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Cosa cambia con il nuovo decreto MIT sugli autovelox non conformi?

Aggiornamento sulle nuove regole MIT per omologazione, taratura e regolarizzazione degli autovelox non conformi e i possibili effetti su sanzioni e ricorsi

Cosa cambia con il nuovo decreto MIT sugli autovelox non conformi?
diEzio Notte

In sintesi

  • Il decreto MIT fissa criteri uniformi per omologazione, installazione e taratura degli autovelox e verifiche in laboratori abilitati.
  • Associazioni segnalano che una quota molto alta di autovelox censiti non è allineata a omologazione o documentazione richiesta.
  • Una multa può essere annullata se l’autovelox non era omologato, installato correttamente o privo di taratura valida; non esiste rimborso automatico.
  • I Comuni devono verificare documentazione, regolarizzare o disattivare impianti; molti potrebbero ridurre temporaneamente i dispositivi attivi.
  • La regolarizzazione richiede nuova omologazione, taratura, aggiornamento della segnaletica o dismissione; i tempi dipendono da risorse e linee guida ministeriali.

Chi guida in Italia si affida sempre più spesso a navigatori e app per evitare gli autovelox, ma il nodo vero oggi riguarda la loro regolarità: un nuovo decreto del MIT interviene su omologazione e taratura, mentre dati associativi parlano di una quota molto elevata di apparecchi potenzialmente non conformi, con possibili ricadute pesanti su multe, ricorsi e bilanci dei Comuni.

Cosa prevede il nuovo decreto MIT su omologazione e taratura degli autovelox

Il nuovo intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti mira a fissare criteri più chiari e uniformi per omologazione, installazione e taratura degli autovelox. Il punto centrale riguarda la definizione delle caratteristiche tecniche minime che ogni dispositivo deve possedere per poter essere utilizzato ai fini sanzionatori, oltre alle modalità di verifica periodica del corretto funzionamento, da effettuare presso centri o laboratori abilitati.

Dal punto di vista operativo il decreto punta a ridurre le aree grigie lasciate da norme generali e circolari ministeriali stratificate nel tempo. Vengono tipicamente precisati: requisiti dei documenti di omologazione, condizioni ambientali e di posizionamento dell’apparecchio, procedure di taratura iniziale e controlli successivi. Altrettanto importante è l’allineamento tra omologazione tecnica del dispositivo e autorizzazioni amministrative per la sua collocazione in un determinato tratto di strada, per limitare contestazioni su vizi formali.

Perché, secondo Assoutenti, molti apparecchi non risulterebbero conformi

Le associazioni dei consumatori hanno richiamato l’attenzione su un dato particolarmente critico: da una mappatura degli autovelox diffusi sul territorio emergerebbe che una quota molto alta degli impianti censiti non risulta allineata ai requisiti di omologazione o alla documentazione richiesta. Ciò può dipendere da diversi fattori: apparecchi privi di decreto di omologazione aggiornato, mancanza di certificati di taratura periodica, errori di installazione rispetto a quanto previsto dai provvedimenti autorizzativi.

Secondo queste analisi, alla base ci sarebbe anche un eccesso di frammentazione: dispositivi di generazioni diverse, posizionamenti decisi nel tempo da enti locali differenti, prassi non uniformi nella gestione delle verifiche tecniche. Se, ad esempio, un autovelox viene spostato rispetto alla collocazione indicata nell’atto autorizzativo o continua a funzionare senza essere sottoposto a verifiche dopo interventi di manutenzione, si crea un possibile scollamento tra uso effettivo e regole formali. Il nuovo decreto del MIT punta proprio a ridurre queste discrepanze.

Quali effetti possibili su multe già emesse, ricorsi e annullamenti

La questione che interessa di più gli automobilisti riguarda le sanzioni già elevate con apparecchi oggi considerati non pienamente conformi ai nuovi standard. In linea generale, infatti, una multa per eccesso di velocità può essere ritenuta illegittima se lo strumento di rilevazione non è regolarmente omologato, installato secondo le prescrizioni o sottoposto alle necessarie verifiche di funzionalità. L’ampiezza del potenziale contenzioso dipenderà da come verrà interpretata, caso per caso, la documentazione tecnica associata a ciascun impianto.

Per chi ha già pagato una sanzione, non esiste un automatismo di rimborso: occorrerebbe dimostrare che proprio quel singolo autovelox fosse privo di requisiti essenziali al momento della rilevazione. Più probabile è un incremento dei ricorsi ancora pendenti, con richieste di accesso agli atti per visionare certificati di taratura, decreti di omologazione e autorizzazioni di posizionamento. Se, ad esempio, un conducente riesce a provare che l’apparecchio non aveva una taratura valida alla data dell’infrazione, il giudice di pace potrebbe annullare la multa per carenza di prova sull’affidabilità della misurazione.

Come cambiano i controlli per gli impianti e cosa devono aspettarsi i Comuni

Per gli enti proprietari delle strade e i Comuni, la nuova cornice regolatoria significa soprattutto una revisione sistematica del parco autovelox in uso. I gestori dovranno verificare per ogni impianto la completezza della documentazione tecnica (omologazioni, verbali di collaudo, certificati di taratura periodica), nonché la corrispondenza tra il punto di installazione e quanto indicato negli atti autorizzativi. In assenza di questi elementi o in caso di difformità, l’apparecchio dovrà essere regolarizzato o disattivato.

La fase di adeguamento potrebbe spingere molti enti a ridurre temporaneamente il numero di dispositivi attivi, privilegiando gli impianti che presentano meno criticità documentali. Per chi amministra le casse comunali questo comporta una riflessione sull’uso delle entrate da sanzioni e sulla necessità di investire in apparecchi più moderni e meglio gestiti. Per gli automobilisti, nel breve periodo, potrebbe tradursi in un quadro meno omogeneo: tratte in cui alcuni autovelox vengono spenti o sostituiti, mentre altri vengono confermati dopo controlli più accurati.

Procedure di regolarizzazione e possibili tempi di adeguamento degli autovelox non a norma

Per gli apparecchi che, a seguito delle verifiche, risultassero privi dei requisiti richiesti, la strada maestra è la regolarizzazione. Questo può significare richiedere un nuovo provvedimento di omologazione, sottoporre il dispositivo a taratura presso laboratori idonei, aggiornare la segnaletica di preavviso, oppure adeguare posizione e configurazione dell’impianto alle prescrizioni del MIT e della Prefettura competente. In alcuni casi, soprattutto per dispositivi datati, potrebbe rivelarsi più conveniente procedere alla dismissione definitiva.

I tempi effettivi di adeguamento dipenderanno dalle risorse tecniche e amministrative degli enti, oltre che dalla capacità del Ministero di fornire chiarimenti interpretativi e linee guida operative. Un Comune con pochi impianti e un archivio documentale ordinato potrà chiudere le verifiche in tempi relativamente brevi; una grande città con decine di apparecchi fissi e mobili avrà bisogno di un programma plurifase. Per gli utenti della strada è utile monitorare gli annunci degli enti locali e, in caso di dubbi su una sanzione, richiedere copia della documentazione tecnica relativa all’autovelox che ha rilevato l’infrazione.