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Ma perché il tuning dev’essere sempre associato agli imbecilli che fanno corse clandestine?!

Il tuning non è il diavolo
diEzio Notte

Via repubblica: “Blitz la notte scorsa della Polizia di Stato del parcheggio del centro commerciale Ikea nella zona dell’Anagnina, a Roma, dove si erano radunate numerose auto modificate. Gli agenti dell’ufficio prevenzione della questura di Roma e della polizia stradale hanno bloccato i giovani che si trovavano nella zona, controllando in tutto 196 veicoli e identificando 295 persone. In particolare gli agenti hanno accertato che 44 autovetture erano state modificate dai giovani, fenomeno questo che ha il nome di ‘tuning‘”.

C’è qualcosa di sbagliato nella notizia? No. Tuttavia, noi di Automobilista.it non capiamo perché il fenomeno del tuning vada sempre associato ai deficienti che si ammazzano durante le corse clandestine. Esiste infatti anche un tuning pulito, approvato dalla Motorizzazione dopo “visita e prova”. C’è in Italia, seppure in àmbiti strettissimi, un tuning sano, fatto di ragazzi (e meno giovani) che si riuniscono per fare ammirare le elaborazioni delle vetture: dal tuning musicale a quello estetico, fino a minime modifiche della macchina.

Il Codice della strada italiano, scritto coi piedi, non dà molto spazio al tuning; però chi vuole può tranquillamente rispettare la legge: basta l’ok della Motorizzazione. Poi ci sono tuning più intelligenti, vedi Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Stati Uniti. Paesi abbondantemente più evoluti del nostro: lo si vede anche dall’elasticità in materia di tuning.

In Germania c’è un ente, il Tüv, che controlla e verifica con scrupolo ogni tuning. E il tuner viene visto come una persona sana di mente con un simpatico passatempo. Da noi invece, siamo all’epoca della preistoria, un po’ come i nostri politici: il tuner è il cretino che fa le gare clandestine. Siamo come l’uomo-scimmia che ha paura del fuoco.