Cerca

Cosa prevede il Codice per i limiti in autostrada?

Spiegazione dei limiti di velocità in autostrada, delle variazioni possibili, dei controlli e delle sanzioni previste dal Codice della Strada

Cosa prevede il Codice per i limiti in autostrada?
diEzio Notte

In sintesi

  • L’art.142 fissa i limiti massimi di velocità in autostrada per la sicurezza della circolazione.
  • Il limite può aumentare su autostrade a tre corsie più corsia d’emergenza con sistemi omologati di calcolo della velocità.
  • In caso di precipitazioni la velocità massima autostradale si riduce automaticamente rispetto al limite ordinario.
  • Gli enti proprietari possono modificare i limiti entro i massimi di legge e devono aggiornarli quando cessano le cause che li hanno motivati.
  • L’art.6 autorizza prefetto, regioni o province a ridurre limiti per sicurezza, salute o emissioni; valgono le stesse sanzioni.

In autostrada il pedale del gas “chiama”, ma il Codice della Strada è molto chiaro su quanto possiamo spingere. I limiti non sono numeri messi a caso: cambiano in base al tipo di strada, alle condizioni meteo, ad alcune categorie di conducenti e ovviamente si portano dietro sanzioni, punti patente e possibili sospensioni. Vediamo, passo per passo, cosa prevedono le norme quando si parla di velocità in autostrada.

Definizione dei limiti di velocità in autostrada secondo l’art. 142

La base di tutto è l’articolo 142 del Codice della Strada, che fissa i limiti massimi di velocità sulle varie categorie di strade, compresa l’autostrada. Questo articolo mette subito in chiaro l’obiettivo: la velocità massima è stabilita “ai fini della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana”, quindi non è una semplice questione di flusso del traffico, ma di riduzione del rischio e della gravità degli incidenti. Per le autostrade viene fissato un limite massimo generale e, nello stesso comma, si richiamano anche le altre tipologie di strada, così da avere un quadro completo e coerente del sistema dei limiti.

All’interno dello stesso articolo si prevede anche la possibilità di elevare il limite sulle autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia, quando siano presenti specifiche apparecchiature omologate per il calcolo della velocità media e quando le caratteristiche progettuali e reali del tracciato lo consentano. In pratica, il limite di base resta quello generale, ma il legislatore apre la porta a una velocità massima più alta solo laddove il tracciato, i dati di traffico e quelli di incidentalità degli ultimi anni mostrino condizioni “virtuose”.

Sempre l’articolo 142 collega l’osservanza dei limiti ad altri obblighi generali sulla condotta di guida, richiamando l’articolo 141 per ricordare che, anche se il limite massimo è quello indicato, il conducente deve comunque adeguare la velocità alle condizioni concrete della strada, del traffico e del proprio veicolo. Questo significa che il limite in autostrada non è un “obiettivo da raggiungere”, ma una soglia che non va superata e sotto la quale è doveroso restare se la situazione lo richiede.

L’articolo 142 interviene anche con riferimento a specifiche categorie di veicoli che, per caratteristiche costruttive, uso o massa complessiva, hanno limiti diversi. Nel caso delle autostrade vengono previsti valori più bassi, ad esempio, per alcuni veicoli destinati al trasporto di cose o per i mezzi d’opera, con l’obbligo di riportare posteriormente i limiti massimi consentiti per quella categoria. Questo rende evidente che la disciplina della velocità non è uguale per tutti, ma tiene conto del potenziale impatto di ciascun veicolo in caso di incidente.

Quando possono essere aumentati o ridotti i limiti in autostrada

Sempre l’articolo 142 prevede che, entro i limiti massimi fissati dalla legge, gli enti proprietari della strada possano stabilire limiti diversi – sia massimi che minimi – su determinate tratte. Questo potere non è arbitrario: va esercitato seguendo le direttive del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e, soprattutto, va giustificato dall’applicazione concreta dei criteri indicati nel primo comma (sicurezza, caratteristiche della strada, incidentalità). Per l’automobilista questo si traduce nella necessità di non dare per scontato il limite “classico” dell’autostrada, ma di leggere sempre la segnaletica verticale presente sul tratto che sta percorrendo.

L’ente proprietario ha anche un obbligo preciso: quando vengono meno le cause che avevano portato ad abbassare (o modificare) il limite, deve adeguarlo tempestivamente. In sostanza, i limiti particolari non dovrebbero restare fissati per inerzia: se un cantiere è chiuso, se vengono effettuati interventi strutturali che migliorano la sicurezza, se cambia l’assetto del traffico, gli enti devono aggiornare la regolazione della velocità. In caso contrario, può intervenire direttamente il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per modificare i provvedimenti ritenuti non coerenti con i criteri di legge.

Oltre alla flessibilità prevista dall’articolo 142, interviene anche l’articolo 6 del Codice della Strada, che consente di ridurre i limiti di velocità per motivi di sicurezza, tutela della salute o esigenze di tipo particolare sulle strade fuori dei centri abitati, comprese quindi le autostrade. In questo caso i provvedimenti possono essere adottati dal prefetto o, per ragioni legate alle emissioni e all’inquinamento, anche da regioni e province autonome su tratti specifici, sempre previa opportuna segnalazione e coordinamento con gli enti proprietari dell’infrastruttura.

Lo stesso articolo 6 chiarisce che chi non rispetta i limiti fissati da questi provvedimenti particolari viene sanzionato ai sensi dell’articolo 142. In pratica, per il conducente le conseguenze sono le stesse, a prescindere dal fatto che il limite derivi dal testo generale o da una riduzione specifica: quello che conta è la velocità effettivamente tenuta rispetto al valore indicato dai segnali lungo quel tratto di autostrada.

Come incidono pioggia e condizioni meteo sui limiti massimi

Un aspetto chiave dell’articolo 142 del Codice della Strada è il riferimento esplicito alle precipitazioni atmosferiche. Nel primo comma viene stabilito che, “in caso di precipitazioni atmosferiche di qualsiasi natura”, la velocità massima in autostrada non può superare un valore inferiore rispetto al limite ordinario. Questo vuol dire che, quando piove, nevica o comunque la sede stradale è interessata da fenomeni di questo tipo, il limite massimo autostradale si abbassa automaticamente, senza bisogno di ulteriori provvedimenti ad hoc.

La norma collega questa riduzione alle condizioni atmosferiche “prevalenti” e ai dati di incidentalità, che devono essere presi in considerazione anche quando l’ente proprietario valuta l’eventuale aumento del limite su alcune autostrade particolarmente attrezzate. Il messaggio è chiaro: i limiti più alti sono compatibili solo con scenari in cui traffico, meteo e statistiche sugli incidenti siano favorevoli, mentre in presenza di pioggia o altre precipitazioni si torna a un’impostazione più prudenziale.

Accanto a questa disciplina specifica sulle condizioni meteo, resta sempre valido l’obbligo generale dell’articolo 141 di regolare la velocità in funzione delle condizioni della strada, del traffico, della visibilità e dello stato del veicolo. La combinazione delle due norme porta a una doppia soglia: da un lato il limite massimo “legale” (che in caso di precipitazioni si abbassa automaticamente), dall’altro il dovere del conducente di tenersi anche al di sotto di quel valore se la situazione concreta lo impone, ad esempio in caso di forte acquazzone, nebbia, fondo sdrucciolevole o traffico intenso.

L’attenzione per le condizioni meteo non si limita alla velocità pura. In altre disposizioni del Codice si richiama infatti la necessità che il veicolo sia in condizioni idonee alla circolazione, con particolare riguardo a equipaggiamento e pneumatici, specie sulle strade di categoria A (autostrade) e B (extraurbane principali) definite dall’articolo 2. Questo si traduce nella responsabilità del conducente di viaggiare con un mezzo efficiente e adatto alle condizioni del momento, evitando di sfruttare il limite di legge quando l’aderenza o la visibilità non lo consentono.

Controlli della velocità e principali sanzioni previste

Per quanto riguarda i controlli, l’articolo 142 prevede espressamente che, per la verifica del rispetto dei limiti di velocità, siano considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate, comprese quelle che calcolano la velocità media di percorrenza su tratti determinati, oltre alle registrazioni del cronotachigrafo e ai documenti relativi ai percorsi autostradali. Questo apre la strada all’utilizzo di sistemi come autovelox fissi e mobili, tutor e strumenti analoghi, purché omologati, e rende chiaro che non serve l’accertamento “a vista” da parte dell’agente.

Lo stesso articolo, al comma 6-bis, stabilisce che le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, utilizzando cartelli o dispositivi luminosi secondo le modalità previste dal regolamento di esecuzione del Codice. Questo vale anche sulla rete autostradale e fa sì che il conducente, se presta attenzione alla segnaletica, sappia di trovarsi in un tratto sottoposto a controllo elettronico, anche quando non c’è la pattuglia in vista.

In caso di più violazioni dei limiti di velocità, accertate con le stesse modalità e nello stesso arco temporale (non superiore a un’ora) sul medesimo asse viario e da parte dello stesso veicolo, l’articolo 142 prevede una disciplina specifica: si applicano, se più favorevoli, le sanzioni amministrative previste per la violazione più grave aumentate di un terzo. È una norma che, da un lato, scoraggia il comportamento di chi mantiene una velocità eccessiva lungo un intero tratto controllato, ma dall’altro evita una somma meccanica di sanzioni sproporzionate rispetto al comportamento unitario.

Quanto alle conseguenze sulla patente, l’allegato alla disciplina dei punti (collegato all’articolo 126-bis) indica quanti punti vengono decurtati per le diverse fasce di superamento dei limiti previste dall’articolo 142: tre punti per le violazioni di un certo grado, sei punti per quelle più gravi e fino a dieci punti per le ipotesi più pesanti, comprese quelle disciplinate dal comma 9-bis. In pratica, più si eccede il limite in autostrada, più salgono sia l’importo della sanzione pecuniaria sia il numero di punti che si perdono, con la possibilità di arrivare anche a sanzioni accessorie come sospensione della patente, secondo quanto stabilito dalle singole disposizioni.

Consigli pratici per rispettare i limiti ed evitare multe

Le norme del Codice, prese insieme, disegnano una strategia abbastanza chiara per chi vuole viaggiare in autostrada senza brutte sorprese. Il primo punto è conoscere il limite generale previsto dall’articolo 142 del Codice della Strada e ricordarsi che può essere modificato in riduzione o, in pochi casi selezionati, in aumento dagli enti proprietari. Per questo la regola numero uno è semplice: gli occhi vanno tenuti non solo sulla strada ma anche sulla segnaletica, perché è lì che si trova il limite effettivo da rispettare in ogni tratto.

Un secondo accorgimento pratico è abituarsi a gestire la velocità pensando anche alle condizioni meteo e al traffico, non solo al numero riportato dal cartello. Il combinato disposto degli articoli 141 e 142 chiede al conducente di adottare una velocità “adeguata”, non solo “legale”, e questo significa che in caso di pioggia, nebbia, fondo bagnato o intenso flusso di veicoli è saggio stare abbondantemente sotto il limite massimo, anche quando non sono presenti riduzioni specifiche o pannelli a messaggio variabile che suggeriscono valori inferiori.

Visto che le postazioni di controllo della velocità devono essere pre-segnalate e ben visibili, come stabilisce l’articolo 142, conviene considerare ogni cartello di preavviso come un promemoria a verificare il proprio tachimetro. Non si tratta solo di “evitare l’autovelox”, ma di sfruttare quei segnali come occasione per riportarsi entro il margine corretto quando, magari senza accorgersene, si è lasciato andare un po’ troppo il piede destro nei tratti più scorrevoli.

Infine, è utile ricordare che le violazioni ai limiti in autostrada non si pagano solo con i soldi, ma anche con i punti sulla patente e, nei casi più gravi o reiterati, con sanzioni accessorie. L’allegato dei punti legati all’articolo 142 mostra chiaramente come la decurtazione aumenti al crescere dell’eccesso di velocità, fino a valori a doppia cifra che possono mettere seriamente in crisi il “capitale punti” di un conducente. Guidare con un occhio fisso al limite, e con l’altro sulla realtà del traffico e del meteo, è quindi il modo più semplice per tenere al sicuro non solo la propria patente, ma anche – e soprattutto – la propria incolumità e quella degli altri.

Fonti normative