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Dove sono ancora i veri buchi neri di colonnine per auto elettriche in Italia nel 2026?

Analisi dei buchi neri nelle infrastrutture di ricarica per auto elettriche in Italia e dei segnali di recupero nelle diverse aree del Paese

Colonnine auto elettriche 2026: dove l’Italia è coperta e dove mancano ancora punti di ricarica
diRedazione

Molti automobilisti scoprono il problema solo quando è troppo tardi: batteria quasi scarica, navigatore che segnala una colonnina vicina, ma il punto di ricarica è occupato, guasto o semplicemente non esiste. Capire dove si trovano ancora i veri “buchi neri” di infrastrutture in Italia nel 2026 aiuta a scegliere percorsi, orari e persino il tipo di auto, evitando di trasformare un viaggio in un’odissea alla ricerca di una presa libera.

Come è cresciuta la rete di ricarica pubblica tra Nord, Centro e Sud

La crescita della rete di ricarica pubblica in Italia negli ultimi anni è stata significativa, ma non omogenea. Le analisi basate sui dati Motus‑E riportate da ACI mostrano come la diffusione dei punti di ricarica sia trainata soprattutto dalle regioni del Nord e dalle grandi aree urbane, dove la concentrazione di colonnine è molto più alta rispetto al resto del Paese. Secondo quanto riportato da ACI – L’Automobile sui dati Motus‑E, la rete è cresciuta in modo robusto, ma con un evidente squilibrio geografico che nel 2026 continua a produrre zone ancora poco servite.

Un ulteriore aggiornamento pubblicato da ACI evidenzia come, al 2025, siano stati superati i settantamila punti di ricarica a uso pubblico, con una forte concentrazione in Lombardia, Lazio, Piemonte, Veneto ed Emilia‑Romagna. Questo significa che il Nord e alcune grandi regioni del Centro assorbono gran parte degli investimenti, mentre altre aree restano più rarefatte. Il dato, riportato da L’Automobile ACI sui punti di ricarica attivi, suggerisce che i “buchi neri” non coincidono solo con il Sud, ma anche con zone interne e rurali lontane dai grandi assi di traffico.

Un elemento chiave per capire dove la rete potrà densificarsi entro il 2026 è il ruolo dei programmi legati al PNRR. La Commissione europea, attraverso l’Osservatorio europeo sulla mobilità urbana, segnala che l’Italia prevede l’installazione di un importante numero di nuove stazioni di ricarica entro il 2026 su strade urbane e interurbane, proprio per colmare i gap infrastrutturali rispetto agli obiettivi europei. Questo orientamento, descritto nel portale della Commissione dedicato alla mobilità urbana, indica che molti vuoti attuali potrebbero ridursi, ma non scomparire del tutto, soprattutto dove la domanda di veicoli elettrici è ancora bassa.

Perché alcune regioni sono piene di colonnine e altre restano indietro

La prima ragione per cui alcune regioni risultano “piene” di colonnine è la concentrazione della domanda: dove circolano più auto elettriche, gli operatori privati hanno maggiori incentivi a installare infrastrutture. Le grandi città e le aree metropolitane, spesso già servite da ZTL, parcheggi dedicati e politiche locali di mobilità sostenibile, attirano investimenti e sperimentazioni. In queste zone, la presenza di hub di ricarica ad alta potenza e di reti capillari nei parcheggi commerciali riduce il rischio di rimanere senza energia, mentre nelle aree periferiche la ricarica pubblica resta più sporadica e frammentata.

Un secondo fattore è la pianificazione infrastrutturale. Il Piano Operativo SINFI 2020‑2026, approvato con decreto ministeriale e illustrato dal MIMIT, aggiorna il catasto nazionale delle infrastrutture del sottosuolo e del soprasuolo, consentendo di mappare meglio dove passano reti elettriche, cavidotti e spazi disponibili. Questo strumento, descritto nel decreto sul Piano Operativo SINFI, aiuta a pianificare la localizzazione delle colonnine, ma richiede che regioni e comuni lo utilizzino attivamente. Dove la capacità amministrativa è più debole o i processi autorizzativi sono lenti, i progetti di ricarica pubblica tendono a rallentare.

Un terzo elemento è la scelta delle politiche di incentivo. L’aggiornamento delle Aree Urbane Funzionali ISTAT ha portato a un ampliamento dei comuni ammessi ai bonus per l’acquisto di auto elettriche, ma con una concentrazione nelle aree urbane dove la domanda è più alta. Come evidenziato da ACI – L’Automobile sul bonus auto elettriche, molti territori rurali restano esclusi da queste misure, pur avendo una dotazione di colonnine più scarsa. Il risultato è un circolo vizioso: meno incentivi, meno auto elettriche, meno interesse degli operatori a investire in infrastrutture.

Cosa significa guidare un’auto elettrica oggi nel Mezzogiorno

Guidare un’auto elettrica nel Mezzogiorno nel 2026 significa convivere con una geografia della ricarica a macchia di leopardo. Le città principali e alcuni corridoi autostradali sono ormai dotati di una rete di colonnine relativamente affidabile, ma basta allontanarsi verso aree interne, zone montane o piccoli centri costieri per incontrare i veri “buchi neri”. In questi contesti, il margine di errore è minimo: se si parte con la batteria non completamente carica o si trova una colonnina fuori servizio, il rischio di dover modificare drasticamente il percorso diventa concreto.

Un aspetto spesso sottovalutato è la qualità del servizio, non solo la presenza fisica della colonnina. Il MIMIT ha istituito una Commissione di Allerta rapida per monitorare le dinamiche tariffarie e avviare un progetto pilota di sorveglianza dei prezzi e del servizio alle colonnine, segnalando l’attenzione del governo anche alle differenze territoriali. Come riportato nella comunicazione ufficiale sulla Commissione di Allerta rapida sulle colonnine, l’obiettivo è evitare che alcune aree, spesso meno concorrenziali, subiscano tariffe più elevate o servizi meno affidabili, aggravando il divario rispetto alle regioni più servite.

Per chi vive in un piccolo comune del Sud, la strategia più realistica è spesso quella di combinare ricarica domestica o condominiale con poche colonnine pubbliche di riferimento. Se, ad esempio, l’unico punto di ricarica rapido si trova nel capoluogo di provincia, allora ogni spostamento più lungo richiede di passare da lì, anche a costo di allungare il tragitto. Questo condiziona le abitudini quotidiane: orari di lavoro, spesa, visite ai familiari vengono pianificati tenendo conto delle soste di ricarica, trasformando la mobilità elettrica in un esercizio di organizzazione più che di spontaneità.

Turismo e lunghi viaggi: come pianificare le soste nelle aree meno servite

Per chi affronta lunghi viaggi in auto elettrica verso regioni meno servite, la pianificazione delle soste diventa un elemento centrale dell’esperienza di viaggio. Non basta più impostare la destinazione sul navigatore: occorre verificare in anticipo dove si trovano le colonnine affidabili, quali sono le alternative in caso di guasto e quanto margine di autonomia mantenere come “cuscinetto” di sicurezza. Un errore tipico è confidare solo nelle colonnine in autostrada e scoprire, una volta usciti verso località turistiche più isolate, che la rete di ricarica locale è molto più rada del previsto.

Le politiche europee e nazionali puntano a colmare questi vuoti, soprattutto lungo le principali direttrici di traffico. Secondo quanto riportato dall’Osservatorio europeo sulla mobilità urbana, i decreti legati al PNRR prevedono l’installazione di nuove stazioni di ricarica entro il 2026 su strade urbane e interurbane, proprio per rendere più agevoli i lunghi spostamenti elettrici. Tuttavia, fino a quando questi interventi non saranno pienamente operativi, chi programma una vacanza in aree interne o in piccoli borghi farebbe bene a considerare alcune verifiche pratiche prima di partire.

Tra i controlli più utili rientrano: verificare se la struttura ricettiva offre ricarica per gli ospiti, controllare la presenza di colonnine nei comuni limitrofi e simulare sul navigatore almeno due percorsi alternativi con punti di ricarica diversi. Se, ad esempio, la meta è un’area costiera con poche infrastrutture, allora può essere prudente prevedere una sosta di ricarica completa in una città più grande lungo il tragitto, anche se questo comporta una deviazione. Questo approccio riduce il rischio di dipendere da un’unica colonnina potenzialmente occupata o non funzionante.

Quali segnali guardare per capire se la tua zona sta recuperando il ritardo

Per capire se la propria zona sta recuperando il ritardo sulle colonnine, il primo segnale da osservare è la comparsa di nuovi cantieri o annunci di installazione in parcheggi pubblici, centri commerciali e aree di servizio. Spesso i comuni comunicano questi interventi attraverso delibere, piani di mobilità o accordi con operatori privati. Un altro indicatore è la diffusione di punti di ricarica privata supportati da incentivi nazionali: il Bonus colonnine domestiche del MIMIT, ad esempio, finanzia l’acquisto e l’installazione di infrastrutture di ricarica private, contribuendo a colmare la carenza di punti pubblici in molte zone residenziali, come illustrato nella pagina dedicata al Bonus colonnine domestiche.

Un ulteriore segnale è la riapertura periodica degli sportelli di incentivo, che indica una volontà politica di sostenere la diffusione di punti di ricarica anche dove l’offerta pubblica è limitata. Il MIMIT ha, ad esempio, riattivato i contributi per gli utenti domestici per installazioni effettuate in anni precedenti, confermando l’attenzione verso la ricarica privata come complemento a quella pubblica. Se nella propria zona si nota un aumento di colonnine condominiali, wallbox nei garage e punti di ricarica nei parcheggi aziendali, allora è probabile che il “buco nero” infrastrutturale stia iniziando a restringersi, anche se la mappa delle colonnine pubbliche non è ancora densa come nelle grandi città.

Un modo pratico per valutare l’evoluzione locale è confrontare, a distanza di alcuni mesi, il numero di punti di ricarica disponibili sulle principali app o mappe dedicate. Se, ad esempio, in un raggio di pochi chilometri si passa da uno o due punti isolati a una piccola rete di colonnine in supermercati, palestre e parcheggi pubblici, allora la zona sta entrando in una fase di maturazione. In questo scenario, chi sta valutando l’acquisto di un’auto elettrica può considerare di anticipare la scelta, sapendo che la combinazione tra ricarica domestica e nuove infrastrutture pubbliche ridurrà progressivamente il rischio di restare “a secco” nei propri spostamenti quotidiani.