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Cosa devo scrivere in un’istanza di autotutela contro una multa?

Guida pratica per compilare correttamente un’istanza di autotutela contro una multa, con dati essenziali, motivazioni chiare e documenti da allegare

Istanza di autotutela contro una multa: cosa scrivere e come impostarla
diRedazione

Molti automobilisti buttano via tempo e soldi perché scrivono istanze di autotutela vaghe, senza dati del verbale o senza prove concrete dell’errore. Una richiesta così viene quasi sempre ignorata o respinta. Per aumentare le possibilità di annullamento della multa serve un testo chiaro, completo e ben documentato, che indichi subito quali vizi si contestano e perché l’ente dovrebbe correggere il proprio atto.

Cos’è l’istanza di autotutela e quando si può usare per le multe

L’istanza di autotutela è una richiesta con cui si chiede all’ente che ha emesso la multa di correggere o annullare il verbale perché ritenuto errato o illegittimo. Non è un ricorso al giudice, ma un rimedio amministrativo “interno” che punta a far riconoscere all’amministrazione un proprio errore, ad esempio un evidente scambio di targa, un verbale intestato alla persona sbagliata o una sanzione già pagata che continua a risultare dovuta.

Secondo diversi Comuni, l’istanza può essere presentata in forma libera o su apposito modulo, purché contenga i dati essenziali del verbale e le motivazioni specifiche dell’errore. Il Comune di Torino, ad esempio, descrive l’istanza di annullamento in autotutela come una richiesta che deve indicare gli estremi del verbale e le ragioni dell’illegittimità o dell’errore materiale, come riportato sul proprio sito istituzionale dedicato all’annullamento in autotutela.

L’istanza è particolarmente utile quando il problema è oggettivo e facilmente dimostrabile: furto del veicolo prima dell’infrazione, targa sbagliata, pagamento già effettuato, doppia notifica per lo stesso fatto, errori evidenti nei dati del veicolo o del proprietario. Il Comune di San Giuliano Milanese, ad esempio, chiarisce che si può chiedere l’annullamento in autotutela quando la multa è infondata o risulta già pagata, allegando la documentazione che prova il pagamento o l’errore, come indicato nel servizio online per l’annullamento delle multe per avvenuto pagamento.

È importante ricordare che, di norma, l’istanza di autotutela non sospende automaticamente i termini per il ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace. Alcuni sportelli telematici comunali lo precisano espressamente, invitando il cittadino a non attendere l’esito dell’autotutela se i termini per il ricorso stanno per scadere. Per questo, se si valuta anche un ricorso formale, conviene verificare subito i termini di legge e non limitarsi alla sola autotutela.

Dati e riferimenti che non devono mancare nell’istanza di autotutela

Il primo requisito di una buona istanza di autotutela è l’identificazione precisa di chi la presenta e di quale verbale si sta contestando. I modelli messi a disposizione da vari Comuni richiedono sempre i dati anagrafici del richiedente (nome, cognome, residenza, eventuali recapiti) e gli estremi del verbale (numero, data, ente accertatore). Il Comune di Pagani, ad esempio, nel proprio modello di istanza di autotutela per verbali di accertamento prevede campi specifici per i dati del richiedente, gli estremi del verbale e l’oggetto della richiesta di annullamento, come si vede nel modello di istanza di autotutela.

Un altro elemento che non deve mancare è l’indicazione chiara dell’atto che si vuole contestare: verbale di accertamento, preavviso sul parabrezza, cartella esattoriale derivante da multa, ingiunzione fiscale. Il Comune di Cernusco sul Naviglio, parlando di istanza di archiviazione in regime di autotutela, specifica che il cittadino deve indicare gli estremi del verbale e i motivi per cui l’atto sarebbe viziato o il fatto non costituirebbe illecito, come riportato nella pagina dedicata al ricorso contro una sanzione amministrativa. In pratica, se si contestano più verbali, è opportuno elencarli uno per uno, evitando formule generiche che rendono difficile all’ufficio capire a cosa ci si riferisce.

Per chi ha dubbi su come recuperare tutti i riferimenti corretti, un passaggio utile è leggere con attenzione il verbale, verificando numero, data, luogo dell’infrazione, articolo del Codice della Strada contestato e autorità che ha emesso l’atto. Se la sanzione deriva da un controllo automatico (autovelox, tutor, sistemi come Vergilius), può essere utile anche capire se ci sono possibili vizi di forma o di notifica, confrontando i dati con le indicazioni tecniche riportate in risorse specialistiche come la guida su come leggere una multa da autovelox o tutor per capire se ci sono vizi di forma.

Come descrivere i fatti e indicare i vizi della multa in modo chiaro

La parte centrale dell’istanza è l’esposizione dei fatti e dei motivi per cui si chiede l’annullamento. I Comuni che mettono a disposizione moduli standard prevedono sempre uno spazio dedicato alla descrizione delle ragioni dell’errore o dell’illegittimità. Il Comune di Latina, ad esempio, nel proprio modulo di istanza di autotutela chiede al cittadino di indicare l’atto che intende contestare e le motivazioni dettagliate della richiesta, con una sezione specifica per l’esposizione dei motivi, come si vede nel modulo di autotutela.

Per scrivere in modo efficace, conviene seguire uno schema semplice: prima si riassume cosa è successo (quando è stata ricevuta la multa, per quale presunta infrazione, con quali modalità), poi si spiega perché il verbale sarebbe sbagliato, indicando il tipo di vizio. Alcuni esempi tipici sono: veicolo venduto prima della data dell’infrazione, furto del mezzo regolarmente denunciato, targa riportata in modo errato, pagamento già effettuato e non registrato, mancata corrispondenza tra il luogo indicato e i percorsi abituali. Se, ad esempio, si è ricevuto un verbale per mancata comunicazione dei dati del conducente ma tali dati erano già stati inviati, il Comune di Milano suggerisce di presentare un’istanza di autotutela allegando la ricevuta che prova l’avvenuto invio, come indicato nella pagina di supporto dedicata ai dati del conducente già inviati.

Quando si descrivono i fatti, è utile evitare frasi emotive o generiche (“la multa è ingiusta”, “non è possibile che abbia sbagliato”) e concentrarsi su elementi verificabili. Un buon approccio è quello di indicare, se possibile, documenti o circostanze oggettive: denuncia di furto, atto di vendita, ricevuta di pagamento, certificazioni dell’ente che gestisce il veicolo. Se si sospettano vizi di notifica o di ruolo in una cartella esattoriale derivante da multa, può essere utile prima verificare la correttezza della procedura seguendo indicazioni pratiche come quelle su come verificare vizi di notifica e di ruolo in una cartella da multa, così da indicare nell’istanza i punti specifici che si ritengono irregolari.

Per rendere più ordinata la redazione dell’istanza, può essere utile schematizzare le fasi principali in una tabella di lavoro personale, che aiuti a non dimenticare passaggi importanti:

FaseCosa verificareObiettivo
Identificazione verbaleNumero, data, ente, articolo CdSIndicare con precisione l’atto contestato
Ricostruzione dei fattiData e luogo dell’infrazione, uso del veicoloSpiegare cosa è realmente accaduto
Individuazione viziErrori di targa, soggetto, pagamento, notificaMotivare perché il verbale è errato o illegittimo
Collegamento proveDocumenti che confermano quanto dichiaratoRendere verificabili le affermazioni

Documenti da allegare all’istanza e modalità di invio all’ente

Perché l’ente possa valutare concretamente l’istanza, non basta una descrizione dei fatti: servono allegati coerenti con quanto dichiarato. I moduli predisposti da molti Comuni prevedono espressamente la possibilità di allegare documenti a supporto. Il Comune di Genova, ad esempio, per l’annullamento in autotutela di una sanzione del Codice della Strada richiede che il cittadino riporti i propri dati, gli estremi dei verbali e le ragioni documentate per cui chiede l’annullamento, come indicato nel servizio dedicato all’annullamento in autotutela di una sanzione amministrativa.

Gli allegati tipici possono essere: copia del verbale o del preavviso, ricevute di pagamento, denuncia di furto, certificato di vendita del veicolo, eventuali fotografie o documenti tecnici che dimostrano l’errore. Il Comune di Milano, nel caso di verbale per mancata comunicazione dei dati del conducente già inviati, indica espressamente di allegare la ricevuta che prova l’avvenuto invio, proprio per consentire all’ufficio di verificare rapidamente la fondatezza della richiesta. In uno scenario pratico, se si contesta una multa perché il veicolo era già stato venduto, allora è opportuno allegare copia dell’atto di vendita e indicare nell’istanza la data in cui è avvenuto il passaggio di proprietà.

Quanto alle modalità di invio, le amministrazioni prevedono in genere più canali: consegna a mano agli sportelli, invio per posta, trasmissione via PEC o tramite piattaforme telematiche dedicate. La Carta dei servizi della Polizia Locale di Torino, ad esempio, precisa che l’istanza di autotutela deve essere indirizzata al Comando competente e può essere redatta in carta libera o su apposito modulo, con indicazione degli estremi del verbale e dei motivi di illegittimità, come riportato nella Carta dei servizi ricorsi e autotutele. Prima di inviare la richiesta, conviene verificare sul sito del proprio Comune quali canali sono ammessi e se esistono moduli specifici da utilizzare.

Errori frequenti nell’istanza di autotutela e quando è meglio valutare il ricorso

Molte istanze di autotutela vengono respinte o archiviate perché viziate da errori ricorrenti. Tra i più frequenti ci sono: mancanza degli estremi del verbale, assenza di firma, motivazioni generiche non supportate da documenti, invio all’ente sbagliato, uso di toni polemici invece che tecnici. Alcuni Comuni, come quello di San Giuliano Milanese, ricordano anche che l’istanza non sospende i termini per il ricorso, per cui il cittadino rischia di perdere la possibilità di rivolgersi al Prefetto o al Giudice di Pace se attende troppo a lungo l’esito dell’autotutela, come indicato nello sportello telematico dedicato all’annullamento in autotutela per inesattezze.

Un altro errore comune è usare l’autotutela per contestare questioni che richiederebbero una valutazione di merito più ampia, come la legittimità generale di una ZTL o la taratura di un autovelox, senza portare elementi oggettivi. In questi casi, può essere più opportuno valutare un ricorso formale, magari dopo aver verificato se esistono vizi specifici legati alla notifica o alla gestione dell’accertamento. Per esempio, chi riceve una multa da sistemi di controllo come Vergilius può chiedersi se convenga davvero fare ricorso, confrontando i possibili vizi e le probabilità di successo con analisi pratiche come quella su come capire se conviene fare ricorso contro una multa presa con il Vergilius, così da non affidarsi solo all’autotutela quando la situazione è più complessa.

Se l’istanza di autotutela viene respinta e il cittadino continua a ritenere il provvedimento errato, alcuni Comuni chiariscono che resta la possibilità di rivolgersi all’autorità giudiziaria competente nei termini previsti dal Codice della Strada. Il Comune di Milano, ad esempio, specifica che, in caso di rigetto dell’autotutela, il cittadino può valutare un ricorso al giudice, come indicato nella pagina di supporto dedicata a cosa fare se la richiesta di autotutela viene respinta. Prima di arrivare a questo passo, può essere utile verificare se esistono vizi formali evidenti, come una notifica oltre i termini massimi o un autovelox non correttamente registrato, confrontando il proprio caso con esempi pratici come quelli sulle multe notificate oltre il tempo massimo o sulle situazioni in cui la multa è nulla se l’autovelox non è registrato, così da scegliere consapevolmente se insistere con l’autotutela o passare a un ricorso vero e proprio.