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Dove inizia il divieto di sosta indicato dal segnale stradale e come si calcola il tratto vietato?

Spiegazione dell’inizio e della fine del divieto di sosta, interpretazione delle frecce, più segnali consecutivi e rapporto con la segnaletica orizzontale

Dove inizia il divieto di sosta indicato dal segnale stradale e come si calcola il tratto vietato?
diEzio Notte

Molte multe per divieto di sosta nascono da un equivoco: non è chiaro da dove inizi esattamente il tratto vietato rispetto al cartello, né come leggere le frecce o rapportare il segnale alle strisce a terra. Capire come “si misura” il divieto, cosa succede con più segnali consecutivi e come comportarsi se il cartello è poco visibile aiuta a scegliere dove lasciare l’auto senza rischiare sanzioni.

Da dove decorre il divieto di sosta rispetto al cartello

Il punto di partenza del divieto di sosta indicato dal segnale verticale è, di regola, la posizione stessa del cartello. Il segnale di divieto di sosta è un segnale di prescrizione e, come chiarito dall’art. 39 del Codice della strada, produce effetti dalla sua collocazione lungo la strada, salvo diversa indicazione tramite pannelli integrativi o frecce. Questo significa che, se non sono presenti altri elementi, la sosta è vietata a partire dal punto in cui il conducente incontra il segnale nel senso di marcia, proseguendo in avanti lungo il margine della carreggiata.

La domanda successiva è fino a dove si estende il divieto. In assenza di un segnale di fine prescrizione o di pannelli integrativi che delimitino il tratto, il divieto si considera efficace fino alla successiva intersezione o fino a un nuovo segnale che modifichi o annulli la prescrizione. Nella pratica, se si percorre una via rettilinea e si incontra un cartello di divieto di sosta senza frecce né pannelli, la sosta è vietata dal cartello in poi, sul lato interessato, fino al primo incrocio o fino a un segnale di fine divieto o di diversa regolamentazione della sosta.

Per evitare errori, è utile ricordare che il divieto di sosta è cosa diversa dal divieto di fermata: il primo riguarda la permanenza del veicolo, il secondo anche l’arresto momentaneo. Per approfondire le differenze tra le due condotte e i relativi obblighi, può essere utile consultare l’analisi dedicata a cosa prevede il Codice della strada sulla fermata e sosta dei veicoli, così da capire meglio quando è consentito arrestarsi e quando invece si configura una sosta vietata.

Come funzionano le frecce sul segnale di divieto di sosta

Le frecce riportate sul segnale di divieto di sosta servono a chiarire se ci si trova all’inizio, alla prosecuzione o alla fine del tratto vietato. Il regolamento di esecuzione del Codice della strada, all’art. 120, disciplina la segnaletica di prescrizione e specifica che le frecce orientano l’utente sulla direzione di validità del divieto. Una freccia rivolta verso il basso o verso il punto di installazione indica normalmente l’inizio del tratto; una freccia rivolta in senso opposto segnala la fine; quando sono presenti due frecce contrapposte, il segnale indica che ci si trova all’interno di un tratto già soggetto a divieto.

In molti casi, le frecce sono accompagnate da pannelli integrativi che precisano meglio l’estensione o les condizioni del divieto (ad esempio orari, giorni, categorie di veicoli). Se, ad esempio, si incontra un segnale con freccia “inizio” e, più avanti, un segnale con freccia “fine”, il tratto vietato è compreso tra i due cartelli. Se invece è presente solo il segnale con freccia “inizio” e nessun segnale di fine, torna applicabile il criterio generale: il divieto si estende fino alla successiva intersezione o fino a una diversa prescrizione. In caso di dubbio, è prudente considerare che l’effetto del segnale non si esaurisce immediatamente dopo pochi metri, ma segue la logica di continuità della strada.

Le frecce possono comparire anche su pannelli aggiuntivi posti sotto il segnale principale, per indicare che il divieto vale solo in una determinata direzione o per un tratto limitato. Se, ad esempio, il pannello riporta una freccia orizzontale verso destra, il divieto si applica dal cartello in poi, solo nel senso indicato dalla freccia. Una lettura distratta di questi dettagli è una delle cause più frequenti di sanzioni: se non si è certi del significato, è preferibile scegliere un’area di sosta chiaramente regolamentata, come parcheggi con segnaletica completa e ben leggibile.

Inizio e fine del divieto di sosta in presenza di più segnali

Quando lungo la stessa strada sono presenti più segnali di divieto di sosta, occorre capire se si tratta di una ripetizione della stessa prescrizione o di tratti distinti. Se i cartelli riportano lo stesso simbolo e non vi sono segnali di fine divieto tra l’uno e l’altro, di norma si interpreta che il divieto sia continuo e che i segnali successivi svolgano una funzione di richiamo per gli utenti che si immettono da strade laterali. In questo caso, il tratto vietato inizia dal primo segnale utile incontrato nel proprio senso di marcia e prosegue fino al segnale di fine divieto o alla successiva intersezione significativa.

Se invece i segnali presentano pannelli integrativi diversi (per esempio orari o categorie di veicoli differenti), è possibile che il tratto di strada sia suddiviso in zone con regole non identiche. In queste situazioni, il conducente deve prestare particolare attenzione al cartello più vicino al punto in cui intende sostare, perché è quello che regola il tratto immediatamente adiacente. Un errore tipico è guardare solo il primo segnale all’inizio della via e ignorare eventuali modifiche successive: se, ad esempio, dopo un primo tratto di divieto assoluto compare un secondo segnale che consente la sosta in determinate fasce orarie, la disciplina applicabile cambia da un punto all’altro della stessa strada.

Un altro caso frequente riguarda la combinazione tra divieto di sosta e altri segnali di regolazione della sosta, come parcheggi riservati o stalli a pagamento. L’art. 158 del Codice della strada, consultabile anche sul portale dell’ACI dedicato al divieto di fermata e di sosta dei veicoli, chiarisce che la sosta è vietata in determinate situazioni a prescindere dalla presenza di cartelli aggiuntivi (per esempio in corrispondenza di passaggi pedonali o in prossimità di intersezioni). Questo significa che, anche se un segnale di divieto sembra terminare, possono comunque esistere altri divieti “automatici” previsti dalla legge, che il conducente deve conoscere e rispettare.

Rapporto tra segnale di divieto di sosta e segnaletica orizzontale

Il rapporto tra segnale verticale di divieto di sosta e segnaletica orizzontale (strisce gialle, blu, bianche, zig-zag, ecc.) è spesso fonte di dubbi. In linea generale, la segnaletica verticale prevale su quella orizzontale quando vi è un contrasto, perché è più facilmente modificabile e aggiornata. Tuttavia, la presenza di strisce a terra coerenti con il segnale rafforza la chiarezza del divieto: ad esempio, un cartello di divieto di sosta accompagnato da una linea gialla continua sul margine della carreggiata rende evidente che lungo quel tratto non è consentito lasciare il veicolo in sosta.

Può accadere che la segnaletica orizzontale non sia perfettamente aggiornata: ad esempio, strisce blu di parcheggio a pagamento non ancora cancellate in un tratto dove è stato installato un nuovo divieto di sosta. In questi casi, il conducente potrebbe essere tratto in inganno dalla presenza degli stalli. La giurisprudenza e la dottrina hanno più volte affrontato il tema, sottolineando che la segnaletica deve essere complessivamente chiara e non contraddittoria. La Rivista Giuridica dell’ACI ha dedicato approfondimenti specifici alle irregolarità della segnaletica orizzontale in presenza di divieti di sosta, evidenziando come le incongruenze possano incidere sulla legittimità delle sanzioni.

Dal punto di vista pratico, se il segnale verticale vieta la sosta ma a terra sono presenti stalli che sembrano autorizzarla, è prudente attenersi alla prescrizione più restrittiva, cioè al divieto, soprattutto se il cartello è recente e ben visibile. Se, al contrario, la segnaletica orizzontale indica chiaramente un divieto (ad esempio una linea gialla continua o zig-zag) ma il segnale verticale manca o è distante, è comunque rischioso sostare confidando solo sull’assenza del cartello. In caso di contestazione, la valutazione terrà conto dell’insieme della segnaletica e della possibilità concreta per l’utente di comprendere il divieto.

Cosa succede se il segnale è poco visibile o mal posizionato

Quando il segnale di divieto di sosta è poco visibile, coperto da vegetazione, ruotato rispetto al senso di marcia o collocato in posizione anomala, sorge il dubbio sulla validità del divieto e delle eventuali sanzioni. Il Codice della strada, all’art. 38 e 39, richiede che la segnaletica sia installata e mantenuta in modo da essere chiaramente percepibile dagli utenti. La Direttiva ministeriale sulla corretta installazione e manutenzione della segnaletica, disponibile sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ribadisce l’obbligo degli enti proprietari delle strade di garantire visibilità e leggibilità dei segnali nel tempo.

Se un conducente riceve una multa per divieto di sosta in un punto dove il segnale era di fatto non percepibile (ad esempio completamente nascosto da rami o posizionato dietro un altro manufatto), può valutare di contestare la sanzione, documentando con fotografie lo stato dei luoghi. La giurisprudenza tende a considerare illegittime le sanzioni basate su segnaletica non conforme o non visibile, ma ogni caso è valutato singolarmente. Per approfondire il quadro normativo generale sul divieto di sosta e sulle altre ipotesi di sosta vietata, può essere utile consultare anche l’analisi su dove è vietato fermarsi e sostare con l’auto secondo il Codice della strada, così da avere un riferimento complessivo delle situazioni di divieto.

Un altro profilo critico riguarda i segnali collocati troppo in alto, troppo in basso o troppo arretrati rispetto al margine della carreggiata, tali da non rientrare nel normale campo visivo del conducente. Anche in questi casi, la normativa tecnica e le direttive ministeriali indicano criteri di posizionamento proprio per evitare che il segnale sfugga all’attenzione di chi guida. Se, percorrendo una strada, si nota un cartello di divieto di sosta in condizioni dubbie (ad esempio inclinato verso l’interno di una proprietà privata o parzialmente ruotato), è prudente considerare comunque la possibilità che il divieto sia ritenuto valido, scegliendo un’area di sosta alternativa. In caso di sanzione, la documentazione puntuale dello stato del segnale sarà decisiva per far valere le proprie ragioni davanti all’autorità competente.