Dal nomadismo etilico alla bevuta delle tre di notte fino all’impatto devastante in auto: la lobby dell’alcol tiene in scacco l’Italia
Mentre i politici si riempiono la bocca parlando di “nuovo Codice della strada”, “Disegno di legge sulla sicurezza stradale”, “massimo impegno delle autorità”, “dispiego di mezzi”, “campagne di informazione e sensibilizzazione”, sulle strade il sangue continua scorrere copioso a causa dell’alcol. Ricordiamo che la guida in stato d’ebbrezza causa un sinistro su tre: dati dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Eppure, si dovrebbe cominciare dai provvedimenti minimi, dalle basi: vedi la limitazione (quantomeno) degli happy hour in spiaggia, e il divieto di vendere alcolici dopo le due di notte nei locali. Si tratta di nomadismo etilico: uno sbevazza un po’ qua, un po’ là, in spiaggia alle “ore felici”, poi si carica di alcol fino alle tre di notte (tutto legale), quindi sale in macchina e causa un incidente in stato d’ebbrezza alcolica. Se non c’è anche un mezzo acido calato fra un bicchierino e l’altro: in questo caso, siamo dinnanzi a un’alterazione dello stato psicofisico dovuto agli stupefacenti.
Domanda: perché i politici portano avanti il nuovo Codice della strada, ma non cercano di arginare il fenomeno – molto forte in estate – del nomadismo etilico fra un happy hour in spiaggia e l’altro? Risposta: perché le lobby dell’alcol sono formidabilmente pressanti e convincenti, a livello trasversale in ogni schieramento politico.
In Italia l’alcol è invincibile. Tant’è vero che una norma come la tolleranza zero per i neopatentati, che doveva arrivare a Pasqua 2009, a fine giugno 2010 ancora non esiste. Secondo voi, perché?