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Il re della Prius è morto: addio a Hiroshi Okuda

Chi era Hiroshi Okuda e il suo ruolo in Toyota

Spazio di lavoro neutro con un portachiavi non marchiato.
Immagine generata con l’ausilio di AI

La morte di Hiroshi Okuda, avvenuta l’8 agosto 2026 a 93 anni per cause naturali, chiude il capitolo di uno dei manager che hanno cambiato la storia dell’auto. Toyota Motor Corporation ha confermato il decesso del suo ex presidente e chairman, l’uomo che spinse il gruppo giapponese verso i mercati esteri e che legò il proprio nome alla nascita della Prius e dell’ibrido di grande serie.

Nel momento in cui molti costruttori stanno rincorrendo l’elettrico puro, la figura di Okuda ricorda come Toyota abbia scelto la via dell’ibrido con largo anticipo. Tra la seconda metà degli anni Novanta e i primi Duemila, sotto la sua guida, la casa giapponese consolidò la presenza globale e mise su strada la Prius, il modello che trasformò l’ibrido da esperimento tecnico in prodotto di massa e aprì una nuova fase per l’intero mercato.

Chi era Hiroshi Okuda e il suo ruolo in Toyota

Hiroshi Okuda, nato il 29 dicembre 1932, è stato presidente e poi chairman di Toyota Motor Corporation tra la fine degli anni Novanta e la metà dei Duemila, dopo una carriera interna durata circa 45 anni. Viene ricordato come un raro outsider ai vertici di un gruppo storicamente guidato dalla famiglia fondatrice e come il dirigente che ha guidato la trasformazione di Toyota in costruttore realmente globale, con una forte espansione fuori dal Giappone.

Durante il suo mandato Toyota consolidò la scalata ai vertici tra i grandi costruttori di massa, spingendo su modelli chiave come Prius e RAV4 e aumentando la produzione all’estero. Okuda fu anche presidente della Japan Business Federation, la potente Keidanren, ruolo che ne conferma il peso oltre l’azienda. Il funerale, secondo le informazioni diffuse dalla casa, si è svolto in forma privata, con cerimonia riservata ai soli familiari più stretti, in linea con la discrezione che ha sempre circondato la sua figura.

Il suo modo di guidare Toyota viene descritto come pragmatico e disposto al rischio calcolato, raro nel panorama dei top manager giapponesi dell’epoca. Proprio questa attitudine lo portò a sostenere progetti considerati audaci, come lo sviluppo su larga scala di un sistema ibrido benzina-elettrico, in un momento in cui l’industria puntava ancora soprattutto sui motori a combustione tradizionali e guardava con cautela alle soluzioni alternative.

La nascita della Prius e la svolta ibrida del marchio

Il nome di Okuda è legato soprattutto alla Toyota Prius, introdotta nel 1997 con un motore ibrido benzina-elettrico. Diverse ricostruzioni concordano nel riconoscerlo come il dirigente che spinse il progetto e ne difese la messa in produzione, trasformando una tecnologia sperimentale in un modello di serie. Sotto la sua presidenza furono poste le basi tecniche dei sistemi ibridi Toyota e della trasmissione e-CVT, elementi che ancora oggi caratterizzano l’offerta del marchio.

La Prius divenne rapidamente il laboratorio su ruote per l’ibrido Toyota e aprì la strada ad altri modelli, fino ad arrivare agli attuali SUV e crossover full hybrid. L’approccio graduale alla transizione, con anni di esperienza sui sistemi ibridi, è anche uno dei motivi per cui oggi la casa giapponese viene percepita come prudente verso la corsa all’elettrico puro, tema raccontato anche nei riflessi strategici su perché anche Toyota teme la corsa alle auto elettriche.

La stessa impostazione ibrida ha influenzato modelli successivi come C-HR, che nelle generazioni più recenti continua a basarsi su powertrain full hybrid derivati da quell’esperienza, tanto che le novità della Toyota C-HR 2027 nascono da una lunga evoluzione tecnica iniziata proprio ai tempi di Okuda. Il legame tra quelle scelte e la posizione attuale di Toyota sul mercato resta uno degli aspetti più evidenti della sua eredità industriale.

L’eredità industriale di Okuda per Toyota e il mercato

L’eredità più visibile di Hiroshi Okuda è l’ibrido come pilastro industriale di Toyota e come alternativa concreta ai motori tradizionali ben prima che le normative spingessero in quella direzione. I sistemi sviluppati in quegli anni sono stati poi declinati su berline, monovolume e SUV, fino a diventare una sorta di marchio di fabbrica per il costruttore giapponese, che ha potuto accumulare un grande vantaggio di esperienza rispetto a molti concorrenti.

Accanto alla parte tecnica, la spinta all’internazionalizzazione ha contribuito alla crescita di Toyota nei principali mercati mondiali, con effetti che ancora oggi si riflettono su vendite, produzione e politiche di richiamo. Nei casi di richiamo di massa, informazioni operative vengono gestite anche attraverso canali dedicati come il numero verde per i richiami Toyota, segno di un’organizzazione globale che deve molto alla stagione aperta da Okuda.

Nel panorama attuale, in cui molte case si interrogano sull’equilibrio tra elettrico puro, ibrido e motori tradizionali, il percorso impostato da Okuda viene spesso citato come esempio di transizione costruita nel lungo periodo. Modelli come la Prius e il RAV4 ibrido restano la rappresentazione concreta di questa strategia e spiegano perché, a distanza di decenni, il suo nome continui a essere associato alla svolta ibrida di Toyota e alla sua ascesa tra i costruttori globali.

Articolo realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale