Colonnine PNRR: cosa dicono le nuove linee guida GSE per i beneficiari
A chi si applicano le linee guida GSE per le colonnine PNRR
In sintesi
- Le linee guida GSE valgono per beneficiari PNRR: enti locali, società in house e operatori privati selezionati.
- I beneficiari devono registrare e aggiornare target e milestone su ReGiS: colonnine previste, installate, attive, collegate e date.
- La rendicontazione richiede fatture, prove di pagamento, contratti e SAL coerenti per ottenere rimborso dei costi ammissibili.
- La richiesta del saldo è possibile solo dopo completamento lavori, messa in esercizio e aggiornamento dei target su ReGiS.
- Sottovalutare scadenze o non allineare progetto e realizzazione può bloccare rimborsi o far perdere il contributo.
Chi ha preso fondi PNRR per installare colonnine e wallbox ora ha un nuovo “manuale d’uso”: le linee guida operative del GSE. Dentro ci sono regole chiare su monitoraggio, comunicazioni tramite ReGiS, rendicontazione delle spese e tempi per chiedere il saldo. Ignorarle significa rischiare di bloccare i rimborsi o, nel peggiore dei casi, perdere il contributo.
A chi si applicano le linee guida GSE per le colonnine PNRR
Le linee guida del GSE si applicano a tutti i soggetti che hanno ottenuto o stanno ottenendo contributi PNRR per la realizzazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici. Non parliamo quindi del privato che mette la wallbox nel box di casa, ma di amministrazioni e operatori coinvolti in progetti cofinanziati: bandi pubblici, reti di ricarica su strade urbane ed extraurbane, hub in parcheggi, stazioni di rifornimento e simili.
Dentro questo perimetro rientrano, in generale, tre grandi famiglie di beneficiari. Da un lato gli enti locali (comuni, unioni, province, città metropolitane) che hanno partecipato a bandi dedicati alle colonnine pubbliche. Poi ci sono le società partecipate o in house che realizzano e gestiscono le infrastrutture per conto dell’ente. Infine gli operatori privati selezionati tramite gara o convenzione per installare punti di ricarica finanziati, totalmente o in parte, con risorse PNRR.
Il punto chiave è semplice: se nel tuo progetto di colonnine o wallbox compare la parola “PNRR” tra le fonti di finanziamento e il GSE è indicato come soggetto attuatore o gestore dei flussi, le linee guida ti riguardano. Anche se la realizzazione viene affidata in appalto a terzi, la responsabilità finale verso GSE e ReGiS resta in capo al beneficiario formale del contributo, che deve organizzare il flusso di dati e documenti con i propri fornitori.
Monitoraggio, target e obblighi di comunicazione verso ReGiS
Cuore delle linee guida è il capitolo monitoraggio. Il PNRR non finanzia “a scatola chiusa”: ogni progetto di colonnine ha obiettivi precisi, i famosi target e milestone, che devono essere registrati e aggiornati sulla piattaforma ReGiS. Significa comunicare non solo quante colonnine sono previste, ma quante sono effettivamente installate, attive, collegate alla rete e funzionanti, con date e stato di avanzamento lavori allineati alla programmazione.
Per non perdersi, è utile strutturare internamente un piccolo “cruscotto PNRR”. In pratica bisogna raccogliere, con cadenza regolare, almeno questi elementi principali:
- numero di punti di ricarica previsti e numero effettivamente attivati;
- localizzazione puntuale (indirizzi, coordinate, codice identificativo punto di ricarica);
- potenza erogata per singolo punto e tipologia (AC, DC, fast, ultrafast);
- stato dei lavori (progettazione, lavori in corso, collaudo, esercizio);
- date chiave: avvio lavori, fine lavori, messa in esercizio.
Questi dati non servono solo a “fare statistica”: in logica PNRR sono la prova che l’obiettivo di potenziamento della rete di ricarica sta venendo centrato, nei tempi definiti. Se, per esempio, un comune prevede 20 colonnine entro una certa data ma ne attiva 10 con mesi di ritardo e non aggiorna ReGiS, rischia di non dimostrare il rispetto del target, anche se poi le installazioni vengono completate. Le linee guida insistono quindi sulla puntualità di caricamento e sull’allineamento tra stato reale dei cantieri e stato comunicato.
Come funziona la rendicontazione dei costi e la richiesta del saldo
La parte più delicata, dal punto di vista economico, è la rendicontazione. Il PNRR rimborsa costi ammissibili, non tutto ciò che ruota attorno al progetto. Ogni spesa va collegata a una voce di budget approvata, documentata con fatture complete, prove di pagamento, contratti e SAL coerenti. Se mancano pezzi o ci sono incongruenze tra documenti tecnici e contabili, il rischio è che il GSE tagli il contributo su quelle voci.
Per impostare bene il lavoro, conviene distinguere tre momenti: raccolta documenti, verifica interna, caricamento verso il GSE (direttamente o tramite i sistemi integrati con ReGiS). Un flusso tipo potrebbe essere questo:
- acquisire da fornitori e appaltatori tutte le fatture relative a fornitura colonnine, opere civili, connessioni, progettazione, collaudi;
- associare ogni fattura alla specifica colonnina o lotto di intervento, con riferimenti chiari nel gestionale o in un registro dedicato;
- controllare che i pagamenti risultino effettuati e tracciabili (bonifici, quietanze, estratti conto);
- verificare che date di fatture e SAL siano compatibili con il cronoprogramma del progetto PNRR;
- preparare il dossier di richiesta saldo con riepilogo costi ammessi e correlazione puntuale con il progetto approvato.
La richiesta del saldo normalmente può essere inoltrata solo dopo il completamento delle attività previste, la messa in esercizio delle infrastrutture e l’aggiornamento dei target su ReGiS. È qui che la parte tecnica (impianto che funziona, collaudo superato, connessione attiva) deve dialogare con quella amministrativo-contabile. Se, per esempio, hai tutte le colonnine accese ma manca il certificato di regolare esecuzione o una fattura del fornitore principale resta non pagata, il saldo può essere sospeso o ridotto.
Errori da evitare per non perdere i contributi su colonnine e wallbox
Gli errori più pericolosi non sono quelli “tecnici” in cantiere, ma quelli burocratici. Il primo è sottovalutare le scadenze. Se la linea guida indica un termine per aggiornare ReGiS, chiudere una milestone, trasmettere la rendicontazione o chiedere il saldo, va preso sul serio. Un caricamento tardivo, anche di pochi giorni, può complicare la vita al progetto, soprattutto se coincide con scadenze PNRR a livello nazionale o europeo che il GSE deve dimostrare di aver rispettato.
Un secondo errore tipico è non allineare quello che viene deciso “a tavolino” (nei progetti, nelle delibere, nei contratti) con quello che effettivamente si realizza sul territorio. Se cambi il numero di colonnine, la loro potenza, le location o la configurazione (ad esempio trasformi punti pubblici in aree a uso misto con parcheggi riservati), senza aggiornare formalmente il progetto e le comunicazioni al GSE, ti ritrovi a fine corsa con spese non coerenti con l’intervento approvato. In caso di controlli, alcune quote di contributo potrebbero essere considerate non ammissibili.
Da evitare anche un terzo errore, molto pratico: lasciare tutta la gestione PNRR in mano a un unico ufficio o a un singolo referente, senza coinvolgere chi segue contratti, contabilità e manutenzione delle colonnine. Se, ad esempio, l’ufficio tecnico registra una colonnina attiva in una certa via, ma l’ufficio gare ha cambiato il fornitore in corso d’opera e la colonnina reale è diversa, con numero di serie e potenza modificati, la rendicontazione rischia di non quadrare. Creare un piccolo gruppo di lavoro interno dedicato al progetto PNRR sulle colonnine è spesso la mossa più semplice per ridurre questi cortocircuiti.