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Cos’è il bonus per la revisione auto e come funziona il rimborso?

Aggiornamento sul bonus revisione auto, rimborso, requisiti, scadenze e limiti del fondo dedicato ai veicoli sicuri

Bonus revisione auto: cos’è, a chi spetta e come richiederlo online
diRedazione

Molti automobilisti hanno pagato la revisione senza sapere di poter ottenere un rimborso parziale del rincaro tariffario, oppure lo hanno chiesto fuori tempo massimo o con dati errati perdendo il diritto al contributo. Capire che cos’è il bonus per la revisione auto, a chi spettava e come funzionava la procedura online permette di verificare se la propria posizione è corretta e di evitare errori simili in futuro quando verranno introdotti nuovi incentivi o rimborsi.

Che cos’è il bonus per la revisione auto e perché è stato introdotto

Il bonus per la revisione auto, tecnicamente denominato “buono veicoli sicuri”, è un contributo statale pensato per compensare l’aumento delle tariffe di revisione dei veicoli a motore. La sua base normativa si trova nella legge di bilancio 2021, che ha previsto un buono di 9,95 euro per ogni veicolo sottoposto a revisione nel periodo interessato dall’aumento, come riportato nel relativo estratto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (legge 178/2020, art. 1, comma 706). Il buono non riduceva il costo pagato in officina, ma veniva rimborsato successivamente al proprietario tramite una piattaforma dedicata.

L’aumento tariffario che ha reso necessario il bonus è stato di 9,95 euro sulla revisione effettuata presso le officine autorizzate, come chiarito nelle FAQ del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (sezione dedicata al bonus veicoli sicuri). In parallelo, le nuove tariffe hanno portato il costo della revisione a 54,90 euro presso la Motorizzazione e a 79,02 euro nei centri privati, secondo quanto riportato da ACI – L’Automobile (articolo sull’aumento delle revisioni). Per attenuare l’impatto di questo rincaro sul bilancio delle famiglie, il legislatore ha istituito un fondo dedicato al buono veicoli sicuri, con una dotazione di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, come indicato ancora nella Gazzetta Ufficiale.

Dal punto di vista tecnico, il bonus non era uno sconto automatico ma un rimborso ex post: il proprietario pagava la revisione al nuovo importo e, solo in un secondo momento, poteva chiedere il contributo di 9,95 euro tramite la piattaforma informatica predisposta dal Ministero. Il decreto ministeriale n. 366 del 24 settembre 2021 ha disciplinato in dettaglio le modalità di concessione ed erogazione del buono, specificando che il contributo è riconosciuto per le revisioni effettuate nel triennio successivo all’entrata in vigore dell’aumento tariffario e che spetta al proprietario del veicolo, non all’officina.

Requisiti per ottenere il bonus revisione auto e veicoli ammessi

Per avere diritto al bonus revisione auto era necessario soddisfare contemporaneamente alcuni requisiti soggettivi e oggettivi. Dal lato del proprietario, il buono era riconosciuto a chi risultava intestatario del veicolo al momento della revisione, come chiarito dalle comunicazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul “Buono veicoli sicuri”. Il contributo era concesso per un solo veicolo e per una sola volta per ciascun proprietario, anche se questi possedeva più mezzi. Questo limite è stato ribadito sia nelle note ministeriali sia nelle sintesi divulgative dei principali media specializzati, proprio per evitare richieste multiple sullo stesso codice fiscale.

Dal lato del veicolo, il bonus era collegato alla revisione periodica obbligatoria prevista dal Codice della Strada per i veicoli a motore e i relativi rimorchi. Rientravano quindi, in linea generale, autovetture, veicoli commerciali leggeri, motocicli e rimorchi soggetti a revisione ministeriale, purché la revisione fosse stata effettuata in un centro autorizzato o presso la Motorizzazione nel periodo temporale individuato dalla normativa. Il decreto ministeriale 366/2021, richiamato sul sito del MIT, precisa che il buono è riconosciuto per le revisioni effettuate nei tre anni successivi all’entrata in vigore dell’aumento tariffario, con riferimento alle date indicate nei provvedimenti attuativi.

Un aspetto spesso frainteso riguardava la natura del contributo: il bonus non dipendeva dal reddito del proprietario, né dal tipo di alimentazione del veicolo (benzina, diesel, ibrido, elettrico), ma esclusivamente dall’avvenuta revisione nel periodo previsto e dalla regolarità della richiesta. Se, ad esempio, un automobilista aveva due auto e un motociclo, poteva ottenere il rimborso solo per uno di questi mezzi; se presentava più domande, il sistema avrebbe comunque riconosciuto un solo buono valido. In caso di veicolo cointestato, la domanda poteva essere presentata da uno solo dei cointestatari, che diventava il beneficiario del rimborso.

Come richiedere il bonus revisione auto tramite i servizi online

La richiesta del bonus revisione auto avveniva esclusivamente tramite la piattaforma informatica “Buono veicoli sicuri”, messa online dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’accesso era consentito solo con credenziali di identità digitale: SPID, Carta d’Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS), come specificato nella comunicazione ufficiale del MIT sull’attivazione della piattaforma per il rimborso di 9,95 euro. Questo requisito ha creato difficoltà a chi non aveva ancora attivato uno di questi strumenti, con il rischio di arrivare tardi rispetto ai tempi di apertura del servizio.

Per completare correttamente la domanda, il proprietario doveva avere a disposizione alcuni dati essenziali: targa del veicolo, data della revisione, codice fiscale dell’intestatario e coordinate bancarie (IBAN) per l’accredito del rimborso. In un caso pratico, se un automobilista aveva effettuato la revisione della propria auto in un centro autorizzato e conservava il certificato di revisione e la ricevuta di pagamento, poteva verificare la data esatta dell’intervento e inserirla nella piattaforma. Se la data non rientrava nel periodo ammesso o se la targa risultava già utilizzata per un’altra richiesta, il sistema non avrebbe consentito di procedere o la domanda sarebbe stata respinta in fase di controllo.

La procedura online prevedeva la compilazione di un modulo elettronico con i dati del veicolo e del proprietario, la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà sulla veridicità delle informazioni e l’indicazione del conto corrente su cui ricevere il bonifico. Dopo l’invio, la domanda entrava in una fase di verifica da parte dell’amministrazione: il MIT, tramite le proprie strutture e le banche dati delle revisioni, controllava la corrispondenza tra i dati dichiarati e quelli registrati. Solo in caso di esito positivo il rimborso veniva disposto. A un mese dall’avvio della piattaforma, il Ministero ha comunicato che erano in corso di erogazione 23.645 rimborsi da 9,95 euro, dato che conferma l’effettivo funzionamento del sistema (nota MIT sui primi rimborsi).

Un errore frequente riguardava l’inserimento di dati non perfettamente coincidenti con quelli presenti nei registri ufficiali, ad esempio una targa digitata con un carattere sbagliato o una data di revisione confusa con quella della prenotazione. In questi casi, se la domanda veniva comunque inviata, il controllo successivo portava al rigetto del rimborso. Per evitare problemi analoghi in futuro, ogni volta che si accede a un portale pubblico per richiedere incentivi o contributi legati all’auto è opportuno verificare con attenzione i dati riportati sul certificato di revisione e sulle ricevute, confrontandoli riga per riga con quanto si sta inserendo online.

Importi, scadenze e cosa succede se il fondo si esaurisce

L’importo del bonus per la revisione auto è stato fissato in 9,95 euro per ciascun veicolo, come indicato espressamente nell’articolo 1, comma 706, della legge 178/2020 pubblicata in Gazzetta Ufficiale (estratto sul buono veicoli sicuri). Questo valore corrispondeva all’aumento della tariffa di revisione presso le officine autorizzate, in modo da neutralizzare, almeno per una revisione, il maggior esborso sostenuto dall’automobilista. Il buono veniva erogato tramite bonifico bancario direttamente sul conto indicato dal richiedente, senza incidere sul costo pagato al centro revisioni.

Per quanto riguarda la durata, la normativa ha previsto che il buono fosse riconosciuto per le revisioni effettuate nel triennio successivo all’entrata in vigore dell’aumento tariffario, come riportato sia nella Gazzetta Ufficiale sia nel decreto ministeriale 366/2021 pubblicato sul sito del MIT. Questo significa che il diritto al rimborso era legato a un arco temporale ben definito, oltre il quale non era più possibile maturare il bonus. Inoltre, la dotazione del fondo per il buono veicoli sicuri è stata fissata in 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, sempre secondo la legge di bilancio 2021. Di conseguenza, il numero massimo di rimborsi concedibili era limitato dalle risorse disponibili per ogni anno.

Un punto cruciale riguarda cosa accade quando il fondo si esaurisce. La legge e il decreto attuativo hanno previsto che il buono sia riconosciuto “nei limiti delle risorse disponibili”: in pratica, una volta raggiunto il tetto di spesa annuale, ulteriori domande non possono essere accolte, anche se presentate da automobilisti che hanno effettuato la revisione nel periodo previsto. Questo meccanismo rendeva importante non solo rispettare i requisiti e le scadenze, ma anche presentare la richiesta in tempi ragionevoli rispetto all’apertura della piattaforma. Chi avesse atteso troppo, rischiava di trovare il fondo già impegnato.

Per valutare l’impatto reale del bonus sul proprio bilancio, è utile confrontare l’importo del rimborso con il costo complessivo della revisione dopo l’aumento. Come ricordato da ACI – L’Automobile, la revisione è arrivata a costare 54,90 euro in Motorizzazione e 79,02 euro nei centri autorizzati. Il contributo di 9,95 euro copriva quindi solo la quota di rincaro, lasciando invariata la parte “storica” della tariffa. Chi oggi vuole farsi un’idea di quanto pesano questi costi nel medio periodo può approfondire anche i possibili sviluppi futuri della revisione, ad esempio rispetto ai rincari e ai costi indiretti, partendo da analisi dedicate come quella sul costo della revisione auto dal 2026 tra rincari e costi nascosti.

Dal punto di vista operativo, l’esperienza del bonus veicoli sicuri mostra come gli incentivi legati alla manutenzione obbligatoria dei veicoli siano strettamente connessi a finestre temporali, plafond di spesa e procedure digitali. Se in futuro verranno introdotti nuovi contributi analoghi, chi ha già affrontato la richiesta del bonus revisione potrà muoversi con maggiore consapevolezza: controllare subito se il proprio intervento rientra nel periodo agevolato, verificare la disponibilità del fondo, attivare per tempo SPID o altri strumenti di identità digitale e conservare con cura tutta la documentazione di revisione per evitare contestazioni in fase di controllo.