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Con il nuovo decreto autovelox 2026, in quali casi una multa può essere annullata o contestata con buone probabilità di successo?

Spiegazione pratica del decreto autovelox 2026, differenze tra approvazione e omologazione e verifiche utili per valutare un possibile ricorso alla multa

Con il nuovo decreto autovelox 2026, in quali casi una multa può essere annullata o contestata con buone probabilità di successo?
diEzio Notte

In sintesi. Spiegazione pratica del decreto autovelox 2026, differenze tra approvazione e omologazione e verifiche utili per valutare un possibile ricorso alla multa

  • Quando il nuovo decreto autovelox ti permette davvero di fare ricorso
  • Approvatore o omologato? La parola sul verbale che può decidere il ricorso
  • Taratura, distanze e limiti: i controlli da fare prima di pagare la multa
  • Cosa succede alle vecchie multe e agli autovelox già installati

Il nuovo decreto autovelox firmato il 9 giugno 2026 dal Ministero ha rimesso al centro una “parola chiave” che compare nei verbali: approvazione o omologazione. Capire cosa significa e come si collega a taratura, distanza dal cartello e posizione del dispositivo può fare la differenza tra pagare la multa o avere buone possibilità di ricorso.

Quando il nuovo decreto autovelox ti permette davvero di fare ricorso

La prima domanda da farsi davanti a una multa da autovelox dopo il decreto 2026 è se la rilevazione sia stata effettuata nel rispetto delle condizioni tecniche e di utilizzo del dispositivo. Il decreto non cancella in blocco le sanzioni, ma specifica meglio quando l’accertamento è valido: chi riesce a dimostrare un utilizzo non conforme, una mancanza di verifiche o un errore formale nel verbale ha margini più concreti per chiedere l’annullamento.

Per capire se conviene valutare il ricorso è utile distinguere tra irregolarità “formali” e irregolarità “sostanziali”. Le prime riguardano errori di compilazione del verbale (targa sbagliata, luogo non chiaro), che a volte possono portare all’annullamento ma non sempre. Le seconde toccano il cuore della rilevazione: apparecchio non correttamente approvato/omologato, mancanza di taratura periodica, posizionamento e distanze non conformi, limiti di velocità non adeguatamente segnalati o ridotti senza reale motivazione di sicurezza. Sono questi, alla luce del nuovo quadro, i profili più promettenti in sede di ricorso.

Approvatore o omologato? La parola sul verbale che può decidere il ricorso

La distinzione tra “apparecchio approvato” e “apparecchio omologato” è diventata centrale perché il decreto 2026 chiarisce meglio il perimetro dei due concetti. In termini semplici, l’omologazione è una forma di riconoscimento più “completo” dell’apparecchio, mentre l’approvazione è legata a modelli o condizioni specifiche. Se sul verbale leggi solo che il dispositivo è “approvato” ma per quella tipologia di controlli il quadro tecnico e normativo oggi richiede una vera e propria omologazione, puoi avere un appiglio importante per contestare.

Quando ricevi il verbale, la prima verifica pratica è proprio la dicitura usata per l’autovelox. Se non trovi alcuna indicazione di approvazione o omologazione, oppure la formula è generica e non consente di individuare chiaramente il modello, puoi chiedere agli uffici del Comune o dell’ente accertatore copia del decreto di approvazione/omologazione e della scheda tecnica. Se, esaminando questi atti, emergesse che il dispositivo è stato usato in modo diverso da quanto previsto (ad esempio montato in postazione fissa ma approvato solo per uso mobile), allora il verbale potrebbe essere messo seriamente in discussione.

Per non perdersi tra sigle e numeri, è utile seguire uno schema di controllo rapido sul verbale:

  • verifica se c’è scritto “apparecchio approvato” o “omologato”;
  • controlla se è indicato il modello dell’autovelox;
  • leggi come è descritta la postazione (fissa, mobile, temporanea);
  • verifica se la descrizione corrisponde al punto in cui sei stato fotografato;
  • in caso di dubbi, chiedi formalmente gli atti tecnici all’ente.

Taratura, distanze e limiti: i controlli da fare prima di pagare la multa

Un secondo filone decisivo riguarda taratura e verifiche periodiche. Anche prima del decreto 2026 la giurisprudenza aveva più volte affermato che gli strumenti di misura della velocità devono essere sottoposti a controlli metrologici nel tempo. Il nuovo quadro normativo ribadisce l’importanza di queste verifiche e dettaglia meglio come e quando devono essere effettuate. Se sul verbale non ci sono indicazioni chiare sulla data dell’ultima taratura o se, chiedendo gli atti, emergono lacune o intervalli troppo lunghi, la multa può essere seriamente indebolita.

Un’altra area calda è quella di distanze e posizionamento. Il decreto 2026 interviene proprio su omologazione e modalità d’uso, inclusi parametri come collocazione del dispositivo rispetto al segnale di limite di velocità, visibilità della postazione, eventuali riduzioni di limite in tratti brevi. Quando ricevi la multa, ha senso ricostruire mentalmente (o tornando sul posto) il punto esatto dello scatto: se, per esempio, il cartello col nuovo limite era nascosto da vegetazione o subito dopo una curva, oppure l’autovelox sembrava piazzato in un tratto non coerente con quello descritto nel verbale, puoi avere elementi da far valere.

Prima di decidere se pagare o no, un controllo sistematico aiuta a non perdere difese utili:

  • leggi bene il limite indicato e chiediti se il cartello era ben visibile;
  • verifica la distanza approssimativa tra il cartello e la postazione, anche con app di mappa;
  • controlla l’ora della rilevazione e se in quella fascia c’erano condizioni particolari (lavori, deviazioni);
  • cerca eventuali incongruenze tra luogo indicato nel verbale e luogo effettivo del controllo;
  • domanda per iscritto copia del certificato di taratura più recente.

Se emergono discordanze concrete, allora il ricorso non diventa solo un “tentativo”, ma una scelta ponderata su basi tecniche: l’organo che giudica (Prefetto o Giudice di pace) dovrà valutare se l’accertamento rispetta davvero le condizioni richieste dall’attuale disciplina tecnica e dal decreto 2026.

Cosa succede alle vecchie multe e agli autovelox già installati

Una delle paure più diffuse è capire se con il decreto 2026 si possano “riaprire” tutte le multe prese in passato, magari da dispositivi che oggi non rientrano più nei requisiti di omologazione o di utilizzo previsti. In linea generale, gli atti già definitivi (cioè non più impugnabili perché sono scaduti tutti i termini per il ricorso, oppure c’è già una decisione passata in giudicato) non vengono automaticamente travolti da una nuova disciplina tecnica. Diverso è il discorso per i verbali ancora nei termini di impugnazione o per i procedimenti pendenti, dove le nuove regole e i nuovi chiarimenti possono essere usati come argomento a supporto.

Per gli autovelox già installati, il decreto di solito prevede una fase di adattamento, durante la quale gli enti proprietari delle strade devono verificare la conformità dei dispositivi alle nuove specifiche di omologazione e di impiego. Se da questi controlli emergono criticità (per esempio un modello che deve essere aggiornato o spostato), le multe rilevate nel frattempo potrebbero essere messe in discussione caso per caso. Se sospetti che un autovelox abituale del tuo tragitto sia interessato da queste novità, può essere utile monitorare le comunicazioni del Comune e, se arriva una multa, chiedere espressamente se l’apparecchio è già stato verificato secondo i criteri introdotti nel 2026.