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Russia esporta petrolio ma manca benzina: code e razionamenti in tutto il Paese

Perché in Russia mancano benzina e gasolio nonostante il ruolo di grande produttore

Documenti bianchi e un portachiavi su una scrivania neutra.
Immagine generata con l’ausilio di AI

Un Paese che esporta petrolio ma fa la fila al distributore: la Russia sta vivendo una delle sue peggiori crisi di benzina recenti, con code, risse e distributori che razionano i litri. Nelle ultime settimane gli automobilisti russi hanno trovato pompe chiuse o con erogazione limitata, mentre il governo ha ammesso di dover importare carburante per coprire i consumi interni.

Il paradosso nasce da una combinazione di fattori: gli attacchi ucraini alle raffinerie, lavori di manutenzione su diversi impianti e le stesse decisioni di Mosca su export e prezzi interni. Il risultato è un mercato interno in tensione, con la benzina che scarseggia in molte regioni e misure d’emergenza come divieti di esportazione e deroghe sugli standard qualitativi per rifornire la rete.

Perché in Russia manca carburante

La carenza di carburante in Russia nasce prima di tutto da una riduzione della capacità di raffinazione. Secondo i resoconti disponibili, ad agosto almeno sette impianti hanno fermato la produzione dopo una serie di attacchi con droni, con 21 colpi messi a segno contro infrastrutture di raffinazione. La raffineria KINEF, nella regione di Leningrado, che da sola vale circa il 7% della raffinazione russa, ha sospeso completamente le lavorazioni dopo un attacco del 30 agosto.

A questo si aggiungono lavori di manutenzione programmata, che hanno ulteriormente ridotto la quantità di greggio trasformato in benzina e gasolio. Le stime indicano che ad agosto la produzione di benzina copriva circa il 70% del consumo interno, costringendo Mosca a comprare all’estero volumi che in passato esportava. In questo quadro rientra anche la dinamica dei prezzi interni, con il governo che cerca di contenerli nonostante i costi in aumento per le compagnie.

Il ricorso alle importazioni è diventato quindi massiccio: si parla di circa 470.000 tonnellate di benzina arrivate via mare in agosto, con il Marocco entrato tra i tre principali fornitori del mese. In parallelo la Russia ha iniziato a rivolgersi anche a India e Bielorussia per carburanti sostitutivi. Per spiegare meglio agli automobilisti europei cosa comportano razionamenti dei carburanti, si possono guardare scenari ipotetici analoghi già discussi nell’Unione europea.

Code, razionamenti e misure del governo

Il volto quotidiano della crisi sono le code ai distributori, descritte in diverse regioni russe durante l’estate 2026, con episodi di tensione e razionamenti. Molte stazioni hanno introdotto limiti ai litri erogati per singolo veicolo, altre hanno chiuso temporaneamente le pompe in attesa di nuove forniture. Le immagini di automobilisti che litigano per l’accesso alla colonnina hanno fatto il giro dei media internazionali, segnalando un disagio diffuso.

Per provare a stabilizzare il mercato interno, Mosca ha esteso il divieto di esportazione del diesel fino al 30 settembre e mantenuto quello sull’export di benzina fino al 31 gennaio 2027. La strategia dichiarata è proteggere il mercato interno della benzina di fronte agli attacchi e alle interruzioni produttive, accettando però un minor gettito dall’export. In parallelo, sono state introdotte deroghe temporanee su alcuni standard qualitativi per ampliare l’offerta disponibile alla pompa.

La combinazione tra divieti di export e importazioni record ridisegna per qualche mese il ruolo della Russia nel mercato dei carburanti, da esportatore netto a importatore in emergenza. Per comprendere come scelte simili potrebbero riflettersi in altri contesti, bastano i dibattiti sulle restrizioni ai rifornimenti in caso di crisi energetica europea o sui possibili aumenti collegati alla crisi del carburante per aerei e dei distillati.

Gli effetti potenziali sui mercati europei

La crisi della benzina in Russia ha ripercussioni che vanno oltre i confini nazionali, perché colpisce uno dei grandi attori del mercato energetico. Le importazioni forzate di benzina e diesel riducono la disponibilità di prodotto per altri clienti e possono mettere pressione sui prezzi internazionali dei carburanti finiti. Allo stesso tempo, il calo delle esportazioni russe di diesel modifica i flussi commerciali verso l’Europa, che negli ultimi anni aveva già iniziato a diversificare i fornitori.

L’effetto sui distributori dell’Unione europea non è automatico, ma la combinazione di attacchi alle infrastrutture, riallocazione delle rotte e maggiore concorrenza per gli stessi barili di benzina e gasolio può alimentare fasi di volatilità. Gli automobilisti italiani hanno già sperimentato come le tensioni globali possano tradursi in aumenti alla pompa, come raccontato dai precedenti scatti dei prezzi della benzina in Italia in altre fasi di crisi energetica.

Articolo realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale