Le colpe dei politici: un Codice della strada che viene perforato. Il caso alcol mezzo grammo
Dice l’articolo 186 del Codice della strada: “Guida sotto l’influenza dell’alcol. 1. È vietato guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcoliche. 2. Chiunque guida in stato di ebbrezza è punito, ove il fatto non costituisca più grave reato, con l’ammenda da euro 500 a euro 2.000, qualora sia stato accertato un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro (g/l). All’accertamento del reato consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi”.
Il problema è che, come tre quarti di Codice della strada, anche quest’articolo è scritto coi piedi. Risultato, è soggetto a tremila interpretazioni. Quella più recente è clamorosa. A Como, un avvocato ha evitato che il suo cliente venisse multato, nonostante l’automobilista fosse stato fermato con un tasso alcolemico di 0,59 grammi per litro. Contro una soglia di 0,5 grammi. E qui sta il punto. Secondo il legale, la soglia dalla quale scatta la multa è di 0,6. Non esistono vie di mezzo: tutto quello che va da 0,51 a 0,59 non fa testo.
Il giudice ha accolto la tesi dell’avvocato. Niente multa al guidatore. Di certo, non abbiamo nel mirino il legale, che ha fatto il suo mestiere, e bene. Né il giudice, che ascolta e sentenzia. Il guaio sono i politici: sono loro i responsabili d’un Codice della strada così osceno. Grazie al quale i Comuni martellano con gli apparecchi elettronici e le strisce blu; e chi alza il gomito la fa franca.
E la riforma del Codice della strada? Si sta spegnendo lentamente, come un malato terminale, in Parlamento.