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Cosa cambia con la stretta sulla trasparenza degli autovelox?

Aggiornamento sulle nuove regole di trasparenza, registro nazionale e requisiti di segnaletica per l’utilizzo degli autovelox sulle strade italiane

Cosa cambia con la stretta sulla trasparenza degli autovelox?
diRedazione

In sintesi

  • Sarà creato un registro telematico nazionale che raccoglie dati su autovelox fissi, mobili e postazioni temporanee.
  • Enti dovranno riportare tipologia dello strumento, tratto stradale, direzione controllata ed estremi degli atti autorizzativi.
  • Autovelox non presente nel registro rischia di rendere inutilizzabili le rilevazioni e di far annullare le multe.
  • Spostamenti, sostituzioni o disattivazioni degli autovelox devono essere caricati sulla piattaforma entro tempi definiti.
  • Nuove regole impongono cartelli ben visibili, distanze minime di preavviso e riconoscibilità delle postazioni per garantire trasparenza.

Migliaia di autovelox fissi e mobili saranno “passati al setaccio” da un nuovo sistema di controllo nazionale, con l’obiettivo di rendere più trasparenti le multe per eccesso di velocità. Il rischio per gli enti è di vedersi contestare le sanzioni se i dispositivi non risultano regolarmente censiti e segnalati, mentre per gli automobilisti diventa centrale verificare registrazione e visibilità delle postazioni.

Come funziona il nuovo registro nazionale degli autovelox

La stretta sulla trasparenza passa innanzitutto dalla creazione di un registro telematico nazionale degli autovelox, una banca dati unica in cui dovranno confluire tutte le informazioni sulle postazioni di controllo della velocità. L’obiettivo dichiarato è evitare dispositivi “fantasma”, installati o utilizzati senza un quadro minimo di tracciabilità, e consentire controlli incrociati su chi gestisce, dove sono collocati, con quali caratteristiche tecniche e in base a quali provvedimenti autorizzativi.

Nel registro dovranno confluire sia gli autovelox fissi che quelli mobili e le postazioni temporanee. Per ciascun dispositivo, gli enti proprietari o gestori della strada dovranno indicare dati come la tipologia dello strumento, il tratto di strada interessato, la direzione di marcia controllata, oltre agli estremi degli atti con cui è stata autorizzata l’installazione. In pratica, prima ancora di poter elevare sanzioni, l’autovelox dovrà “esistere” ufficialmente nella piattaforma nazionale, così da rendere immediatamente verificabile la sua legittimità.

Un elemento importante riguarda gli aggiornamenti: se un autovelox viene spostato, sostituito o disattivato, la variazione dovrà essere caricata sulla piattaforma in tempi definiti, per evitare discrepanze tra la situazione reale sul territorio e quanto risulta nel registro. Ciò significa che, ad esempio, una colonnina vuota non potrà essere usata per “giustificare” un controllo diverso da quello registrato, e che ogni nuova postazione dovrà avere una storia amministrativa chiara e rintracciabile.

Quando un autovelox non registrato può rendere nulla la multa

La domanda cruciale per gli automobilisti è se la mancata registrazione dell’autovelox nel nuovo sistema possa comportare la nullità della multa. L’impostazione di fondo delle nuove regole va proprio in questa direzione: un dispositivo non presente nel registro nazionale rischia di essere considerato irregolare, con conseguente inutilizzabilità delle rilevazioni e possibilità di annullamento delle sanzioni basate su quelle misurazioni, soprattutto se il vizio è sollevato in sede di ricorso.

Occorre però distinguere i piani. Da un lato c’è la fase transitoria, in cui gli enti devono caricare i dati dei dispositivi già in uso e adeguare le procedure; dall’altro c’è il regime a pieno funzionamento della piattaforma, in cui la regola dovrebbe diventare: “non sei registrato, non puoi fare multe”. Durante l’avvio del sistema, potrebbero emergere situazioni in cui l’autovelox è regolarmente autorizzato ma non ancora visibile nel registro per ritardi burocratici; in questi casi, la contestazione della multa dipenderà spesso da come i giudici valuteranno l’importanza dell’adempimento mancante nel singolo caso concreto.

Per l’automobilista che ritiene ingiusta una sanzione, l’assenza del dispositivo nel registro nazionale potrebbe diventare un nuovo argomento difensivo, affiancato a quelli già noti (mancata omologazione, difetti di taratura, carenze nella segnaletica). Se, ad esempio, una postazione mobile utilizzata saltuariamente su un certo tratto non risulta tra quelle comunicate e non vi è traccia di un provvedimento che ne disciplini l’uso, allora il ricorso potrebbe puntare proprio sulla mancanza di trasparenza e tracciabilità della postazione impiegata.

Nuove regole su segnaletica, distanze minime e visibilità delle postazioni

Accanto al registro, la stretta sugli autovelox interviene anche su segnaletica, distanze minime e visibilità delle postazioni, elementi che incidono direttamente sulla legittimità delle multe. La logica è chiara: i controlli di velocità devono avere una funzione preventiva e dissuasiva, non essere un “tranello” per gli automobilisti. Per questo, le norme precisano che le postazioni devono essere annunciate con congruo anticipo, con cartelli ben riconoscibili da giorno e di notte, e collocate in modo da non sorprendere il conducente all’ultimo istante.

Vengono dunque fissati criteri più chiari per la distanza tra il segnale di preavviso di controllo elettronico e la postazione effettiva, tenendo conto del tipo di strada (urbana, extraurbana, ad alto scorrimento) e dei limiti di velocità vigenti. Se, per esempio, su una strada extraurbana secondaria il cartello di avviso è posto troppo a ridosso della colonnina, o nascosto dalla vegetazione, si crea un evidente problema di trasparenza. In situazioni di questo genere, la mancanza di visibilità o il mancato rispetto delle distanze possono diventare motivi per contestare la multa.

Un altro punto riguarda la riconoscibilità delle postazioni stesse: gli autovelox devono essere installati in modo da risultare chiaramente individuabili, senza mimetizzazioni con l’ambiente circostante e, per le postazioni mobili, con veicoli di servizio ben visibili e segnalati. Se un controllo viene effettuato da un veicolo senza contrassegni, parcheggiato in modo da non essere percepito come mezzo di servizio, la finalità educativa del controllo tende a venir meno, e ciò può essere valutato negativamente in caso di contenzioso sulle sanzioni elevate.

Per chi vuole orientarsi nel quadro più ampio delle verifiche sul funzionamento degli strumenti di accertamento, è utile conoscere anche cosa prevede il nuovo decreto MIT su omologazione e taratura autovelox, tema strettamente legato alla legittimità delle rilevazioni e spesso richiamato nei ricorsi contro le multe.

Cosa devono fare Comuni e gestori stradali per mettersi in regola

Per gli enti locali e i gestori delle strade, la stretta sulla trasparenza comporta una serie di adempimenti operativi che non possono essere rimandati. Il primo passo è il censimento completo delle postazioni esistenti, fisse e mobili, verificando per ciascuna la documentazione autorizzativa, lo stato di omologazione e taratura e la rispondenza alla nuova disciplina su posizionamento e segnaletica. Solo dopo questa ricognizione interna è possibile procedere all’inserimento ordinato dei dati nel registro telematico nazionale, riducendo il rischio di errori o omissioni.

L’adeguamento non riguarda soltanto la parte “informatica”, ma anche l’organizzazione dei controlli e la manutenzione dei dispositivi. Se, ad esempio, dal censimento emergono autovelox privi di atti autorizzativi chiari, o collocati su tratti che nel frattempo hanno cambiato limite di velocità, l’ente è chiamato a regolarizzare la situazione con nuovi provvedimenti o, nei casi più critici, a dismettere le postazioni. Analogamente, la segnaletica di preavviso deve essere verificata sul campo: cartelli danneggiati, coperti da alberi o posizionati a distanze non conformi possono esporre a una pioggia di contestazioni da parte dei cittadini.

Dal punto di vista delle responsabilità interne, è probabile che molti Comuni debbano ridefinire ruoli e procedure tra uffici tecnici, polizia locale e ragioneria, perché ogni multa annullata per vizi di trasparenza si traduce anche in un mancato incasso e, in alcuni casi, in contenziosi costosi da gestire. Un’amministrazione che voglia muoversi con prudenza può decidere, ad esempio, di sospendere temporaneamente l’utilizzo di alcune postazioni dubbie, finché non siano completate le verifiche e gli aggiornamenti sul registro, privilegiando un numero più ridotto di dispositivi ma pienamente in regola sotto il profilo tecnico e formale.

Per i cittadini, tutto questo percorso di adeguamento significa, nel medio periodo, maggiore chiarezza e strumenti aggiuntivi per valutare la correttezza dei controlli a cui sono sottoposti. Se, percor­rendo abitualmente un dato tratto, si notano nuove postazioni o cambiamenti di segnaletica, è utile prestare attenzione e, se necessario, documentare con foto la situazione sul posto: in caso di multa, questi elementi concreti possono fare la differenza nel dimostrare il rispetto – o la violazione – delle nuove regole di trasparenza sugli autovelox.