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Italia ha 84.564 colonnine: perché la maggior parte è lenta

I nuovi dati Motus-E: quanti sono e dove sono gli 84.564 punti di ricarica

Dettaglio di un connettore di ricarica di un veicolo elettrico in una stazione moderna.
Immagine generata con l’ausilio di AI

In Italia i punti di ricarica pubblici per auto elettriche sono arrivati a 84.564 unità a luglio 2026, ma il dato da solo racconta solo metà della storia. Dietro questo numero ci sono differenze enormi tra ricarica lenta e veloce, tra città e autostrade, tra chi vive in condominio e chi ha il box privato. Per l’automobilista conta capire quanto di questa infrastruttura è davvero utilizzabile nella vita di tutti i giorni.

Nel monitoraggio aggiornato di Motus-E la rete cresce e copre ormai più della metà delle aree di servizio autostradali, con 1.516 punti sulle principali direttrici. Restano però tariffe medie in salita, fino a 0,74 euro al chilowattora sulle colonnine in corrente continua e ad alta potenza, e una forte concentrazione degli impianti nei centri urbani più grandi. I numeri dicono quindi che l’Italia non è più “senza colonnine”, ma il percorso verso una ricarica davvero capillare e conveniente è ancora in corso.

I nuovi dati Motus-E: distribuzione e potenza

Il monitoraggio di luglio 2026 attribuisce all’Italia 84.564 punti di ricarica pubblici, ma oltre due terzi rientrano nella fascia sotto i 50 kilowatt, con 60.359 unità dedicate soprattutto alla sosta lunga. La fascia intermedia tra 50 e 149 kilowatt conta 17.432 punti, mentre i sistemi ad alta potenza oltre 150 kilowatt si fermano a 6.773. Questa ripartizione incide direttamente sui tempi di rifornimento di chi usa l’auto elettrica per lavoro o per lunghi viaggi.

Sulle autostrade si registra la presenza di 1.516 punti di ricarica distribuiti su circa il 54 per cento delle aree di servizio, un balzo netto rispetto a pochi anni fa ma ancora lontano da una copertura uniforme. I dati delle stazioni in autostrada vanno letti insieme alla crescita europea, raccontata analizzando la rete di ricarica in Europa e l’aumento delle auto elettriche, perché il Regolamento (UE) 2023/1804 sugli infrastrutture per combustibili alternativi fissa obiettivi minimi lungo i corridoi principali.

La fotografia dei punti disponibili si può incrociare con la mappa ufficiale della Piattaforma Unica Nazionale, che il Ministero dell’Ambiente ha reso il riferimento istituzionale per visualizzare tutte le infrastrutture pubbliche. Secondo quanto riportato da InsideEVs sulla Piattaforma Unica Nazionale dei punti di ricarica, la base dati consente di verificare lo stato delle colonnine e la loro distribuzione effettiva sul territorio.

Crescita della rete e domanda di auto elettriche

Il ritmo di crescita degli 84.564 punti va valutato rispetto alle immatricolazioni di auto elettriche pure e ibride plug-in, che in Italia restano ancora una quota minoritaria del parco circolante rispetto ai motori a benzina, diesel e gas. Il rapporto tra veicoli ricaricabili e colonnine è quindi più favorevole che in passato, segnale che l’infrastruttura ha corso più delle vendite e oggi rappresenta meno spesso un ostacolo all’acquisto nei grandi centri urbani.

La vera frizione arriva dai costi medi di utilizzo: le tariffe registrate a luglio 2026 si attestano intorno a 0,63 euro al chilowattora in corrente alternata e 0,74 euro al chilowattora sia in corrente continua sia in alta potenza, con offerte più convenienti in alcuni casi fino a 0,25 euro al chilowattora. In diverse simulazioni, questo livello di prezzo annulla parte del vantaggio rispetto ai carburanti tradizionali, soprattutto se si confronta con la diffusione delle auto a gas che restano molto competitive sul fronte dei costi chilometrici.

Per chi usa l’auto soprattutto in città il quadro cambia se si considerano gli abbonamenti e le tariffe flat dedicate alla ricarica lenta, spesso decisivi per capire se conviene l’auto elettrica in città nel 2026. In scenari urbani con buona disponibilità di punti sotto i 50 kilowatt, l’elettrico può ancora risultare conveniente, mentre per chi percorre molti chilometri in autostrada e si affida alle colonnine ad alta potenza il bilancio economico è più delicato.

Cosa manca: buchi neri e qualità della rete

Nonostante gli 84.564 punti installati, restano ampie aree del Paese con densità di colonnine molto bassa e poca presenza di ricarica veloce, soprattutto nei territori interni e in alcune zone del Sud. Analisi dedicate ai buchi neri di colonnine per auto elettriche nel 2026 mostrano come il divario tra città metropolitane e province periferiche sia ancora marcato, con percorsi dove programmare una ricarica rapida rimane complesso.

Oltre alla quantità, pesa la qualità dell’infrastruttura: indisponibilità temporanee, potenze effettive inferiori a quelle dichiarate e congestione in alcune stazioni limitano l’utilizzabilità reale della rete. La presenza del Regolamento (UE) 2023/1804 per l’infrastruttura dei combustibili alternativi punta proprio a standardizzare servizi e requisiti minimi lungo la rete transeuropea, ma sulle tratte nazionali secondarie la situazione resta più eterogenea. In questo contesto, anche il costo di ricarica, approfondito nell’analisi su quanto costa ricaricare un’auto elettrica in Italia, diventa un fattore decisivo tanto quanto la presenza fisica della colonnina.

Articolo realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale