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Come non pagare multe per eccesso di velocità?

Criteri per valutare quando pagare una multa per eccesso di velocità o quando può essere opportuno presentare ricorso

Come evitare (legalmente) di pagare una multa per eccesso di velocità: quando il ricorso ha senso
diEzio Notte

Molti automobilisti cercano di “non pagare” le multe per eccesso di velocità puntando su cavilli inesistenti e finendo per spendere di più tra sanzioni maggiorate e ricorsi persi. Capire quando la contestazione è fondata e quando, invece, la sanzione è difficilmente evitabile permette di scegliere in modo lucido se pagare subito con lo sconto o se ha senso tentare l’annullamento, evitando errori che possono aggravare la posizione del conducente.

Quando la multa per eccesso di velocità va quasi sempre pagata

La prima domanda da porsi è se la multa per eccesso di velocità sia, in linea di massima, legittima. L’articolo 142 del Codice della Strada, consultabile tramite il portale Normattiva, stabilisce limiti generali e sanzioni per chi li supera. Se il verbale riporta correttamente dati del veicolo, luogo, ora, limite vigente e velocità rilevata, e se l’autovelox è regolarmente approvato e presegnalato, nella maggior parte dei casi la sanzione è difficilmente contestabile sul piano formale.

Un altro elemento che rende spesso poco conveniente il ricorso è la dinamica dell’infrazione. Se, ad esempio, il superamento del limite è significativo e avvenuto in un tratto ben segnalato, con cartelli di limite e di controllo elettronico chiaramente visibili, sarà complicato sostenere una difesa credibile. In situazioni del genere, soprattutto quando non emergono vizi evidenti di notifica o di identificazione del veicolo, pagare entro i termini che consentono la riduzione dell’importo è spesso la scelta più pragmatica, anche per evitare ulteriori spese e rischi di aggravio.

Prima di decidere, è comunque utile avere un quadro di cosa comporta, in termini di sanzioni e conseguenze sulla patente, il superamento dei vari scaglioni di limite. Per un approfondimento sui diversi livelli di eccesso di velocità e sulle relative ricadute, può essere utile consultare l’analisi dedicata a quanto costa superare il limite di 10, 40 o 60 km/h, così da valutare con maggiore consapevolezza il peso concreto della multa ricevuta.

Vizi dell’autovelox e del verbale che possono portare all’annullamento

Una multa per eccesso di velocità può non essere dovuta se presenta vizi sostanziali. La Polizia di Stato chiarisce che le sanzioni rilevate con sistemi elettronici sono valide solo se gli apparecchi sono regolarmente approvati, installati e presegnalati secondo le norme, come indicato nelle informazioni ufficiali sui controlli elettronici della velocità. Se manca la segnaletica di preavviso, se l’autovelox è collocato in punti non conformi alle linee guida o se non risulta correttamente omologato, il verbale può essere esposto a contestazione.

Oltre ai profili tecnici del dispositivo, contano molto gli errori nel verbale. Secondo quanto illustrato dall’Arma dei Carabinieri nelle pagine dedicate alle sanzioni per eccesso di velocità e modalità di contestazione, possono emergere motivi di annullamento in caso di notifica tardiva, errata identificazione del veicolo, dati essenziali mancanti o palesemente sbagliati. Un esempio pratico: se la targa riportata non coincide con quella del veicolo del destinatario, o se il luogo dell’infrazione è descritto in modo incompatibile con il tragitto effettivo, allora il ricorso può avere basi concrete.

Associazioni e osservatori sulla sicurezza stradale, come ASAPS, ricordano inoltre che la collocazione e la presegnalazione degli autovelox devono rispettare distanze e criteri indicati dalle linee guida ministeriali. Se, ad esempio, il cartello di avviso è nascosto dalla vegetazione o posto a distanza inadeguata rispetto al dispositivo, si apre uno spazio di contestazione. In tutti questi casi, però, è fondamentale raccogliere prove (foto, video, testimonianze) perché, senza riscontri oggettivi, il ricorso rischia di essere respinto.

Come verificare omologazione, taratura e registrazione del dispositivo

Per capire se una multa da autovelox è davvero “a rischio annullamento”, occorre verificare tre aspetti chiave: omologazione, taratura e registrazione del dispositivo. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha istituito una piattaforma nazionale con l’elenco dei dispositivi di controllo della velocità, accessibile all’indirizzo velox.mit.gov.it/dispositivi. Se il modello indicato nel verbale non compare in questo elenco, secondo quanto riportato nel relativo decreto e nelle comunicazioni ministeriali, la sanzione può essere esposta a contestazione per utilizzo di apparecchiatura non correttamente censita.

Un secondo controllo riguarda la taratura periodica. Il Comune di Roma, nelle informazioni dedicate a autovelox e contestazione delle sanzioni, indica che il cittadino può richiedere agli uffici competenti la documentazione relativa all’omologazione, alla taratura e alla posizione dell’apparecchio. Se, a seguito della richiesta, non viene fornita prova di una taratura regolare o emergono incongruenze tra il dispositivo indicato nel verbale e quello effettivamente installato, si rafforza la posizione di chi intende fare ricorso.

Un caso concreto: se ricevi una multa per eccesso di velocità rilevata in un tratto che percorri spesso, puoi annotare il codice o la sigla dell’autovelox riportata nel verbale e confrontarla con l’elenco MIT. Se non la trovi, allora è opportuno chiedere formalmente chiarimenti all’ente accertatore e valutare, con l’eventuale supporto di un professionista, la presentazione di un ricorso. Per approfondire i profili di rischio legati a dispositivi non omologati o non registrati, può essere utile leggere l’analisi su autovelox non omologato o non registrato, che illustra come interpretare correttamente le informazioni tecniche riportate nei verbali.

Ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace: tempi, costi e rischi

Quando emergono possibili vizi della multa, la scelta successiva è se rivolgersi al Prefetto o al Giudice di Pace. Il Comune di Milano, nelle pagine dedicate al ricorso contro verbali per violazioni al Codice della Strada, chiarisce che il cittadino può contestare la sanzione davanti a entrambe le autorità, anche per questioni legate alla segnaletica o alla corretta taratura dell’autovelox. La differenza principale riguarda i tempi di decisione, le modalità procedurali e il rischio di aggravio della sanzione in caso di rigetto.

Il ricorso al Prefetto è, di norma, impostato in forma scritta e non richiede la presenza personale all’udienza, ma può comportare, se respinto, un aumento dell’importo rispetto alla sanzione originaria. Il ricorso al Giudice di Pace, invece, implica spesso la partecipazione a un’udienza e, talvolta, l’assistenza di un professionista, con costi e impegno maggiori ma anche con la possibilità di un esame più approfondito del caso concreto. Se, ad esempio, il vizio riguarda la mancata presegnalazione dell’autovelox o la posizione non conforme, può essere utile presentare fotografie, planimetrie o testimonianze, elementi che trovano più spazio in un giudizio davanti al Giudice di Pace.

Un ulteriore profilo riguarda la decurtazione dei punti e la comunicazione dei dati del conducente. Alcune interpretazioni giurisprudenziali, riportate da fonti specialistiche come Brocardi.it, evidenziano che il proprietario del veicolo può evitare sanzioni aggiuntive se dimostra, con adeguata documentazione, l’impossibilità oggettiva di identificare chi fosse alla guida al momento dell’infrazione. Si tratta però di situazioni particolari, da valutare caso per caso, perché un’errata gestione della comunicazione dei dati può portare a ulteriori sanzioni.

Pagare con lo sconto o fare ricorso: come scegliere in modo consapevole

La decisione tra pagare subito con lo sconto o tentare il ricorso richiede una valutazione fredda di pro e contro. Secondo quanto riportato da associazioni di tutela dei consumatori come Altroconsumo, i motivi di ricorso più solidi riguardano errori nella notifica, mancanza o irregolarità della segnaletica, autovelox non omologato o non presente nell’elenco MIT e vizi essenziali nella compilazione del verbale. Se nessuno di questi elementi emerge, e l’infrazione è documentata in modo chiaro, insistere sul ricorso può tradursi in una perdita di tempo e denaro, oltre che nel rischio di vedersi negata la riduzione dell’importo.

Un modo pratico per decidere è porsi alcune domande chiave: il dispositivo è presente nell’elenco MIT? La segnaletica di preavviso era effettivamente visibile e corretta? Il verbale contiene tutti i dati essenziali senza errori evidenti? Se la risposta è sì, allora pagare entro i termini che consentono la riduzione può essere la scelta più razionale. Se invece emergono dubbi fondati su uno o più di questi aspetti, allora può valere la pena valutare un ricorso, magari dopo aver consultato un esperto o un’associazione specializzata. Per chi vuole approfondire casi particolari, come le rilevazioni multiple entro un breve intervallo di tempo, è utile esaminare come funzionano le multe per eccesso di velocità rilevate più volte entro un’ora, così da evitare di pagare più del dovuto in situazioni ripetute sullo stesso tratto.

Un ulteriore criterio di scelta riguarda la prospettiva futura. Se, ad esempio, il conducente è già vicino alla soglia che comporta provvedimenti più gravi sulla patente, può essere strategico valutare con attenzione ogni possibile vizio della multa, perché la posta in gioco non è solo economica ma anche legata alla possibilità di continuare a guidare. In altri casi, quando la violazione è episodica e il quadro complessivo è regolare, può essere più utile concentrare gli sforzi nel modificare le proprie abitudini di guida, magari informandosi anche sulle nuove regole di collocazione dei dispositivi, come quelle che interessano gli autovelox e moto nel 2026, per ridurre al minimo il rischio di future sanzioni.