Cerca

La ‘casa auto’ di Will.i.am era finta? Tutta la verità

Chi è Will.i.am e perché ha voluto una compagnia automobilistica

Documenti vuoti sparsi su una scrivania pulita con un portachiavi non marchiato sopra.

Il marchio IAMAUTO di Will.i.am nasce come “nuova casa automobilistica” e finisce per diventare il simbolo perfetto di cosa succede quando entusiasmo, ego e meccanica reale non viaggiano alla stessa velocità. Dal primo annuncio in TV ai prototipi da centinaia di migliaia di dollari, la promessa di una compagnia auto personale si è sgonfiata tra one-off bizzarre, tuning estremi e nessuna vera produzione di serie.

Chi è Will.i.am e perché ha voluto una compagnia automobilistica

Will.i.am, produttore e frontman dei Black Eyed Peas, è anche un grande collezionista di auto e appassionato di design automobilistico. La sua idea dichiarata è stata quella di coniugare passione per i motori, immagine personale e beneficenza, arrivando a sognare un marchio proprio. In una puntata di Top Gear del 2012 parla apertamente di una compagnia chiamata IAMAUTO, presentandola come progetto industriale più che come semplice hobby di un vip.

Alla base c’è l’ossessione per l’oggetto auto come pezzo unico da esibire, più vicino al mondo delle custom car americane che a quello delle utilitarie da listino. Will.i.am commissiona e firma progetti estremi, studi di branding e persino packaging con il logo “i.am.auto”, costruendo l’immagine di una nuova casa automobilistica che però, nei fatti, resta legata a prototipi su base esistente e a operazioni di immagine.

Come nasce il progetto auto di Will.i.am e quali modelli ha presentato

Il progetto auto di Will.i.am prende corpo attorno al 2012 con IAMAUTO e la variante grafica i.am.auto, innestato su un’attività reale di tuning e body kit. Fonti di settore raccontano una società che propone elaborazioni profonde su telai esistenti, fino al caso clamoroso di una vettura spacciata come “nuova auto” ma in realtà basata su un telaio di Volkswagen Beetle del 1958, pesantemente modificato per arrivare a un design quasi irriconoscibile rispetto all’originale.

Tra i pezzi più discussi spunta una concept da circa 900.000 dollari, costruita da West Coast Customs e accreditata a Will.i.am, che alimenta la narrativa della sua “compagnia auto” ma resta un esemplare unico. Più tardi arriva una Tesla Model S radicalmente trasformata, usata per promuovere il marchio benefico IAMAUTO e il progetto di personalizzazioni estreme, senza però evolversi in una gamma strutturata con modelli, allestimenti e rete di vendita.

Perché la compagnia automobilistica di Will.i.am non ha sfondato

La cosiddetta compagnia automobilistica di Will.i.am non ha sfondato per un motivo semplice: non è mai diventata una vera casa costruttrice con produzione in serie. I progetti rimangono one-off da collezione, spesso realizzati da terzisti come West Coast Customs, con costi altissimi al pezzo e nessuna scalabilità industriale. Un’auto da centinaia di migliaia di dollari costruita su misura ha logiche opposte rispetto a un modello di segmento B che deve rispettare omologazioni, garanzie e assistenza.

Campa cavallo. Alcuni prototipi IAMAUTO, pur ampiamente pubblicizzati, non riescono nemmeno a trovare un acquirente, come nel caso della Tesla Model S personalizzata rimasta invenduta nonostante fosse un esemplare unico. Manca una strategia chiara: nessun piano di rete, nessuna piattaforma proprietaria, nessun posizionamento definito. Il marchio resta sospeso tra beneficenza, branding personale e collezionismo, troppo lontano dal modello industriale di realtà come BYD con il suo modello industriale integrato.

Cosa resta oggi del progetto e cosa insegna al mondo auto

Oggi del sogno IAMAUTO resta soprattutto la traccia storica di quei prototipi e del branding “i.am.auto”, mentre l’energia di Will.i.am nel settore si sposta altrove. Da alcuni anni l’artista collabora con Mercedes-AMG come ambasciatore e partner creativo, firmando la one-off “The Flip” su base GT 4-Door Coupé e lavorando su progetti di esperienza a bordo. In un’intervista recente spiega come il focus si sia spostato dal costruire auto intere al software e al suono integrato nella guida.

Il passo successivo è Sound Drive, startup presentata al CES 2024 che genera musica in tempo reale usando i dati dell’auto, un’idea molto più vicina alle competenze artistiche e tecnologiche di Will.i.am rispetto al sogno di una fabbrica IAMAUTO. La lezione per il mondo auto è chiara: senza basi industriali e filiera solida, un marchio nasce e muore sui rendering. Chi ha provato progetti borderline, dalle moto elettriche Ryno Motors a iniziative miste aviazione-automotive, conosce bene quanto sia sottile il confine tra visione e velleità.