni ad alta potenza per nuovi hub di ricarica lungo autostrade, tangenziali e poli commerciali.

Un altro aspetto importante è la riduzione del rischio per gli investitori nelle infrastrutture di ricarica: in un contesto in cui la rete è stabilizzata da grandi sistemi di accumulo, pianificare l’apertura di un’area di ricarica ultra-fast con decine di punti ad alta potenza richiede meno timori di limitazioni future sulla capacità disponibile o di costi imprevisti legati a rinforzi di rete. Se, per esempio, un operatore valuta l’apertura di una stazione da molte centinaia di kW in una zona servita da un grande impianto di storage, può contare su una maggiore prevedibilità dei flussi energetici. Per il singolo automobilista questo si tradurrà, con i tempi tipici dei progetti infrastrutturali, in una rete più capillare e affidabile, nella quale la disponibilità di potenza alla presa diventa la norma e non l’eccezione.